sergio mattarella giuseppe conte mario draghi matteo salvini

MA QUALE DRAGHI-BIS, COME DAGO-RIVELATO, IL GOVERNO CONTINUA IL SUO VIAGGIO IN COMPAGNIA DI MARIOPIO. MA RESTA L’INCOGNITA CONTE - LA CHIAMATA CON IL PRESIDENTE DELL’UCRAINA ZELENSKY È LA PROVA CHE IL CAPO DELL’ESECUTIVO NON INTENDE ROMPERE GLI EQUILIBRI INTERNAZIONALI IN UN PERIODO DELICATO– “È QUALCOSA CHE VA OLTRE LE VOLONTÀ INDIVIDUALI” - MATTARELLA IERI LO HA RICEVUTO E LO HA NUOVAMENTE ESORTATO AD ANDARE AVANTI FINO ALLE ELEZIONI – I VETI INCROCIATI, GLI ULTIMATUM E I PALETTI: CONTE, SAPENDO CHE SALVINI E BERLUSCONI NON ACCETTANO DI SEDERE PIÙ IN MAGGIORANZA CON LUI, MEDITA DI VOTARE TATTICAMENTE LA FIDUCIA. A QUEL PUNTO COSA FARA’ IL CENTRODESTRA?

DAGOREPORT

 

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/ma-quale-draghi-bis-governo-continua-suo-viaggio-compagnia-317902.htm

 

 

Francesco Verderami per corriere.it

 

mattarella draghi

La sequenza di incontri con i leader della maggioranza può essere considerata un indizio sulle intenzioni di Draghi di trovare un modo per ritirare le sue dimissioni. Ma è la telefonata con Zelensky a costituire la prova che il premier vuole evitare soprattutto di rompere gli equilibri internazionali, di cui per la sua parte è garante con gli alleati occidentali. Sono, per dirla con un autorevole esponente del Copasir, «gli impegni geo-politici assunti con i partner» che lo hanno portato ieri a lavorare per una soluzione della crisi: «È qualcosa che va oltre le volontà individuali».

 

GIUSEPPE CONTE

Così, se per un verso la politica nazionale cerca di imporre le sue regole al capo del governo, le questioni internazionali — con la crisi ucraina e le tensioni con Russia e Cina — appaiono vincolarlo al suo ruolo. E Draghi il suo ruolo sembrerebbe volerlo onorare, anche perché avrebbe un «rammarico personale» qualora dovesse lasciare il governo, «vista la piega positiva che sta prendendo la guerra». Perciò — se ci saranno le condizioni — si propone di guidare il Paese «fino alle elezioni di marzo» con un programma basato «su una serie di priorità» che illustrerà stamane all’interno di un discorso «molto netto» e che la coalizione dovrebbe accettare per completare l’ultimo tratto della legislatura. È in fondo quel che gli chiede Mattarella, che ieri lo ha ricevuto e lo ha nuovamente esortato ad andare avanti.

 

sergio mattarella mario draghi

Il punto è che il premier vede com’è ridotta la sua maggioranza, che in questi giorni di «riflessione» invece di compattarsi si è ulteriormente sfilacciata. Ed è evidente che gli interessi contrapposti dei partiti in vista delle elezioni confliggono con il disegno del presidente del Consiglio. Già solo sul metodo da adottare in vista del passaggio alle Camere non c’è convergenza. Draghi infatti intende arrivare stamattina a Palazzo Madama con un quadro politico già chiaro, che gli consenta poi di formalizzare la sua decisione. Il segretario del Pd invece, ancora ieri sera, sottolineava che le conclusioni «si trarranno dopo il dibattito». Come a voler lasciare aperta una porta a Conte.

 

Ecco perché Letta ha chiesto di essere ricevuto da Draghi, siccome il leader dem considera M5S un alleato indispensabile per poter competere con il centrodestra alle elezioni. Già l’incontro, che persino esponenti del Pd giudicano «un errore di grammatica politica», ha scatenato la reazione del centrodestra di governo. Ma ha anche irritato e non poco gli scissionisti grillini e il ministro Di Maio. Provocando un effetto domino. Conte, sapendo che Salvini e Berlusconi non accettano di sedere più in maggioranza con lui, medita a questo punto di votare tatticamente la fiducia.

 

VILLA GRANDE SALVINI BERLUSCONI RIUNIONE CENTRODESTRA

È in questo ginepraio che deve muoversi il premier, tra i sospetti di Salvini e Berlusconi che temono un «processo di politicizzazione di Draghi», una sorta di «mutazione montiana» che lo porterebbe addirittura a scendere in campo alle elezioni. Ed è per questo che ieri sera la delegazione del centrodestra di governo si è presentata a Palazzo Chigi con una serie di richieste da far impallidire il documento di 9 punti di Conte .

 

Il presidente del Consiglio ha fatto sapere di non accettare «condizioni e ultimatum» da nessun partito e che intende muoversi seguendo una rotta che dovrà essere condivisa dagli alleati. Ieri sera non aveva ancora deciso se presentarsi dimissionario alle Camere, imponendo alla maggioranza di chiedergli di tornare sui suoi passi, o se attendere l’esito del dibattito per trarne dopo le conseguenze.

 

sergio mattarella e mario draghi

Certo la giornata non ha avuto risvolti positivi, e i tanti buoni motivi per restare sono stati contrastati dai tanti problemi che si sono accumulati. Perché dopo le questioni sollevate dal centrosinistra, ieri si sono aggiunte quelle poste dal centrodestra. Nella bilancia delle scelte, le difficoltà politiche si contrappongono alle sollecitazioni dei corpi intermedi che in questi giorni lo hanno invitato a restare. E Draghi sa che — se dovesse rimanere — la strada verso la fine della legislatura sarebbe comunque lastricata di nuove difficoltà. Non sarebbe un percorso facile, specie quando si affronterà la Finanziaria. Perché lo scostamento di bilancio non lo hanno chiesto solo Conte e Salvini. Il primo a proporlo fu il Pd.

 

Tuttavia c’è un motivo se il premier si predispone a lavorare per una soluzione positiva della crisi: è la telefonata con Zelensky, che si somma ad altre telefonate non rese note. Sono «gli impegni geo-politici assunti con i partner» dell’Occidente.

sergio mattarella e mario draghi mattarella e mario draghi al quirinale VILLA GRANDE SALVINI BERLUSCONISALVINI MELONI BERLUSCONImattarella e mario draghi al quirinaleberlusconi incontra alleati di centrodestra a villa grande - salvini ronzullisergio mattarella mario draghi festa della repubblica 2021

Ultimi Dagoreport

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI, AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?