libro gabriele albertini

IL "CORRIERE" CALA LE BRAGHE PER IL SINDACO IN MUTANDE - IL LIBRO "RIVOGLIO LA MIA MILANO" RIPERCORRE LA CARRIERA DI GABRIELE ALBERTINI E LA MANCATA SFIDA A BEPPE SALA, E IL QUOTIDIANO DI VIA SOLFERINO LO RECENSISCE CON LODI SPERTICATE E TONI DA TIFOSI: "UNO DEI MIGLIORI SINDACI DELLA CITTÀ DEL DOPOGUERRA. QUELLO DEI GRATTACIELI E DEI DEPURATORI, DELLA BATTAGLIA CONTRO I VIGILI FANNULLONI E DEL PIANO PARCHEGGI, DEGLI STATI GENERALI E DELLA GIUNTA INTELLIGENTE. È UN PECCATO CHE NON SI SIA CANDIDATO NEL 2021, PERCHÉ IL MATCH CON SALA PROMETTEVA BENE"

Giangiacomo Schiavi per il “Corriere della Sera

 

giangiacomo schiavi

La prima volta che si presentò in mutande fu davanti al fotografo del Corriere, in occasione dell'intervista ufficiale sui cento giorni da sindaco. Gabriele Albertini, in costume adamitico sullo sfondo di un prato alpino, spiazzò la cronaca milanese abituata a vedere i sindaci in giacca e cravatta anche nel mese d'agosto, ma per rispetto istituzionale in via Solferino lo spogliarello venne confinato in un prudente riquadro, con un titolo che diventerà profetico: «Fuori dal Comune».

 

il libro di gabriele albertini

Che fosse fuori dal Comune si vedeva già dai segni premonitori, come l'esame calligrafico ai futuri assessori, la bocciatura dei raccomandati di partito e la capacità di essere all'opposizione della sua stessa maggioranza di centrodestra (scegliendo come riferimenti Indro Montanelli, il procuratore Borrelli e il cardinal Martini), ma la certezza arrivò quando Albertini rese leggendario un nuovo striptease alla sfilata di Valentino, dove indossò i mutandoni di cachemire e qualcuno azzardò: passerà alla storia per essere stato il primo sindaco in mutande.

 

Le scelte

Niente di più sbagliato. Anche se il paragone con Forrest Gump lo perseguita da sempre, Gabriele Albertini alla storia c'è passato per essere stato uno dei migliori sindaci di Milano del Dopoguerra: il sindaco dei grattacieli e dei depuratori, della battaglia contro i vigili fannulloni e del piano parcheggi, degli Stati Generali e della giunta intelligente, della nuova Scala e del teatro Arcimboldi, della lotta ai vandalismi e del patto sulla sicurezza.

 

gabriele albertini smutandato 1

Se fosse andata in porto la ricandidatura per il Centrodestra proposta da Matteo Salvini per l'autunno 2021, chissà che cosa si sarebbe inventato, ma una cosa è certa: sarebbe entrato in Comune in doppiopetto.

 

gabriele albertini

Non per l'età e lo slippino fuori corso, ma perché aveva deciso di cambiare, con l'abito, anche la città che aveva governato 25 anni prima. «Rivoglio la mia Milano» era il titolo del suo programma. Che oggi è diventato un libro cucito su misura sartoriale da Sergio Rotondo con questo sottotitolo: «Il sindaco rimette i pantaloni» (De Ferrari editore).

 

Le tappe

gabriele albertini smutandato 2

È andata come è andata: Albertini è divisivo, fumino e incontrollabile. Quindi niet, anche dagli ex estimatori. Restano le mutande e la gloria postuma, con il rimpianto di Vittorio Feltri e il sondaggio commentato da Renato Mannheimer, che documenta le chance di vittoria di Albertini su Sala all'eventuale ballottaggio.

