matteo salvini mario draghi

MATTEO SALVINI PARLA DI DRAGHI AFFINCHÉ MELONI INTENDA – NEL LIBRO “CONTROVENTO”, IL “CAPITONE” SVELA ALCUNI SAPIDI RETROSCENA SU “MARIOPIO”, EVIDENZIANDO LA SCARSA ATTITUDINE AL COMPROMESSO DEL GESUITA, ALL’ORIGINE DELLA MANCATA ELEZIONE AL COLLE: “AL DI LÀ DELLA CORTESIA DEI PRIMI APPROCCI, SCELSE DI NON CONDIVIDERE CON I PARTITI NEMMENO LA SCELTA DEI MINISTRI. NELL’ESECUTIVO DEI MIGLIORI FIGURAVANO NOMI SCONCERTANTI COME LAMORGESE, SPERANZA E L’IRRIDUCIBILE DI MAIO” – IL “NULLA” FATTO SULLA PACE FISCALE E L’AUTOCANDIDATURA AL COLLE: “RICORDO UN ULTIMO INCONTRO CON DRAGHI IN CUI SONDAVA LA DISPONIBILITÀ DELLA LEGA E DEL CENTRODESTRA. ALLA MIA DOMANDA DIRETTA: ‘IN CASO DI SUA ELEZIONE CHE NE SARÀ DEL GOVERNO?’, LA RISPOSTA FU…”

Anticipazione da “Controvento” (ed. Piemme), di Matteo Salvini

 

MATTEO SALVINI CONTROVENTO

Dalla scelta dei ministri ai mancati interventi sul fisco, fino alla decisiva partita del Quirinale con una domanda rimasta senza risposta: Matteo Salvini svela molti retroscena dei suoi rapporti con Mario Draghi nel suo libro “Controvento” (272 pagine, casa editrice Piemme) che sarà presentato in anteprima a Milano il 25 aprile e sarà nelle librerie dal 30 aprile. A seguire, alcuni stralci.

 

Il Colle affidò l’incarico di formare un nuovo governo di emergenza nazionale a Mario Draghi. Un nome di prestigio internazionale che circolava da tempo. Nel centrodestra, Draghi godeva di ottima considerazione.

 

(…) Telefonai a Mario Draghi quando il governo era tutto da costruire, e ci mettemmo d’accordo per vederci riservatamente. Il premier in pectore mostrò massima disponibilità a collaborare, pur consapevole della drammaticità del momento e della difficoltà generata da una maggioranza eterogenea. Non potevamo immaginare l’evoluzione della crisi Covid con tutte le laceranti conseguenze, a partire dal dibattito sulle libertà personali, sull’equilibrio tra diritto alla salute e del lavoro, su green pass e vaccini.

 

DRAGHI SALVINI

Al di là della cortesia dei primi approcci, il premier Draghi scelse di non condividere con i segretari dei partiti nemmeno la scelta dei ministri. Ricordo che ero a casa, quando mi squillò il telefono. Palazzo Chigi. Da lì a dieci minuti, i nomi degli aspiranti ministri sarebbero stati consegnati al Colle. Ripeto: dieci minuti. Draghi mi comunicò di aver individuato in Giancarlo Giorgetti, Massimo Garavaglia ed Erika Stefani i leghisti meritevoli di ottenere dei dicasteri. Nomi autorevoli che godono della mia totale stima e fiducia, ma il metodo era evidentemente sbagliato. Peraltro, era opinione diffusa in tutti i partiti.

 

sergio mattarella mario draghi

Non fu l’unico scivolone, perché nell’esecutivo che doveva essere dei migliori figuravano alcuni nomi francamente sconcertanti come la disastrosa Luciana Lamorgese

confermata al Viminale, per non parlare di Roberto Speranza alla Salute, fino all’irriducibile Di Maio agli Esteri, non esattamente una partenza brillante.

 

Dalla manovra alle nomine, espressi sempre al presidente del Consiglio la massima determinazione a semplificargli la vita. Senza mai avanzare pretese su poltrone o incarichi. Alla vigilia della prima manovra economica, organizziamo una riunione informale della Lega con il ministro Giorgetti.

 

luciana lamorgese luigi di maio 2

Chiamai Draghi per confrontarmi su alcune misure e spiegare che la bozza del governo sulla rottamazione delle cartelle esattoriali era assolutamente insufficiente per raggiungere gli obiettivi che ci eravamo ripromessi. Era e rimane nostra intenzione garantire ai cittadini che hanno correttamente fatto la dichiarazione dei redditi, ma che non sono riusciti a onorare il proprio debito con il fisco, di ripartire pagando solo una parte del dovuto.

 

Chiamatelo saldo e stralcio, rottamazione o pace fiscale: l’importante è il risultato.

Non è un premio ai furbi o ai delinquenti, ma un percorso ragionevole per restituire dignità e lavoro a chi si è trovato di fronte a difficoltà inaspettate. Purtroppo, nonostante le rassicurazioni del premier, quel governo non fece assolutamente nulla di utile in questa direzione.

 

(…)

GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI

 

All’inizio del 2022 si giocò la delicata partita del successore di Sergio Mattarella. Nella conferenza stampa di fine anno, il presidente del Consiglio aveva fatto intendere di

ritenere sostanzialmente conclusa la sua missione al governo. Un’uscita che in molti avevano letto come l’ammissione di voler puntare al Colle. Per la prima volta nella

storia, il centrodestra partiva con numeri migliori rispetto al centrosinistra, ma non sufficienti a eleggere un proprio esponente senza il sostegno di almeno un pezzo dello schieramento rivale.

 

MATTEO SALVINI MARIO DRAGHI

(…)  ricordo un ultimo incontro con il presidente Draghi in cui sondava la disponibilità della Lega e del centrodestra in generale per un’eventuale sua ascesa al Colle. Alla mia domanda diretta: «In caso di sua elezione che ne sarà del governo?», la risposta non arrivò. O meglio, ci fu un «ne parleremo dopo…».

meloni contro i tecnici vignetta by rolli per il giornalone la stampaSALVINI DRAGHIMATTEO SALVINI CONTROVENTOMATTEO SALVINI BRINDA ALLA FINE DEL GOVERNO DRAGHI CON UNA COCA COLA INSIEME A DURIGON MARIO DRAGHI - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI GIORGIA MELONI - MARIO DRAGHI - VIGNETTA BY ALTANMARIO DRAGHI GIORGIA MELONI - BY EDOARDO BARALDI matteo salvini ascolta draghi salvini draghimatteo salvini dopo il discorso di draghi

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