renzi d'alema dalema d alema referendum

C’ERAVAMO TANTO ODIATI – CI SARÀ ANCHE MATTEO RENZI AL CONVEGNO ORGANIZZATO DALLA FONDAZIONE “ITALIANIEUROPEI” DI D’ALEMA – IL TEMA DELLA TAVOLA ROTONDA VIRTUALE? “IL CANTIERE DELLA SINISTRA”. DIETRO ALLA PACE TRA I DUE ARCINEMICI C’È IL GRAN “CIAMBELLONE”GOFFREDO BETTINI, CHE INSIEME A ZINGARETTI HA SIGLATO UN ARMISTIZIO CON MATTEUCCIO...

1 – NELLA TANA DEL «NEMICO» RENZI DICE SÌ A D'ALEMA

massimo d'alema regala la maglietta di totti a renzi

Dal "Corriere della Sera"

 

Tutti da Massimo D' Alema domani mattina. Virtualmente, perché ormai gli incontri sono via web. Il presidente di Italianieuropei ha organizzato un convegno così intitolato: «Il cantiere della sinistra». Sono anni che c' è sempre un cantiere da aprire in quell' area dove i lavori in corso non finiscono mai.

 

Ma la novità consiste nell' invito a Matteo Renzi. Si proprio lui, l' arcinemico. A suggerirlo all' ex líder maximo è stato Goffredo Bettini, che ha fatto da poco pace con Renzi. Ci sarà anche Giuliano Amato. Il leader di Italia viva, per il Quirinale, gli preferì Sergio Mattarella.

massimo d alema matteo renzi

 

Presente in video pure Nicola Zingaretti, che con il capo di Iv ha siglato un fragile armistizio, Peccato, quindi, che l' incontro avvenga via web: non ci sarà da raccontare chi ha stretto la mano a Renzi e con quale grado di affettuosità.

 

2 – SCURDAMMOCE 'O PASSATO

Alessandro De Angelis per www.huffingtonpost.it

massimo d'alema regala la maglietta di totti a renzi 1

 

L’ultima volta – era un’eternità fa, e il bello doveva ancora venire – la pace aveva il colore giallorosso della maglietta che Massimo D’Alema regalò a Matteo Renzi, con la scritta Totti: “Eccolo, un campione vero”. Fu un idillio, dopo l’era della “rottamazione”, e l’era della battaglia contro “questo ignorante e superficiale”.

 

Ma durò il tempo di una partita di calcio (e della nomina a Mister Pesc), prima che ricominciasse a scorrere l’odio politico, anzi antropologico. Perché Renzi per D’Alema è stato questo: il male, l’uomo solo al comando, da abbattere, il simbolo di una deriva autoritaria, un tale Anticristo da rendere necessario ciò che un comunista non fa mai, ovvero rompere il suo partito e la sua comunità, ma che diventa necessario di fronte a una mutazione genetica.

massimo d'alema mario orfeo matteo renzi

 

Fatta questa premessa, la notizia. Sabato Matteo Renzi tornerà, come allora, a casa D’Alema, intesa come Fondazione, per parlare di sinistra e del suo futuro, all’interno di una tavola rotonda dal titolo (un grande classico): “Il cantiere della sinistra”.

 

Il becchino cioè, il cui impianto culturale era inadeguato, l’ordoliberista, quello che ha gli amici alle Cayman, ridiventa un carpentiere, senza aver cambiato linea. Meritevole, di prendere calce e cazzuola assieme agli altri carpentieri invitati a spiegare ciò che sinistra è e dovrebbe essere.

 

conte renzi

Eppure, appena una settimana fa, all’annuncio che avrebbe celebrato la scissione di Livorno con Blair, gli eredi del Pci lo hanno accolto come un turco che bestemmia in chiesa.

 

Altri muratori: Goffredo Bettini, che dal giovane venuto da Rignano fu sedotto, fino a vedere in lui “l’uomo nuovo della sinistra europea”, poi deluso quando “il punto di riferimento dei progressisti europei” è diventato Conte e Renzi era apostrofato come una “tigre di carta” da sostituire con una pattuglia di responsabili.

 

WALTER VELTRONI E MASSIMO D ALEMA

Ora che si discute di rimpasto è tornato di nuovo interlocutore, e infatti è stato proprio Bettini ad aver suggerito a D’Alema di invitarlo. Altro carpentiere Dario Franceschini, la previsione del tempo politico fatta persona, per la sua capacità di anticipare le nuove stagioni, da Veltroni (di cui era il vice) a Bersani (di cui era il capogruppo) a Letta (con cui era al governo), ma fu il primo ad aprire le porte a Renzi, per poi garantire a Zingaretti un decisivo sostegno al congresso che lo intronò.