 

Ma il libro, oltre ai retroscena della candidatura sfumata, ripercorre le tappe di un sindaco impolitico, l'amministratore di condominio onesto, leale, tignoso, a volte vendicativo, capace di rimettersi in gioco sapendo di piacere ma anche dispiacere, tentato dalle lusinghe ma frenato dai veti, anche della moglie Giovanna, preoccupata per un nuovo «sequestro consenziente» con al centro Milano e Palazzo Marino.

 

GABRIELE ALBERTINI E BEPPE SALA

È un peccato che sia andata così, perché il match con Sala prometteva bene. Albertini dietro l'apparenza quasi mite è un falchetto con gli artigli che non molla la presa: sia con un magistrato come Alfredo Robledo che ha portato in Tribunale per la non inchiesta sullo scandalo dell'autostrada Milano-Serravalle, con le azioni pagate dalla Provincia il doppio del prezzo congruo; sia con i talebani del verde che gli hanno mandato all'aria il piano parcheggi e poi nella giunta Pisapia «si sono appropriati della gloria della rigenerazione urbanistica che avevano cercato di impedire».

 

Intoccabile

matteo salvini e gabriele albertini

In caso di vittoria «al mio avversario offrirei il ruolo di vicesindaco», aveva detto per rompere gli schemi, riportando i cronisti di antico pelo a ricordare le schermaglie con assessori, consiglieri e pezzi da novanta come Massimo De Carolis, che fece dimettere dopo una visita a Arcore dal presidente Berlusconi: «O lui o io».

 

roberto formigoni e gabriele albertini

Era untouchable Gabriele Albertini, anche per il Cavaliere che lo aveva candidato su suggerimento di Cesare Romiti. Disse di no due volte prima di accettare, ma per il Cavaliere aveva el nebiun in di pulmon, e da venditore di sogni lo convinse così: «Lei è anche umile, è quello che ci vuole, sarà ricordato come un grande sindaco di Milano».

 

letizia moratti e gabriele albertini

Albertini ha poi sconvolto ogni abituale criterio di gestione, disorientando amici e nemici, con una lettera di dimissioni pronta all'uso e il consenso mai perduto dei milanesi: temerario nell'indipendenza, ma leale al leader di Forza Italia, fino alla battuta estrema. «Con il Berlusconi del '96 avrebbe vinto anche la pecora Dolly».

 

gabriele albertini

Rivoglio la mia Milano è un libro quasi distopico che si tuffa nel passato per immaginare quel che non c'è stato. Di sicuro Albertini avrebbe fatto rumore: voleva Stati Generali, marciapiedi puliti, vigili in strada, un nuovo palazzo di giustizia e l'abbattimento di San Siro e San Vittore. Per fortuna o no, i pantaloni sono rimasti nell'armadio: ne è uscito l'amore per Milano.

 

gabriele albertini e beppe salagabriele albertini 3gabriele albertini 2gabriele albertini (3)gabriele albertini (2)eugenia roccella gabriele albertini roberta angelilligabriele albertini

Ultimi Dagoreport

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…

francesco gaetano caltagirone giorgia meloni fabrizio palermo elly schlein roma roberto gualtieri

DAGOREPORT – CALTA QUI, CALTA LÀ! -  DALLE PARTI DI VIA DELLA SCROFA E DI PALAZZO CHIGI CAPITA DI CHIEDERSI: “AHÒ, MA CON 'STO CALTAGIRONE CHE CI ABBIAMO GUADAGNATO? BANCHE? ZERO! ASSICURAZIONI GENERALI? ZERO! CONSENSI? LASCIAMO PERDERE: A PARTE LE PRIME TRE PAGINE DE “IL MESSAGGERO”, TUTTO IL RESTO DEL GIORNALE SUONA LA GRANCASSA PER IL SINDACO DI ROMA, IL PIDDINO ROBERTO GUALTIERI, CHE LASCIA CHE SIA CALTARICCONE, CON IL 5,45% DELLE AZIONI, AD ESPRIMERE LA GUIDA DELLA MUNICIPALIZZATA ACEA (L'AD FABRIZIO PALERMO) - UN FATTO CHE FA ARRICCIARE ANCHE IL NASO AD APRISCATOLE ANCHE DI ELLY SCHLEIN, CUI FA SEGUITO LO SCAZZO ALL'INTERNO DEL PD SULLA REALIZZAZIONE DELL'INCENERITORE ANTI-MONNEZZA DELL'ACEA - I “CONSIGLI” DI GUALTIERI A PALERMO DI USCIRE DAL CDA DI MPS (FATTO) E DA QUELLO DI ASSICURAZIONI GENERALI (LETTERA MORTA) - APPUNTAMENTO ALL'ASSEMBLEA DI ACEA DEL 3 GIUGNO...

