vittorio colao

QUANTO RESISTERÀ COLAO? - ATTORNO AL MANAGER, CONTE HA CREATO UNA SORTA DI COMITATO DI STUDI MONSTRE, DEL TUTTO PRIVO DI POTERI MA ACCURATAMENTE LOTTIZZATO, PER APPESANTIRE E RENDERE INEFFICACE L’OPERAZIONE. DOVEVANO ESSERE 8 NOMI, POI CONTE LI HA RADDOPPIATI PER ZAVORRARE COLAO, CHE SI È RITROVATO SUL GROPPONE PSICOLOGI E SOCIOLOGI, SINDACALISTI ED ECONOMISTI (ALCUNI DI INDUBBIA FAMA, ALTRI MENO) SENZA AVERE GRANDE VOCE IN CAPITOLO

VITTORIO COLAO

Laura Cesaretti per ''il Giornale''

 

Ha resistito per settimane. Ha fatto muro di gomma, rifugiandosi dietro l’emergenza sanitaria, il numero di morti, la priorità di tenere sotto chiave gli italiani. C’è chi racconta di vere e proprie sfuriate: «Il premier sono io e non mi faccio commissariare. Non ho nessun bisogno di super-manager per sapere cosa decidere per il Paese».

 

Poi Giuseppe Conte ha capito che alla pressione del Quirinale e a quei pezzi di maggioranza che reclamavano da tempo una cabina di regia per gestire la Fase due non poteva continuare ad opporre solo dinieghi, e ha provato ad aggirare l’ostacolo, per svuotare dall’interno una manovra che serviva, effettivamente, a far presidiare da competenze esterne un governo estremamente debole e confuso.

 

Mettendo sul mercato politico nomi che potrebbero tornare preziosi per un eventuale (e da molti auspicato) dopo-Conte. Così ha consentito al suggerimento insistente del Colle («La situazione è gravissima, devi farti aiutare, servono competenze indiscutibili»), ha fatto buon visto a cattivo gioco e si è occupato lui stesso di far filtrare il nome di Vittorio Colao, facendola passare per una sua scelta e non – come sostanzialmente è stata – per un’imposizione.

 

di maio conte

E attorno a Colao ha creato una sorta di comitato di studi monstre, del tutto privo di poteri ma accuratamente lottizzato, per appesantire e rendere inefficace l’operazione. Sedici nomi, alcuni scelti dal premier, altri da lui richiesti come indicazione ai partiti di maggioranza e ad altri soggetti sul cui appoggio Conte vuole poter puntare: per fare un esempio, l’illustre (e sconosciuto) Franco Ficareta, molisano che fa l’assistente di Diritto del lavoro a Bologna, è stato caldeggiato dal capo Cgil Stefano Landini, con l’avallo della ministra del Lavoro grillina Catalfo.

 

franceschini zingaretti

Altri nomi sono stati suggeriti da Zingaretti o Franceschini, da Di Maio e dalla Casaleggio, dallo stesso premier (che già li aveva infilati tra i suoi consiglieri, come Mariana Mazzuccato o Filomena Maggini). Colao si è così ritrovato sul groppone una pletora di psicologi e sociologi, sindacalisti e economisti (alcuni di indubbia fama, altri meno) senza avere grande voce in capitolo. Tant’è che sulla squadra già filtrano le sue perplessità. Così come le sue critiche alla farraginosità burocratica con cui il governo si è finora mosso: «In Albania hanno già la app e noi ancora andiamo avanti con decine di moduli diversi di autocertificazione».

 

mariana mazzucato

Giuseppe Conte non si intende granché di governo, ma di gestione del potere sì, eccome. E sembra essere riuscito, per ora, nell’intento di neutralizzare il secondo tentativo (dopo il «caso Draghi») di provare a togliere progressivamente la regia della peggiore crisi dal dopoguerra dalle mani sue e di Rocco Casalino. Ora però, racconta chi conosce Vittorio Colao, bisogna vedere se e quanto un manager di statura e riconoscimento internazionale come lui, abituato a comandare, sarà disponibile a farsi bruciare dalle nebbiose lotte di potere romane.

 

«Entro un mese – dice un dirigente dem assai critico con il governo – la task force dovrebbe indicare le possibili ricette per gestire quello che si prefigura come un cambiamento epocale di parametri. Non credo che Vittorio Colao sia disponibile a mettere in gioco la sua credibilità, se verificherà che non ci sono le condizioni per fare un lavoro serio, e tutto quel che gli si consente è di dirigere una sorta di gruppone variopinto di consiglieri del Principe».

 

 

2. TASK FORCE ANNACQUATA DA CONTE PER EVITARE CHE FOSSE UN GOVERNO OMBRA

Dall'articolo di Lorenzo Salvia per il ''Corriere della Sera''

 

Non è un mistero che la composizione originaria della task force dovesse essere più snella, otto componenti in tutto. E che, dicono nel Pd, sia stato proprio il premier Giuseppe Conte a volerla allargare per annacquarla un po', per evitare che si trasformasse in un vero e proprio governo ombra. Ma ci sono anche altre contraddizioni. Tra i temi affrontati dalla commissione c' è anche la ripartenza della pubblica amministrazione, quando il ministero competente ha già emanato le direttive per la sua fase 2, con gli appuntamenti da prendere in anticipo per evitare assembramenti.

 

Mentre manca un esperto di turismo, forse il settore più colpito in assoluto. Anche per questo a metà giornata, dalla commissione filtra una delle proposte allo studio, quella sullo scaglionamento degli orari di entrate e di uscita dal lavoro, che in realtà era già uscita due giorni fa. Insieme a quella per lo smart working obbligatorio nelle sedi al di sopra di un certo numero di dipendenti, sempre con l' obiettivo di alleggerire la congestione sui mezzi pubblici. Un segnale di vitalità. E una reazione all' assedio che c' è intorno.

 

 

conte casalino 1nunzia catalfo giuseppe conte

Ultimi Dagoreport

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! – L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTEREBBE ALLO STATO ITALIANO LA SOMMETTA DI 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE IL FIGLIO DELL'AMBASCIATORE, PATRICK FERTITTA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB DI LOTITO - L'EMISSARIO DI TRUMP, TEXANO CON ANTENATI SICILIANI, È TRA I BUSINESSMEN PIÙ RICCHI D'AMERICA: 11 MILIARDI DI PATRIMONIO, CONTROLLA UN COLOSSO DELLA RISTORAZIONE E CASINÒ, È PROPRIETARIO DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, ACQUISITI PER 2,2 MILIARDI....

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?