enrico letta sergio mattarella

IL LETTINO DEL QUIRINALE - ENRICHETTO SI LANCIA SUL MATTARELLA-BIS: ''IN QUESTA LEGISLATURA, E CON QUESTI GRUPPI PARLAMENTARI, NON C’È DUBBIO CHE, A PRESCINDERE DA TUTTI I NOMI CHE INIZIERANNO A CIRCOLARE, QUELLO DI MATTARELLA È L’UNICO CHE PUÒ RACCOGLIERE UNA MAGGIORANZA AMPIA, PIÙ AMPIA DI QUELLA CHE LO HA ELETTO LA PRIMA VOLTA. CERTO, SE INVECE SI VOTASSE PRIMA…'' - MA IL PRIMO A SOGNARE IL COLLE È PROPRIO L'EX PREMIER

 

Luca Telese per www.tpi.it

sergio mattarella

 

E se alla fine di arrivasse ad un clamoroso Bis? ll primo che da corpo all’ipotesi che da mesi gira sottotraccia nei Palazzi è Enrico Letta: “Vuoi – mi dice l’ex premier – un pronostico sul Quirinale? Vuoi il nome che nessuno osa pronunciare? Io te lo posso scrivere in un biglietto nero su bianco…”. Letta si ferma, sorride, ovviamente sa che ho già capito quale nome ha in mente, ma fa una pausa e poi aggiunge: “Scommetterei qualcosa che alla fine andranno in ginocchio da Sergio Mattarella e gli chiederanno di fare un secondo settennato”.

 

Chi? “Ma tutti, ovviamente. Forse persino la Lega”. Ovvio che nel 23 luglio in cui il presidente della Repubblica compie 79 anni, le parole di Letta suonino meglio di una torta di compleanno. E non tanto per l’inquilino del Colle, ma per gli italiani – di destra e di sinistra – che in queste ore lo possono festeggiare come uno dei presidenti più discreti e garantisti della storia repubblicana.

 

enrico letta

Letta non è tipo da sprecare parole, come è noto. E non è nemmeno un politico di quelli che ogni giorno costruiscono retroscena fantastici da distribuire ai giornalisti con il ciclostile. Se si espone, rivelando per primo quello che molti pensano, un motivo c’è. Mai come nelle prossime Quirinarie, infatti, il problema della rappresentanza politica impatta con quello della necessità di un accordo. Il settennato di Mattarella come è noto scade nel 2022, ma le grandi manovre iniziano molto prima, sono già in corso.

 

ENRICO LETTA SERGIO MATTARELLA FEDERICA GUIDI CON L ASSOCIAZIONE ITALIA ASEAN

A partire da adesso tutto conta, ogni dettaglio: in primo luogo l’accordo con l’Europa che allontana lo spettro di una crisi anticipata, l’unica vera incognita che avrebbe fatto saltare gli attuali equilibri. E allora ecco il ragionamento di Letta: “Con un altro Parlamento, ovviamente, tutti i giochi si azzererebbero, tutto si rimetterebbe in gioco – spiega l’ex premier – e ogni pronostico sarebbe impossibile. Ma in questa legislatura, e con questi gruppi parlamentari, non c’è dubbio che, a prescindere da tutti i nomi che inizieranno a circolare, quello di Mattarella è l’unico che può raccogliere una maggioranza ampia, più ampia di quella che lo ha eletto la prima volta”.

 

enrico letta

E i Cinque stelle? “Se un po’ ho imparato a capirli, in questi anni, potrebbero diventare proprio loro i primi sostenitori del bis”. Proviamo a spiegare il perché del ragionamento di Letta. Oltre alla consueta divisione tra destra e sinistra, infatti, il Parlamento del 2018 presenta due grandi anomalie rispetto alle previsioni e alle stime dei sondaggi di queste ore sul prossimo voto politico.

