michetti gualtieri

ROMA BRUCIA! GUALTIERI E MICHETTI VANNO AL BALLOTTAGGIO IN UNA CAPITALE IN FIAMME: DOPO IL PONTE DI FERRO, A FUOCO ANCHE UN DEPOSITO DELL’ATAC – RONCONE: "CALENDA PONE UNA CONDIZIONE PER L’APPOGGIO A GUALTIERI: NIENTE 5 STELLE IN GIUNTA - LA RAGGI, FURIBONDA CON DI MAIO E CONTE, DICE: “I MIEI VOTI NON SONO IN VENDITA”. MICHETTI, LA CUI CANDIDATURA SAREBBE STATA SUGGERITA DALLA SORELLA DELLA MELONI E DAL DEPUTATO DI FRATELLI D’ITALIA TRANCASSINI, VUOLE PRENDERSI UN CAFFE’ CON LA RAGGI. E SFIDA GUALTIERI A UN DUELLO TV…

FABRIZIO RONCONE per il Corriere della Sera

 

gualtieri michetti

Arriva la notizia che il fuoco si è mangiato trenta bus in un deposito dell'Atac a Tor Sapienza. Le fiamme, sabato notte, avevano già distrutto uno storico ponte sul Tevere. Enrico Michetti e Roberto Gualtieri vanno al ballottaggio in una città che brucia. Ma il tempo corre, non aspetta. Dieci giorni sono un soffio. Gualtieri ha uno staff più agile. Lo mettono in macchina, lo portano davanti alle carcasse fumanti, parla da sindaco: «Bisogna rinnovare il parco dei mezzi pubblici» (sai che scoperta).

 

Enrico Michetti è stato invece convocato nel comitato elettorale di via Malfante, due isolati dietro il bar dei Cesaroni, la Garbatella, dov' è cresciuta Giorgia Meloni. Michetti ha 3 punti di vantaggio sull'avversario (30,15%-27,03%). Oro puro. Ecco, perciò: adesso ci ascolti bene, Enrico. Lo aspettano tutti i rappresentanti della coalizione: Francesco Lollobrigida, capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia e cognato della capa (secondo una leggenda non smentita, a suggerire la candidatura di Michetti sarebbero stati sua moglie Arianna, sorella di Giorgia, e il deputato Paolo Trancassini, che Michetti se lo sentiva alla radio, il vocione da tribuno in un frullato di spregiudicato buon senso e contundente mitezza). Accanto a Trancassini c'è Vittorio Sgarbi.

incendio ponte di ferro a roma ostiense 17

 

Per FI ci sono Maurizio Gasparri e Annagrazia Calabria. E' venuto a dare consigli anche un noto talento della comunicazione leghista, Claudio Durigon, uomo di fiducia di Matteo Salvini per il Centro-Sud, quello che s' è giocato il posto da sottosegretario al Lavoro per aver proposto di intitolare ad Arnaldo Mussolini, fratello del Duce, un parco pubblico di Latina già dedicato a Falcone e Borsellino. Un'ora di riunione.

 

Suggerimenti pratici: Enrico, basta con la retorica su Roma Caput Mundi, bighe, gladiatori, per favore non nominare più Ottaviano Augusto, e lascia stare i papi e piazza San Pietro (racconta Gasparri: «Io poi me lo sono preso da parte e gli ho detto: devi puntare forte sui grandi temi della città. Sicurezza, pulizia, traffico. E proponi un piano di emergenza. Tra l'altro, lui mi ha anche assicurato che accetterà di incontrare Gualtieri in qualsiasi dibattito. Mi auguro sia così: perché alzarsi e andarsene, come ha fatto in passato, non è stata un gran mossa»).

atac deposito

 

L'altro ragionamento, in gruppo, usando la calcolatrice. «Nel 19,81% di Calenda, c'è almeno un 6% che è roba nostra, voto di centrodestra: devi riprendertelo». Gualtieri punta al restante 13%. Esce dal deposito dell'Atac e, un po' brusco, chiede: «Mi aspetto l'appoggio di Calenda». Il leader di Azione risponde secco: «Potrei fare una dichiarazione a titolo personale. Ma, certo, ponendo alcune condizioni: tra cui, per esempio, niente 5 Stelle in giunta». Panico al Nazareno. Lo conoscete, Carlo, no? Sarà ancora arrabbiato con Andrea Orlando, che dopo l'endorsement di Giancarlo Giorgetti, era andato giù duro con un bel «Calenda è il candidato della destra e della Lega». («Fotografavo una scena - precisa ora Orlando -

Incendio deposito Atac 2

 

Ma, al ballottaggio, se stiamo alla sua storia, Calenda non dovrebbe avere dubbi»). Non ce l'ha Alessandro Onorato, ex giro Alfio Marchini, poi monaco calendiano. Che ai suoi elettori spedisce un sms tipo santino: «Gualtieri è serio, preparato, onesto, gentile e umile» (su umile, forse gli slitta un po' la frizione). Ma va così. Si tratta, raschia, implora: un voto qui, mezzo lì. Vietato fare gli schizzinosi.

 

giorgia meloni con enrico michetti

Poi c'è la torta della Raggi. Fa gola. È quarta con il 19,09% (non poco, per una che lascia una città agonizzante). E però: a parte il veto di Calenda, è proprio lei, Virginia, che dice no. «I miei voti non sono in vendita». Del resto, in una tornata elettorale caratterizzata da un fortissimo astensionismo, è lecito immaginare che i romani usciti di casa per andare a votarla siano tutti molto motivati, grillini duri e puri, ancora puri, con il vaffa nel cuore, con l'idea resistente che uno vale uno e convinti «che è cambiato il vento, amici, è cambiato il vento» (infatti, seguendo il tanfo dei rifiuti, poi sono arrivati anche i cinghiali, a branchi). Qualche spinta forte a 5 Stelle su Gualtieri, in realtà, ci sarebbe. Luigi Di Maio: «Con il Pd, casa comune». E Giuseppe Conte: «Ai ballottaggi mai con la destra». Virginia legge e mette su il suo sorrisino efferato. Telefona ad Alessandro Di Battista: «Ale, li hai sentiti?». Furibonda.

michetti gualtieri

 

L'hanno lasciata uscire sola dal Campidoglio, l'altra notte. Capi e capetti si erano infatti tutti precipitati a Napoli, alla bicchierata festante in diretta tivù con il nuovo sindaco Gaetano Manfredi. Fa buio così. Un retroscena dietro l'altro. E con un caso, piccolo ma strepitoso. Pippo Franco è stato denunciato, aveva un green pass falso. Avvertite Michetti. Sooopippofranco si era candidato per diventare il suo assessore alla Cultura. Michetti però si volta e fa: «Pippo chi?».

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