 

Ecco, c’è anche Zingaretti, che ha vinto il congresso proprio contro Renzi, prendendo un partito al minimo storico, sull’Aventino dell’isolamento politico, scisso dalla società italiana, dalle sue ansie e dalle sue periferie, e poi scisso perché Renzi se ne è andato.

 

E c’è anche Roberto Speranza, che sull’Italicum si dimise da capogruppo, ma ora è ministro anche grazie a Renzi e alla sua mossa del cavallo, perché il vero kingmaker del Conte 2 è stato lui. Se non fosse per il Covid che impone la diretta web, il tavolo sarebbe di rara unicità, perché pressoché ognuno ha seduto accanto uno che gli ha fatto una scissione contro, altro classico tic della sinistra: i convegni tra gli scissi dopo le scissioni, i seminari sempre dopo le sconfitte per analizzarle mai prima per prevenirle, il mito del dibattito quando tutto è precipitato, spesso figlio di un egocentrismo per cui l’impotabile ridiventa potabile se chi lo promuove incarna una certa professionalità politica e superiorità etica.

ROBERTO SPERANZA

 

Chissà, magari si capirà cosa è cambiato e se la presenza dell’Anticristo al tre per cento è una grande operazione politica, anche se è difficile che, per valore simbolico, non sia percepita come un’autocritica. Vallo a spiegare che lo inviti nel tuo pensatoio più prestigioso e lo consideri moralmente indegno.

 

MURALES A MILANO – MATTEO RENZI E MATTEO SALVINI ACCOLTELLANO GIUSEPPE CONTE GIULIO CESARE

La verità, nell’evoluzione dei giudizi che tiene fermo il tema del potere (senza questo governo ci sarebbe stato questo parterre?), è che il leader più spregiudicato degli ultimi dieci anni è tornato, di fatto, ad essere parte della tolda di comando del Pd.

 

Lo cercano, ci parlano, lo ospitano proprio ora che pure i sassi sanno che inviterà Conte a cambiare mestiere se non cambierà squadra di governo. Perché comunque sta nel gioco. E, anche di questo assetto non muoverebbe una foglia, gioca.

 

Dalla foto di famiglia - ministri, segretario di partito, un giudice della Corte costituzionale come Giuliano Amato - non a caso, sono esclusi, ad esempio, il fondatore del Pd e colui che ha segnato l’esperienza di governo della sinistra nell’ultimo ventennio, Romano Prodi, che rappresentano sensibilità diverse e comunque estranei alle velleità manovriere di questa fase.

massimo d'alema giuliano amato capalbio 1

 

Ed estranei anche alla traccia di discussione abbozzata dal lìder maximo nel suo editoriale della rivista. Leggiamo le ultime righe: “Il Partito Democratico si batte in Parlamento per una legge elettorale proporzionale con lo sbarra­mento al 5 per cento sul modello tedesco.

 

È una scelta significativa e impegnativa, che va nella direzio­ne completamente opposta rispetto al modello politico e culturale da cui il Pd prese origine. Ciò significa mettere in campo un progetto di ricostruzione della sinistra democratica, facen­do i conti con serietà con ciò che deve essere cambiato nell’impianto organizzativo e culturale del Pd e spingendo gli altri a mettere da parte velleità minoritarie e a gettarsi con impegno e disponibilità in un progetto unitario”.

 

Chiaro, no? La convocazione è per parlare di futuro, ma ci si rivede per dimenticare il passato, con il suoi fardelli di fallimenti e sconfitte. Massì, sempre gli stessi e scurdammoce ’o passato. La sinistra è sinistra.

Ultimi Dagoreport

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…

theodore kyriakou la repubblica mario orfeo gedi

FLASH! – PROCEDE A PASSO SPEDITO L’OPERA DEI DUE EMISSARI DEL GRUPPO ANTENNA SPEDITI IN ITALIA A SPULCIARE I BILANCI DEI GIORNALI E RADIO DEL GRUPPO GEDI (IL CLOSING È PREVISTO PER FINE GENNAIO 2026) - INTANTO, CON UN PO’ DI RITARDO, IL MAGNATE GRECO KYRIAKOU HA COMMISSIONATO A UN ISTITUTO DEMOSCOPICO DI CONDURRE UN’INDAGINE SUL BUSINESS DELLA PUBBLICITÀ TRICOLORE E SULLO SPAZIO POLITICO LASCIATO ANCORA PRIVO DI COPERTURA DAI MEDIA ITALIANI – SONO ALTE LE PREVISIONI CHE DANNO, COME SEGNO DI CONTINUITÀ EDITORIALE, MARIO ORFEO SALDO SUL POSTO DI COMANDO DI ‘’REPUBBLICA’’. DEL RESTO, ALTRA VIA NON C’È PER CONTENERE IL MONTANTE ‘’NERVOSISMO’’ DEI GIORNALISTI…