mario draghi giorgia meloni

MARIO E LA DRAGHETTA - NELL’INCONTRO PER IL PASSAGGIO DI CONSEGNE, DRAGHI HA CONSEGNATO A GIORGIA MELONI UNA CARTELLINA SUI DOSSIER PIÙ IMPORTANTI: TRA QUESTI, I DECRETI LEGISLATIVI DA VARARE SULLA CONCORRENZA E IL REPORT SUL PROCESSO DI ATTUAZIONE DEL PNRR, CON IL MONITORAGGIO SULLO STATO DI AVANZAMENTO DEI LAVORI - UNA TRANSIZIONE ORDINATA CHE E’ UNA NOVITÀ NEL PASSAGGIO TRA UN GOVERNO E L'ALTRO - L'ORA E VENTI DI COLLOQUIO TRA I DUE STRIDE CON I CINQUE MINUTI CHE GIUSEPPE CONTE, ALLA FINE DEL SUO GOVERNO, DEDICO’ A MARIOPIO…

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

 

GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI

La prima volta si diedero del lei. Fu nei giorni delle consultazioni per il governo Draghi, quando Meloni si presentò davanti al premier incaricato per dirgli che «noi faremo l'opposizione. Ma sappia che gli avversari li avrà in casa».

 

L'ex banchiere fu colpito da tanta schiettezza e dal «consiglio non richiesto» che ricevette: «Se posso, non stia a mediare. Perché appena lei concederà qualcosa, quelli ne pretenderanno altre». Nacque così un dialogo che ieri ha vissuto il suo momento istituzionale nel passaggio di consegne a Palazzo Chigi, dove l'uomo di Francoforte e la ragazza della Garbatella si sono dati del tu.

GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI

 

Un incontro avvenuto in un'atmosfera di cordialità: da una parte c'era chi si prepara a «viaggiare per un po' di tempo», dall'altra chi cela dietro il sorriso l'«angoscia della responsabilità». Certo, Meloni è parsa a Draghi piena di aspettative e assai motivata: «È sveglia lei», ha detto ai suoi collaboratori al termine del colloquio. Durante il quale il presidente del Consiglio uscente ha raccontato i dettagli dell'ultimo vertice europeo, lì dove l'Italia ha ottenuto «risultati inaspettati» sul tema strategico dell'energia.

 

GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI

E ora che sono state date «indicazioni stringenti» alla Commissione, toccherà al nuovo governo incalzare Bruxelles e martellare i partner per chiudere l'intesa. Per raggiungere l'obiettivo su un dossier che è molto tecnico, Meloni aveva già concordato con Draghi di inserire l'ormai ex ministro Cingolani come advisor nel suo gabinetto. E dato che in Europa il principale sostenitore del price cap è il presidente francese, è certo che i due hanno parlato di Macron, in vista del colloquio informale avvenuto in serata a Roma tra la premier italiana e l'inquilino dell'Eliseo.

 

D'altronde l'ex capo della Bce riteneva «naturale» mettere Meloni nelle «condizioni di partire bene». L'ha fatto da civil servant, nell'interesse nazionale, consegnando anche una cartellina sui dossier più importanti: tra questi, i decreti legislativi da varare sulla concorrenza e il report sul processo di attuazione del Pnrr, con il monitoraggio sullo stato di avanzamento dei lavori. Inoltre ha informato la premier che il presidente del Consiglio di Stato Frattini invierà oggi la riscrittura del codice degli appalti, in anticipo rispetto ai tempi previsti.

MARIO DRAGHI E GIORGIA MELONI

 

Questa transizione ordinata rappresenta una novità nei meccanismi di relazione tra un governo e l'altro. E l'ora e venti di colloquio tra Draghi e Meloni rivela un rapporto che va oltre le formalità, per quanto l'ex governatore abbia fatto mostra di restare stupito dalla cosa. In realtà sa che non è così. Quando succedette a Conte, il colloquio durò appena cinque minuti: non ci furono battute, sorrisi e rinfresco. E tantomeno l'incontro venne suggellato con una foto, com' è accaduto stavolta.

 

Ci sono ragioni politiche alla base di questo evento: il segno di una inevitabile continuità tra un governo tecnico e un governo nato dalla volontà popolare, che sarà chiamato a implementare il lavoro di chi l'ha preceduto, garantendo gli impegni del Paese sia sul fronte nazionale sia su quello internazionale. È una missione di cui la premier appena insediata ha contezza, pur rivendicando il profilo diverso del suo esecutivo.

GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI

 

Ma alla base del rapporto tra Draghi e Meloni ci sono anche ragioni di reciproca stima personale. Nonostante incarnino mondi diametralmente opposti, l'intesa si è saldata nel corso di venti mesi per nulla ordinari. Il salto di qualità avvenne il 24 febbraio, quando - racconta uno dei maggiori consiglieri del premier uscente - «da capo di partito Meloni diventò leader politico», sostenendo il governo sul conflitto ucraino: «Ci aiutò, mentre nella maggioranza affioravano dappertutto i malpancisti». Fu allora che Draghi commentò: «È leale, lei».

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…