luigi di maio giuseppe conte

"PERCHÉ IL REGOLAMENTO SALTA FUORI SOLO ORA? CHI LO HA TENUTO NASCOSTO FINO A OGGI, PERMETTENDO CHE I VERTICI DEL M5S VENISSERO TERREMOTATI?" - CONTE GRIDA AL COMPLOTTONE E GUARDA CON SOSPETTO DI MAIO, GIA’ ACCUSATO DI AVER REMATO CONTRO NELLA CORSA AL QUIRINALE: "QUI IL TEMA NON È POLITICO, È SOLO GIUDIZIARIO. DISPIACE PER CHI IN MANIERA SUBDOLA AVREBBE FORSE VOLUTO SFRUTTARE QUESTO MOMENTO PER RIAPRIRE FRONTI POLITICI INTERNI"

conte di maio

Lorenzo De Cicco e Matteo Pucciarelli per la Repubblica

 

Un vecchio regolamento e una nuova teoria del complotto. Il M5S si aggrappa a una norma interna del 2018 per mettere al riparo la leadership di Giuseppe Conte.

 

L'istanza per revocare la pronuncia del Tribunale di Napoli è stata depositata con regolamento allegato: è l'atto che ammette alle votazioni online solo gli iscritti con almeno 6 mesi di anzianità. Un atto chiave, per gli avvocati del presidente del partito, perché proprio il taglio della platea elettorale, senza codicilli a supporto, aveva convinto i giudici a sospendere l'elezione di Conte alla guida del Movimento.

 

CONTE DI MAIO

Ora, attorno a questo stringato verbale di quasi quattro anni fa, diventato l'ancora di salvataggio dei vertici stellati, si consuma una guerra di sospetti, in pieno stile 5 Stelle. Il clima di diffidenza ruota attorno a un interrogativo, rilanciato da Conte nelle riunioni riservate: perché il regolamento salta fuori solo ora? Chi lo ha tenuto nascosto fino a oggi, permettendo che i vertici del partito venissero terremotati?

 

Le congetture, nell'inner circle contiano, si dirigono naturalmente verso Luigi Di Maio, già accusato di avere remato contro nel match Quirinale. Conte, con i fedelissimi, si sfoga così: «Qui il tema non è politico, è solo giudiziario. Dispiace per chi in maniera subdola avrebbe forse voluto sfruttare questo momento per riaprire fronti politici interni ».

 

LUIGI DI MAIO - BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE

Nelle chat M5S circola da ieri una mail che, sostengono i contiani, inguaierebbe il ministro degli Esteri. Già soprannominato dai suoi avversari interni "Di Mail", perché nel 2016 raccontò di non avere letto un messaggio in cui veniva informato dell'indagine a carico di Paola Muraro, ex assessora di Virginia Raggi.

 

Era un altro Movimento, in cui un avviso di garanzia significava epurazione politica immediata. Di Maio, all'epoca deputato alle prime armi, ammise l'ingenuità e la cosa finì lì. Ora si muove come un politico navigato. Proprio per questo Conte è sospettoso.

 

E i fedelissimi di più. Con il regolamento in tasca, la bega legale sarebbe finita diversamente, sono convinti. Chi ne conosceva l'esistenza? «Di Maio», che nel 2018 era capo politico, rispondono i fedelissimi di Conte.

 

luigi di maio giuseppe conte meme by carli

E il comitato di garanzia. Cioè fino all'anno scorso Vito Crimi, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri, poi rimpiazzati proprio dal ministro degli Esteri, insieme a Raggi e Roberto Fico. Si torna alla mail, quindi: è datata 8 novembre 2018. Di Maio chiede al comitato di Crimi di ratificare un principio: che alle votazioni «possano prendere parte gli iscritti con più di 6 mesi di anzianità».

 

Crimi dà «parere favorevole». Sono due allegati che ora verranno consegnati al tribunale. Non al collegio che lunedì ha congelato i vertici, ma al giudice Paolo Feo, che a novembre aveva cassato la prima richiesta di sospensiva. Di sfondo ci sono le elezioni e una cosa comunque è chiara a tutti: le beghe giudiziarie «rischiano di compromettere i passaggi formali che ci portano verso le amministrative», ammette lo stesso Conte parlando coi suoi. Beppe Grillo nel frattempo predica unità, ieri si è definito «il condom a protezione del M5S». La leadership di Conte, assicura, «non è in discussione».

 

conte di maio

Al netto della battuta rivolta all'ex premier al ristorante, dopo il vertice notturno: «Almeno iscriviti al Movimento», è la frase carpita dal Foglio . La calma è solo apparente. Conte fino a giovedì mattina, mentre Grillo ventilava il ritorno a Rousseau, lasciava trapelare la minaccia finale: se torniamo da Davide Casaleggio, mi tiro fuori. Non ce n'è stato bisogno, ma il fondatore ha fatto capire che vuole mani libere, se la mossa fallirà: «Poi decido io». I dissidi, dentro al M5S, covano sottotraccia. Fuori no: Alessandro Di Battista continua ad attaccare.

 

Ha il dente avvelenato con Di Maio: «Un uomo di potere - lo definisce in tv, su Nove - vuole portare il M5S al centro ». Ne ha anche per Conte: «Non trovo ragioni per tornare. Conte me lo ha chiesto? In un certo senso...». Guerriglia politica e strascichi legali: il notaio che ha firmato il nuovo statuto M5S, Alfonso Colucci, è stato rimpiazzato. Torna Luca Amato, il notaio del corso pre-contiano. 

conte di maio

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…