matteo renzi alfonso bonafede giuseppe conte sergio mattarella

OBTORTO COLLE – GIUSEPPE CONTE HA CHIAMATO MATTARELLA PER CAPIRE CHE SUCCEDERÀ SE RENZI CONTINUA A FARE CASINO: SE SALTA TUTTO IL QUIRINALE SAREBBE PRONTO A DARE IL VIA LIBERA A UN GOVERNO D’EMERGENZA CHE PORTI IL PAESE AL VOTO. MA QUANDO? – A FINE MARZO C’È IL REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI, CI SONO DA RIDISEGNARE I COLLEGI ANDARE ALLE URNE PRIMA DELL’AUTUNNO È MOLTO DIFFICILE, MA…

1 – UN GOVERNO CHE PORTI AL VOTO LA LINEA DEL COLLE SE SALTA TUTTO

Marco Conti per “il Messaggero”

 

SERGIO MATTARELLA COME IL VIANDANTE SUL MARE DI NEBBIA DI CASPAR DAVID FRIEDRICH - BY LUGHINO/SPINOZA

Nel giorno in cui ricuce con il Celeste impero e scambia una serie di messaggi di amicizia (che valgono milioni di euro) con il presidente cinese Xi Jinping, si vede piombare sulla scrivania una mezza crisi di governo. Non che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non fosse a conoscenza delle contorsioni della maggioranza, ma essere tirato in ballo mentre non si comprende ancora bene dove vogliono parare le forze politiche che sorreggono il governo, è quantomeno prematuro.

 

XI JINPING SERGIO MATTARELLA BY OSHO

Eppure da diversi giorni più di un esponente della maggioranza, impegnato nel braccio di ferro in corso, distribuisce considerazioni sulle mosse del Quirinale qualora la situazione dovesse precipitare. Anche la continua ed esplicita evocazione delle urne assume i connotati di una clava che viene brandita con troppa facilità e forse anche poca cura.

 

MATTEO RENZI GIUSEPPE CONTE

LA SEDUTA

In attesa che maturino gli eventi, il Capo dello Stato segue a distanza le mosse dei partiti di maggioranza e di opposizione e, a dispetto delle voci che sono circolate ieri per molte ore, con il presidente del Consiglio ha solo un contatto telefonico dopo l' incontro avvenuto in mattinata in occasione dell' anno giudiziario della Corte dei Conti.

 

sergio mattarella giuseppe conte 9

«Consueta conversazione», sottolineano al Quirinale, anche se avviene mentre è in corso la prova di forza tra premier e leader di Italia Viva. Pur non cercando sponde, Conte spiega al Capo dello Stato che intende «andare a vedere le carte di Renzi». Più o meno l' annuncio di una sfida destinata a continuare e che il premier - così sostengono i bene informati - spera di risolvere dimostrando di avere anche al Senato i numeri senza l' apporto di Iv. Alchimie che scuotono poco Mattarella che anche ieri l' altro, in occasione della seduta straordinaria del Csm in ricordo di Vittorio Bachelet, ha invitato tutti ad avere «maggiore coraggio» nel confronto e nella ricerca della soluzione migliore.

GIUSEPPE CONTE ROCCO CASALINO

 

Un auspicio trapelato nella telefonata con Conte, anche perché la preoccupazione del Capo dello Stato per il crescente scontro interno alla maggioranza è legata alle difficoltà che tutte le forze politiche incontrerebbero a mettere in piedi un nuovo governo.

MATTEO SALVINI E MATTEO RENZI

 

Il complesso esito elettorale del 2018 ha infatti reso sin dal primo giorno molto arduo il lavoro del Quirinale. Ancor più in salita si è rivelato il confronto tra le forze politiche dopo la caduta del Conte1. Per immaginare nuove formule politiche con l' attuale composizione del Parlamento, e dar vita ad un nuovo esecutivo qualora dovesse cadere il Conte2, occorre molta fantasia. Soprattutto se si vuole dare al Paese non un governo fragile, ma un' alleanza politica seria e che abbia almeno i presupposti per arrivare alla fine della legislatura. Ipotesi sulla carta inesistenti. A meno che il centrodestra - tutto in parte - non si mostri disponibile ad una sorta di governo d' emergenza che ovviamente archivierebbe l' attuale premier.

SERGIO MATTARELLA LUIGI DI MAIO BY LUGHINO

 

Quanto Renzi conti sulla difficoltà che avrebbe Conte nel convincere Mattarella di poter andare avanti con Pd, M5S, Leu e un gruppetto di responsabili messo insieme a palazzo Madama, è difficile saperlo. Certo è che raccogliere responsabili tra le fila del centrodestra, mentre si consuma uno scontro sui temi della giustizia, può risultare più complicato.

orlando zingaretti

 

Ciò che un Paese democratico come il nostro non può escludere nemmeno per un solo giorno, è la possibilità di ritornare dagli elettori anche in una fase resa complicata dall' imminenza di un referendum confermativo su una riforma costituzionale votata dal Parlamento e da due differenti maggioranze.

 

Proprio perché l' ostacolo non può esistere, qualora il Parlamento dovesse sancire l' impossibilità di mettere insieme nuove maggioranze, al Quirinale da tempo si è cominciato a ragionare sul possibile sbocco che possa permettere di accorciare il più possibile i tempi dell' entrata a regime della riforma.

