venezia mestre

LA MESTRE DI VENEZIA - NIENTE QUORUM PER IL REFERENDUM SULLA SEPARAZIONE: L'AFFLUENZA FERMA AL 21,7%, ANCHE SE IN CENTRO STORICO È STATA DOPPIA CHE SULLA TERRAFERMA. TRA CHI HA VOTATO, IL SÌ TRIONFA CON IL 65% E I SEPARATISTI GRIDANO AI BROGLI: LA SEZIONE DI PERIFERIA CHE RICEVE SOLO METÀ DELLE SCHEDE, IL SEGGIO IRRAGGIUNGIBILE PER UN GUASTO ALL’ASCENSORE, ADDIRITTURA MINACCE AI DIPENDENTI COMUNALI - BRUGNARO: ''CITTÀ È UNITA E UNICA'' - GLI UNIONISTI: ''BASTA SPRECARE SOLDI''

 

 

  1. REFERENDUM VENEZIA-MESTRE: BRUGNARO, CITTÀ UNITA E UNICA

 (ANSA) - "Rispettiamo tutti ma la volontà di Venezia è molto chiara. Città Unita e Unica". Lo dice in un tweet il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro dopo il flop del referendum per la separazione di Venezia da Mestre. "Adesso voltiamo pagina, insieme, senza polemiche - prosegue - Bisogna continuare a lavorare a testa bassa. Ci è stata data una importante dimostrazione di fiducia, io per primo devo esserne degno".

 

 

  1. REFERENDUM VENEZIA MESTRE: NIENTE QUORUM, MA VINCONO I SÌ

Francesco Bottazzo per il ''Corriere del Veneto''

ponte della liberta' che unisce venezia e mestre

 

Il Sì ha stravinto, ma non era nemmeno in discussione visto l’affluenza (fermatasi al 21,73%) che in centro storico è stata doppia rispetto alla terraferma: 32,6% contro 16,3 (nelle isole il 27,9), ma in numero assoluto i voti si sono praticamente eguagliati (22.382 nella Venezia insulare, 21993 a Mestre). Ci sono voluti cinque referendum per far vincere l’idea della separazione raggiungendo il 65%, ma ha votato solo un cittadino su cinque. E l’astensione questa volta è stata l’espressione dell’unione.

 

A vedere la mappa predisposta dal sito internet del Comune, Venezia è diventata tutta verde con una marea di «Sì», mentre la terraferma continua a dire «No» alla divisione, come ha sempre fatto fin dal primo referendum del 1979 (i separatisti hanno vinto, di un pelo, solo nella Municipalità di Mestre-Carpenedo). Qualche numero nel dettaglio: in centro storico i No sono stati poco più di 2.500, 900 nelle isole, gli altri 19mila hanno tutti votato per una Venezia autonoma.

 

venezia dall'alto 1

La Municipalità più unionista è Marghera dove i contrari alla divisione sono stati oltre il 65 per cento. Affluenza maggiore a Venezia (31,5%), quella minore a Marghera dove si è recato alle urne poco più di un elettore su dieci (12,9%). Nel 2003 erano stati espressi 32.000 voti per il Sì alla separazione. Nel 2019 sono 29.300 per il sì. Quindi meno gente vuole la divisione.

 

 

  1.  REFERENDUM VENEZIA MESTRE, I SEPARATISTI ACCUSANO: «BROGLI». LA REPLICA: «BASTA SPRECHI»

Giacomo Costa per il ''Corriere del Veneto''

 

 

Alle 23 piazza Ferretto è ancora illuminata dal Natale, neanche la pioggia smorza le luci sospese a mezz’aria. Eppure c’è un angolo - neanche tanto defilato - dove l’oscurità sembra cucita a tappezzeria: nella sede dei comitati autonomisti, proprio all’incrocio tra la Torre, via Manin e il resto della piazza, il buio è calato anche prima della chiusura dei seggi, già con un paio d’ore d’anticipo i più ferrati in matematica avevano intuito la difficoltà di coprire le percentuali mancanti nei dati sull’affluenza pubblicati alle 19.

venezia dall'alto 2

 

Il sito internet del Comune parlava allora di un risicato 18% degli aventi diritto, un numero che però diventava ben maggiore guardando proprio alla sola terraferma, dove non si raggiungeva il 15%; e tra Mestre, Marghera, Zelarino, Favaro, Campalto e Chirignago quando le percentuali devono essere trasformate in numeri assoluti si ottengono cifre ben superiori a quelle del centro storico e delle isole, dove invece l’affluenza superava il 20 per cento.

 

Le accuse

Nessuno, insomma, ha voluto aspettare i dati definitivi nella sede affittata proprio a questo scopo: quando alle 23 i contatori comunali hanno segnato una partecipazione al referendum pari al 21,8 per cento, di cui appena 21 mila in terraferma, nessuno teneva più le dita incrociate. Qualcuno, però, aveva pronte le giustificazioni: online già nel primo pomeriggio si leggevano accuse all’amministrazione, colpevole di aver fatto poca informazione riguardo alla consultazione, un peccato che per i sostenitori del sì andava diviso con la stampa locale; eppure articoli di giornale, confronti pubblici (spesso anche a senso unico a favore della separazione) e campagne online non sono certo mancati nell’ultimo mese.