andrea martella simone venturini venezia sondaggi

DAGOREPORT - LE PREVISIONI FLOP SU VENEZIA SCOPERCHIANO, PER L'ENNESIMA VOLTA, LA FALLA DEL SISTEMA SONDAGGI – I PICCOLI ISTITUTI CHE HANNO EFFETTUATO RILEVAZIONI LOCALI (I GRANDI COSTANO TROPPO PER ELEZIONI COMUNALI), DAVANO PER VITTORIOSO IL DEMOCRATICO ANDREA MARTELLA, CHE INVECE È STATO SCONFITTO AL PRIMO TURNO DAL DESTRORSO SIMONE VENTURINI – COLPA DEL CAMPIONE TROPPO PICCOLO DI INTERVISTATI, UNITO ALL’ALTA VOLATILITÀ DEL VOTO D'OPINIONE E ALLA GRANDE PERCENTUALE DI INDECISI - PESA MOLTO LA DISTANZA ORMAI SIDERALE TRA POLITICA E TERRITORIO (PRIMA I PARTITI AVEVANO IL “POLSO” DELLA COMUNITÀ GRAZIE ALLE SEZIONI LOCALI E ALLE FESTE A SUON DI SBRACIATE, ORA AL MASSIMO SI ACCONTENTANO DEI LIKE E DI QUALCHE COMMENTO SU INSTAGRAM)

venezia elezioni sindaco simone venturini andrea martella elly schlein

DAGOREPORT - LA TRAGEDIA VENEZIANA È L’ENNESIMA CONFERMA DELL'INADEGUATEZZA (PIETOSO EUFEMISMO) DI ELLY SCHLEIN A GOVERNARE LA POLITICA – LA MINCHIATA, LA PIU' MADORNALE, E' STATA LA SCELTA DEL CANDIDATO ANDREA MARTELLA: A VENEZIA SI DIVIDONO TRA CHI NON LO CONOSCE E CHI NON L’HA MAI VISTO; IN QUANTO SENATORE, STA INFATTI PIÙ A ROMA CHE A MESTRE E DINTORNI – AL RESIDUATO BELLICO DEGLI APPARATI DEL NAZARENO, IL CENTRODESTRA HA OPPOSTO SIMONE VENTURINI: UN ASSESSORE, BRACCIO DESTRO DI BRUGNARO, CHE I VENEZIANI DEI CETI MEDI E BASSI, COSÌ COME LA PARTE PRODUTTIVA, CONOSCONO, E BENE - I CASI VENEZI E BIENNALE NON HANNO SPOSTATO VOTI: SE LA “BACCHETTA NERA” FA GIRARE LE GONDOLE AI 50MILA ABITANTI DI VENEZIA, I RESTANTI 150MILA ELETTORI SONO TRA MARGHERA, MESTRE E FAVERO, NON PROPRIO GENTE CHE VA ALLA FENICE - MENTRE DELLA RUSSIFICAZIONE DEL PADIGLIONE DELLA BIENNALE DA PARTE DI BUTTAFUOCO, AL DI LÀ DELLE ÈLITES, GLI ELETTORI SE NE FOTTONO, AVENDO PROBABILMENTE ALTRI PROBLEMI DA FAR QUADRARE NELLA LORO VITA QUOTIDIANA...