 

In questo Parlamento il M5s è di gran lunga il primo partito sia alla Camera che al Senato. In questo Parlamento il peso di Salvini è quasi la metà di quello attuale, il peso di Forza Italia è quasi il doppio, quello della Meloni è addirittura meno di un terzo, quello del Pd più o meno tre punti superiore a quello del partito renziano, uscito – come è noto – con le ossa rotte dalle urne. Questi numeri, dunque, dicono che la forbice di fluttuazione della maggioranza non è mai stata così alta e questo disvalore, paradossalmente, diventa un elemento stabilizzante.

 

Se il M5s fosse ancora al 33 per cento, per dire, spetterebbe tacitamente al partito di Rocco Crimi e a Luigi Di Maio l’onore di indicare un nuovo presidente. E se in virtù di questa scelta la maggioranza giallorossa si scomponesse sul Quirinale (anche se dal punto di vista costituzionale non esiste nessuna relazione) è evidente che ci sarebbe un contraccolpo politico immediato sul governo. D’altra parte non può ripetersi quello che è accaduto sul Napolitano-bis, con un asse privilegiato Forza Italia-Pd che decide la nomination, sia perché sono cambiate le leadership e un Nazareno è oggi lontano, sia perché anche se individuassero un nome comune i due partiti non avrebbero i numeri per imporre una candidatura che raccolga almeno metà dei voti nell’assemblea elettiva.

 

gianni letta sergio mattarella

Terza ipotesi. Esiste la possibilità di un presidente Gialloverde? In linea teorica, dal punto vista algebrico la risposta è ancora una volta si, dal punto di vista politico è assolutamente impossibile, dopo la rottura tra Salvini e Di Maio. Questo asse politico avrebbe dunque potenzialmente i numeri per affermarsi, ma non la coesione politica: anche in questo caso un minuto dopo imploderebbe il governo. E soprattutto: visto che il contrario è impossibile, ce lo vedete Salvini a votare un candidato a Cinque Stelle?

 

Altra domanda. Esiste oggi un altro Stefano Rodotà, ovvero un nome che potrebbe mettere insieme una maggioranza giallorossa su un nome gradito al M5s? Se esiste deve essere ben nascosto, perché è difficile individuarlo, non è tempo di Quirinarie, di innovazioni dirompenti del tipo Milena Gabanelli o Piercamillo Davigo. Le fluttuazioni impazzite della politica in questi anni hanno esaltato il bisogno di stabilità del Colle. Ancora più difficile – poi – è che si verifichi il contrario e cioè che un candidato del Pd possa raccogliere una maggioranza aggregando i voti dei pentastellati: Dario Franceschini è da anni il più Quirinabile tra i dirigenti del Nazareno, ma quale contropartita potrebbe portare il M5s a votarlo? Stesso discorso per un altro candidato potenzialmente perfetto come Walter Veltroni. Non è in cima ai desiderata del M5s.

 

enrico letta

Ecco dunque che in questo scenario Mattarella diventa un bene-rifugio che fa quadrare ben tre cerchi: si porta dietro per trascinamento la maggioranza che lo ha votato, ma oggi è diventato un riferimento per il M5s (che solo due anni fa lo contestava). Il Cursus honorum di Di Maio nelle istituzioni, prima nei panni di vicepremier, poi alla Farnesina, lo ha portato a stretto contatto istituzionale con il capo dello Stato. Allo stesso tempo Mattarella è centrista per vocazione e identità, ma è credibile come uomo di garanzia.

 

È popolare presso gli italiani (come dimostrano i sondaggi), è del tutto disinteressato per via dell’età, mai – in questi anni – ha creato strappi o ha cercato protagonismi, in questo è diventato l’interprete più fedele del ruolo arbitrale che i Costituenti immaginavano per l’inquilino del Colle. È anche relativamente “giovane” (per la carica), se si pensa che alla fine degli eventuali sette anni ?del nuovo mandato sarebbe ancora meno anziano di quando Pertini fini il suo primo settennato. E che – in quell’ipotetico 2029 – sarebbe anche più giovane del giorno in cui Giorgio Napolitano iniziò il suo secondo mandato.

 

Se l’anno prossimo, sulla torta delle 80 candeline, qualcuno inizierà a scrivere la parola bis, dunque, sarà un bel regalo. Non per lui, però, non per il possibile bispresidente. Ma per noi italiani.

 

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…