 

venezia, il ponte della liberta' e mestre

I più machiavellici parlavano di «brogli» molto più subdoli: la sezione di periferia che avrebbe ricevuto solo metà delle schede, il seggio irraggiungibile a causa di un guasto all’ascensore, addirittura minacce e intimidazioni ai dipendenti comunali. «Questo referendum sarà ricordato per le sistematiche azioni di oscuramento contro chi si è attivato a favore del sì e per la dilagante produzione di fake news intimidatorie a sostegno del no - hanno attaccato i rappresentanti del comitato +Mestre +Venezia -. Se a Venezia l’affluenza è stata quasi doppia significa che esistono due sensibilità diverse verso l’urgenza e la gravità dei problemi da risolvere».

 

«Con la tagliola del quorum, non possiamo dire di avere perso poiché al voto ha prevalso il Sì soprattutto nella Venezia d’acqua né d’altra parte possiamo dire di avere vinto poiché l’affluenza è stata bassa e il quorum mancato - ha detto Maria Laura Faccini di «Mestre Mia» - . Il confronto, ammesso che tale possa definirsi viste le inconsistenti motivazioni dei fautori del no, si è svolto nella terra bruciata preparata dai propugnatori dell’astensionismo che detengono il controllo della macchina organizzativa elettorale e che si sono giovati della loro posizione privilegiata per diffondere notizie sensazionalistiche.

brugnaro

 

La percentuale così bassa di votanti della Terraferma non è comunque attribuibile solo all’invito all’astensionismo ma, a parte la carente informazione istituzionale, è sintomatica di un inaspettato disinteresse da parte dei cittadini: Mestre resta in balia della marea più che Venezia. Il dato oggettivo dell’affluenza rivela il distacco dei cittadini da proposte di cambiamento e la tendenza generalizzata ad accettare lo status quo, rinunciando forse inconsapevolmente alla responsabilità di scegliere e governare un diverso futuro per la propria città».

 

Gruppo 25 aprile

«Abbiamo perso sapendo di essere dalla parte del giusto, adesso lasciando stare ricorsi e tribunale, dobbiamo attuare un piano B. Cosa facciamo di queste migliaia di persone che hanno votato Sì a Venezia? Il Gruppo si prende una pausa di riflessione, perché ci sentiamo orfani di rappresentanza politica: il sindaco non ci rappresenta, il presidente della Municipalità nemmeno, anzi ha usato il suo ruolo come trampolino di lancio per essere candidato, ma noi non lo voteremo mai - dice Marco Gasparinetti del Gruppo 25 aprile -. Affluenza bassa? A Venezia i veri residenti sono 30 mila, tutti gli altri sono abitanti fantasma che però concorrono a creare il quorum».

 

Gli unionisti

Luigi Brugnaro

Anche tra le file degli unionisti, comunque, si punta il dito, ma contro chi ha preteso per la quinta volta una chiamata alle urne per una questione che - evidentemente - non convince altro che una sparuta minoranza dei cittadini. In via Verdi, nell’ufficio diventato sede del fronte unionista, alle 22.45 si tiravano forti sospiri di sollievo: «Speriamo sia le pietra tombale sulla questione». Gianfranco Gramola, portavoce di Una e unica, parlava di «uno spreco di risorse e di energie, che potevano essere spese in maniera migliore: negli anni, questi cinque referendum sono costati cinque milioni di euro, pagati da tutti i veneti. I problemi della città restano, bisogna affrontarli seriamente ora».

 

I politici

«Rimettere Venezia al centro dell’azione amministrativa, dando a Mestre una propria identità. L’esito del referendum lascia pochi spazi a commenti, da domani è necessario pensare a come sviluppare una politica per i prossimi 20 anni nel comune di Venezia. Il centro storico ha bisogno di essere tutelato e rimesso al centro dell’azione amministrativa. Mestre non deve fungere solo da dormitorio, ma va valorizzata dandole più vita e sicurezza con necessario rilancio del commercio», ha detto Andrea Tomaello, commissario della Lega a Venezia.

MESTRE.

 

«Sono dispiaciuto che il referendum non abbia raggiunto il quorum, una decisione presa dall’astensionismo non è mai una bella decisione», ha detto il deputato M5S Alvise Maniero, commentando il risultato del referendum sulla separazione di Venezia e Mestre. «Ero favorevole alla separazione, ma soprattutto speravo in un risultato superiore in termini di affluenza, fosse anche stato per il “no”.

 

Quando abbiamo la possibilità di farlo, noi cittadini dobbiamo sempre esprimerci e difendere le nostre idee con passione: la nostra voce è una forza per tutti, il nostro silenzio è indice di debolezza e deve sollevare una riflessione. Ad ogni modo questo risultato non ferma il nostro dovere, che resta quello di difendere Venezia, la sua unicità, e darle più tutela e più rappresentanza anche per le fragilità che, tristemente, abbiamo dovuto ricordare in questi giorni».

 

MESTRE

 

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”