beppe sala di maio

LUIGINO FA SIM-SALA-BIM - DOPO AVER LASCIATO IL M5S, DI MAIO, COME DAGO-ANTICIPATO, GUARDA A BEPPE SALA PER UN RASSEMBLEMENT DI CENTRO RIFORMISTA E AMBIENTALISTA – CONTATTI ANCHE CON IL SINDACO DI VENEZIA BRUGNARO, IL DEMOCRISTO BRUNO TABACCI E DIALOGO APERTO ANCHE CON GIORGETTI E L’ALA GOVERNISTA DELLA LEGA SEMPRE PIÙ INSOFFERENTE ALLE PATURNIE DI SALVINI - L'ABIURA DELL'IDEA CHE AVEVA FATTO GRANDE IL M5S: “ORA POSSO DIRE CHE UNO NON VALE L'ALTRO”

Matteo Pucciarelli per la Repubblica

 

DI MAIO

Il giorno di San Luigi (Gonzaga), che è anche quello più lungo dell'anno, Luigi Di Maio sceglie di compiere l'azzardo forse più grande della sua carriera politica. Abbandona la casa madre, il partito liquido, così liquido da pescare un giovanissimo signor nessuno a digiuno di politica e portarlo nel giro di pochi anni al ministero degli Esteri, per rendere ufficiale la completa mutazione: da movimentista a stratega di palazzo che fonda un nuovo gruppo parlamentare. Per fare cosa, per andare dove? Intanto va detto che si arriva a questo epilogo non per caso.

 

Tutto viene deciso in una riunione riservata avvenuta mercoledì sera scorso, dopo il disastro alle amministrative del M5S e dopo l'annuncio di Giuseppe Conte di voler mettere la parola fine sulla diatriba infinita attorno al limite dei due mandati, quando aveva fatto intendere che non c'era aria di deroghe. Di Maio raduna i fedelissimi, gli stessi con i quali aveva anche gestito la partita del Quirinale utilizzando diplomazie parallele a quelle ufficiali del suo partito, e illustra la road map: «Entro due settimane usciamo dai 5 Stelle ».

DI MAIO CASTELLAMMARE

 

Invece la situazione precipita prima, la botta definitiva la dà due giorni fa Roberto Fico, altro compagno della primissima ora, quando utilizza parole durissime nei suoi confronti. Forse però a questo punto poco importa: la senatrice Simona Nocerino sorride, «io comunque male che vada un lavoro ce l'ho, torno in Unicredit». La collega Antonella Campagna fa lo stesso: «È una liberazione ».

 

Così il salto nel buio mette quasi di buonumore e, mentre Mario Draghi parla, il ministro ha una specie di sorriso sulle labbra che dissimula con fatica. Nella sala dell'albergo nel centro di Roma affittata al volo per la conferenza stampa a fine giornata l'aria è frizzante, non sembra una scissione ma un party, i parlamentari con il posto riservato davanti al palchetto si abbracciano tra loro. «Ma vi assicuro che la scelta è stata sofferta, si rompono amicizie e rapporti», dice Primo Di Nicola.

beppe sala

 

Quando arriva Di Maio si alzano tutti in piedi e lo applaudono per oltre un minuto. Parte la diretta social, nel video appaiono le facce dei presenti e nel giro di qualche secondo nelle chat del M5S vengono rimossi i transfughi intravisti e che erano in dubbio: le scissioni oggi si consumano anche così.

 

Comunque, il piano - assicurano i suoi - c'è: prima la creazione dei gruppi, comunicata dallo stesso Di Maio dopo il voto sulla risoluzione in aula prima a Maria Elisabetta Casellati e poi, guarda la vita, a Fico. Le due componenti di Senato (dove si tratta con Centro democratico, Maie e Italia al centro per avere un simbolo necessario alla formazione del gruppo) e Camera cercheranno di pescare a piene mani nel centro e non solo tra gli ormai ex 5 Stelle; e anche nelle regioni e nei consigli comunali dove c'è il M5S in queste ore si stanno registrando gli stessi addii, perché la scissione è verticale e va a cascata, la prima volta nella loro storia.

di maio mastella

 

E poi c'è il progetto politico vero e proprio da lanciare a settembre, ottobre. Beppe Sala e il finanziatore Gianfranco Librandi, Federico Pizzarotti, Bruno Tabacci, Luigi Brugnaro: gli interlocutori principali sono questi, ma un occhio speciale va a ciò che avviene nella Lega, all'amico Giancarlo Giorgetti e a tutto il gruppo di insofferenti alle paturnie di Matteo Salvini. «La prima forza politica in Parlamento ha messo in discussione il lavoro del governo per racimolare pochi punti di consenso », sono le parole di Di Maio.

 

LUIGI DI MAIO GIANCARLO GIORGETTI

Nel suo intervento per motivare la scissione cita David Sassoli, dice che «noi siamo dalla parte giusta della storia», tira in mezzo anche la pandemia, i no vax, i no Green pass: «Chi dà soluzioni semplici e problemi complessi non avrà la fiducia dei cittadini».

 

Il «percorso di maturità» del M5S si era ormai interrotto, per cui eccoci arrivati al bivio nel quale Di Maio e i suoi si sono ritrovati: «In questi giorni travagliati ho tenuto a mente di aver giurato sulla Costituzione della Repubblica, gli interessi del Paese vengono prima di quelli del tuo partito». Così Di Maio quasi si commuove quando ringrazia il suo ormai ex Movimento, ma «da oggi ci mettiamo in cammino assieme ad altri interlocutori che lavorano nei comuni». Il tutto si chiude l'abiura, una consapevolezza, un capovolgimento dell'idea che aveva fatto grande il M5S: «Ora posso dire che uno non vale l'altro».

LUIGI DI MAIO E GIANCARLO GIORGETTI AD ATREJU luigi di maio 1CALENDA DI MAIO 1

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...