 

I COLLEGI

giuseppe conte alfonso bonafede

Nel Pd c' è chi ancora spera di poter convincere il M5S ad accettare la sospensione della prescrizione dopo il secondo grado di giudizio. Qualora l' intesa si dovesse trovare e la maggioranza dovesse andare sotto il 24 febbraio (quando alla Camera si voterà il ddl dell' azzurro Enrico Costa), o dovesse passare la mozione di sfiducia promessa da Iv al ministro Bonafede, le urne potrebbero farsi davvero vicine.

 

sergio mattarella xi jinping

Servirebbe costruire un governo elettorale di poche settimane - magari affidato all' attuale ministro dell' Interno Luciana Lamorgese - solo per mettere a punto i collegi elettorali che spalmerebbero gli eletti del Rosatellum sui nuovi numeri del Parlamento. Il tutto potrebbe risolversi in pochi mesi in modo da andare al voto a giugno o al massimo a settembre e permettere al nuovo esecutivo di affrontare la legge di Bilancio.

 

Scenari ipotetici di crisi che non coinvolgono il Quirinale anche se la rissosità interna alla maggioranza si sta rivelando fortemente improduttiva per il Paese. Una paralisi che preoccupa da tempo, e non poco, il Capo dello Stato.

 

2 – IL PREMIER CHIAMA IL COLLE IN CASO DI CRISI NIENTE URNE PRIMA DELL'AUTUNNO

Monica Guerzoni per il “Corriere della Sera”

 

giuseppe conte luigi di maio dario franceschini

Per giorni Giuseppe Conte ha pensato e sperato che Matteo Renzi stesse bluffando e la stessa convinzione nutrivano gli altri leader della maggioranza. Ma dopo lo «show» del senatore su Facebook, che lo ha accusato di dire «assurdità» e ha messo in discussione la sua capacità di guidare l' esecutivo, il presidente del Consiglio ha dovuto ricredersi. E ammettere che si è aperto un «problema politico» e che purtroppo sì, questa volta «la rottura è a un passo».

 

conte salvini

Quelle che precedono il Consiglio dei ministri sono ore gonfie di tensione. Dopo l' assalto del leader di Italia viva, che ha dato ordine ai suoi parlamentari di votare con le opposizioni, il tam tam del Parlamento dice che Conte stia per salire al Quirinale. Invece il presidente Mattarella e il giurista pugliese si sentono al telefono, condividono la preoccupazione per «la forte destabilizzazione del governo» e si lasciano con la constatazione che, se nella notte tutto dovesse precipitare, si rivedranno al mattino.

 

Nella cappella Paolina del Quirinale, a margine del concerto per la Cina, il tema della possibile crisi turba le note di Scarlatti, Chopin e Beethoven.Ci sono anche Di Maio e Franceschini e i politici si interrogano. Se Conte cade, Mattarella scioglierà le Camere?

 

ettore rosato (2)

Delrio e Orlando avvertono che «dopo Conte ci sono solo le urne», ma a fine marzo c' è il referendum sul taglio dei parlamentari e votare prima dell' autunno non sembra possibile. E così, nell' incertezza sulle prossime mosse, Conte ostenta una certezza: «Non mi farò logorare, non l' ho permesso a Salvini e non lo permetterò a Renzi». Il premier è esasperato e non esclude di chiedere un voto di fiducia in Parlamento. Lo sentono dire che non ne può più dei «giochini» di un alleato che attenta alla stabilità con «aut aut, ricatti e accuse ingiuste, senza mai assumersi la responsabilità di quello che dice». E se per il renzianissimo Ettore Rosato si è aperta «una crisetta», per il premier «non è più possibile andare avanti così».

renzi franceschini by osho

 

Sei mesi dopo il duello sanguinoso con il segretario della Lega, a Palazzo Chigi si respira un' aria gravida di incognite e sospetti, come in quei torridi giorni di agosto. Adesso nel ruolo dello sfidante c' è l' altro Matteo, leader di un partito che pesa un decimo del Carroccio. Ma Conte si è convinto che l' obiettivo sia lo stesso, oggi come allora: costringerlo alla resa, tirare giù il governo e cambiare schema di gioco. E così ieri, quando Renzi ha buttato la palla nel suo campo, il capo dell' esecutivo ha deciso: «Noi non cambiamo schema, porteremo la prescrizione sul tavolo del cdm».

 

giuseppe conte dario franceschini

Il premier non vuole cedere al ricatto di Iv e, messo con le spalle al muro, rifiuta di farsi portare dentro a una contrapposizione sul piano personale. Giocando di sponda con il Pd, prova a salvare il governo e Franceschini fa il pontiere. Il capo delegazione del Nazareno sente più volte Renzi e media e riunisce i ministri pd.

 

Conte non vuole cedere, ma nemmeno immolarsi sull' altare del renzismo. E dunque la soluzione che si fa strada è mettere il «lodo Conte bis», aborrito da Italia viva, dentro il disegno di legge sul processo penale: una scelta che allungherebbe i tempi diluendo lo scontro. «Ma si potrebbe anche agganciarlo come emendamento alla legge del forzista Enrico Costa», spiega un ministro. In questo caso la data da segnare in rosso è il 28 febbraio, quando il provvedimento approderà al Senato. A Palazzo Madama senza i renziani il governo non ha i numeri, tanto che la maggioranza cerca un drappello di «responsabili» disposti a puntellarla. «Senza un chiarimento vero non si riparte», ripetono i dem, certi che per Renzi la prescrizione sia un pretesto. «Cosa abbia in mente Matteo non lo sa nemmeno lui - azzarda un ministro del Pd -. Assicura che il governo non cade, ma in un clima incattivito tutto può succedere».

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