salvini gabrielli

LA PARANOIA DIFFUSA NEL CARROCCIO DOPO LE PAROLE DI FRANCO GABRIELLI AL COPASIR: “SE AVETE RAPPORTI CON CINA E RUSSIA NOI LO VENIAMO A SAPERE" - SI DIFFONDONO PETTEGOLEZZI SU DOSSIER COSTRUITI DAI SERVIZI SEGRETI PRONTI A INFANGARE PARLAMENTARI LEGHISTI E SUI QUOTIDIANI CHE ATTACCANO LA LEGA CHE RICEVONO "PIZZINI" DALL'AMBASCIATA UCRAINA - I LEGHISTI IN TILT: "NON SIAMO NÉ CARNE NÉ PESCE, SULLA RUSSIA CONTINUIAMO A BALBETTARE, A CONTRADDIRCI" 

Valerio Valentini per “il Foglio”

STRACHE SALVINI LE PEN

 

Roma. Più che annullato, rinviato. E non per volere di Matteo Salvini, per un sussulto di resipiscenza atlantica. A congelare il viaggio in Francia del leader della Lega, a quanto pare, è stata invece Marine Le Pen. La quale, col passaggio al secondo turno delle presidenziali acquisito, sta preparando un comizio con tutti i suoi alleati europei, attuali o futuribili, tra cui anche Viktor Orban. Ed è lì, in vista del ballottaggio, che forse anche Salvini varcherà le Alpi. Per un evento ad alto tasso di filoputinismo, evidentemente.

 

salvini con la maglietta di putin

E forse è anche per questo che, sia tra i deputati sia tra gli europarlamentari, lo spaesamento è totale. E anche la paranoia. E sì che a vederla con gli occhi di Giancarlo Giorgetti, la faccenda sarebbe abbastanza semplice, da capire: "Era scontato che la guerra avrebbe spinto Mario Draghi a rafforzare il profilo atlantista del governo". E infatti quando martedì mattina erano usciti da Palazzo San Macuto, i leghisti Paolo Arrigoni e Raffaele Volpi avevano recepito con chiarezza l'avviso ai naviganti lanciato dal premier durante la sua prima audizione davanti al Copasir.

 

MATTEO SALVINI CON MARINE LE PEN A PARIGI

Al che, quando un paio d'ore dopo hanno letto le dichiarazioni di Lorenzo Fontana che criticava l'espulsione dei trenta diplomatici russi, sono trasaliti.

 

Il tutto mentre, molti chilometri più a nord di Roma, gli europarlamentari del Carroccio riuniti in assemblea chiedevano lumi sulla linea da tenere: "Non siamo né carne né pesce, sulla Russia continuiamo a balbettare, a contraddirci". Lamentele che i capi delegazione, Marco Zanni e Marco Campomenosi, respingevano con l'aria di chi non sa, ma s' adegua: "Matteo non vuole rogne, qui a Bruxelles".

 

E però per capire che la vaghezza non valga a risolvere le tensioni interne, basta affacciarsi a Montecitorio. "I diplomatici espulsi?", sorride sotto i baffi Antonio Zennaro, leghista abruzzese che per due anni è stato al Copasir. "Non sempre i diplomatici sono solo diplomatici", sibila. "E di certo non lo erano quelli che il governo ha espulso", conferma a voce alta Matteo Bianchi.

 

SALVINI PUTIN

E del resto la giornata inizia con un Riccardo Molinari che davanti alle telecamere di La7 confuta in pieno le tesi di Fontana e Salvini ("Se la Farnesina li ha espulsi avrà avuto le sue buone ragioni") per poi respingere in modo netto le critiche di chi, tra i suoi colleghi, gli fa notare lo sgarbo al leader: "Se vado in tv, ci vado per dire come la penso", spiega il capogruppo alla sua truppa. Che nel frattempo si ritrova pure a interrogarsi sui messaggi in bottiglia che una veterana come Barbara Saltamartini, molto vicina al colonnello Nicola Molteni, lancia su Facebook.

 

"Quando viene meno la Comunità, quel sentire comune di appartenenza a un progetto (...) tutto crolla", scrive la deputata in un post che viene subito rilanciato nelle chat interne, prima che lei stessa decida di cancellarlo.

SALVINI LE PEN-2

 

Ma non è un liberi tutti. E' piuttosto il segnale di una paranoia diffusa nella truppa. Dove le parole del capo dell'intelligence di Palazzo Chigi, Franco Gabrielli, quel suo "se avete rapporti con Cina e Russia noi lo veniamo a sapere" scandito davanti ai membri del Copasir, risuonano con l'eco di una "mezza minaccia".

 

E appaiono i fantasmi, allora: si diffondono pettegolezzi su dossier costruiti dai servizi segreti pronti a infangare parlamentari leghisti, si accreditano tesi per cui i quotidiani che attaccano la Lega ricevono "pizzini" dall'Ambasciata ucraina.

 

"Il problema è essere chiari sulle premesse, e dire che Putin ha compiuto una follia", spiega Dario Galli, ex viceministro nel Conte I. "Dopodiché, ci sta il richiamo alla tutela dei nostri interessi economici. Ma senza quelle premesse si finisce col legittimare tutti i sospetti, pure quelli più assurdi". Ma chissà se sul palco della Le Pen, accanto ai leader che ammiccano al Cremlino e scommettono sulla disgregazione europea, basterebbe essere chiari nelle premesse.

SALVINI GABRIELLISALVINI GABRIELLIsalvini putin

Ultimi Dagoreport

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…