scahola matacena

SCAJOLA, INDOVINA CHI VIENE A MATACENA? IL PM CHIEDE LA CONDANNA DELL’EX MINISTRO DELL’INTERNO A 4 ANNI E MEZZO DI RECLUSIONE. “HA FAVORITO LA LATITANZA” DELL'EX PARLAMENTARE DI FORZA ITALIA AMEDEO MATACENA, ANCORA OGGI A DUBAI - CHIESTI 11 ANNI E MEZZO PER LA BIONDISSIMA CHIARA RIZZO, MOGLIE DELL'EX PARLAMENTARE FORZISTA…

Da https://www.ilsecoloxix.it

 

claudio scajola

Condannare l'ex ministro dell'Interno, Claudio Scajola, a quattro anni e mezzo di reclusione. È la richiesta del Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, a conclusione della sua requisitoria nel processo «Breakfast» a carico dell'attuale sindaco di Imperia, accusato di procurata inosservanza della pena in favore dell'ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena, latitante a Dubai.

 

Undici anni e mezzo di reclusione sono stati chiesti per Chiara Rizzo, moglie di Matacena.

 

SCAJOLA-MATACENA

DA www.ilfattoquotidiano.it

 

MATACENA

Tre udienze sono state necessarie al procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo per ricostruire cinque anni di processo “Breakfast” contro l’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola.

 

Nei suoi confronti il magistrato ha escluso l’aggravante mafiosa, ma ha chiesto la condanna a 4 anni e 6 mesi di carcere per aver favorito l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena, ancora oggi latitante a Dubai. Dopo un lungo processo si è conclusa, quindi, la requisitoria del pm che, nel 2014, aveva arrestato l’attuale sindaco di Imperia per aver tentato di aiutare Matacena a trasferirsi dagli Emirati Arabi in Libano, dove poche settimane prima era stato catturato Marcello Dell’Utri.

 

amedeo matacena dubai 1

La pena più pesante è stata chiesta per Chiara Rizzo, la moglie del latitante Matacena che risponde non solo di procurata inosservanza della pena ma anche di intestazione fittizia. Il tutto aggravato dal favoreggiamento alla ‘ndrangheta. Nei suoi confronti, il pm ha chiesto 11 anni e sei mesi di carcere. Ricostruendo le numerose intercettazioni sue proprio con Scajola, secondo gli inquirenti, il progetto era quello di fare ottenere a Matacena l’asilo politico a Beirut dove l’ex ministro dell’Interno e Vincenzo Speziali avrebbero potuto godere di appoggi istituzionali. Speziali, che ha patteggiato la pena dopo un periodo di irreperibilità, infatti, è parente acquisito dell’ex presidente Amin Gemayel che, più volte e invano, è stato chiamato a deporre davanti al Tribunale di Reggio Calabria.

SCAJOLA

 

Il leader delle falangi libanesi non si è mai voluto sedere sul banco dei testimoni e questo non ha impedito al procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo di porsi lo stesso alcuni interrogativi: “Sullo sfondo di questo processo c’è una domanda – dice il magistrato in aula – e cioè come sia possibile che un uomo che ha avuto responsabilità elevatissime in ambito pubblico, quale Scajola Claudio, possa essersi determinato a porre in essere una serie di condotte di aiuto in favore di un soggetto che pacificamente sapeva essere latitante?”.

 

Domanda che, per il magistrato, necessità ancora di più di una risposta perché “siamo in presenza di un uomo di Stato con incarichi elevatissimi e quindi in grado di rendersi conto di cosa significhi agevolare la latitanza di un soggetto condannato in via definitiva per un reato molto grave quale è il delitto di concorso esterno in associazione di tipo mafioso. Dobbiamo per forza chiederci perché lo ha fatto e soprattutto cosa ha fatto”.

chiara rizzo matacena

 

L’inchiesta ha trovato la sua genesi in altre attività di indagine che hanno a che fare con Bruno Mafrici, il fantomatico avvocato e socio dell’ex tesoriere dei Nar Lino Guaglianone, titolare dello studio Mgim di via Durini a Milano. Lo stesso Mafrici che era in affari con l’ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito. “Lavorando sulla sua figura, – aggiunge il pm – ci si è imbattuti in una serie di riferimenti verbali ai rapporti tra Mafrici e Matacena. Rapporti legati alla perdurante operatività finanziaria di Matacena. Dall’acquisizione dei tabulati telefonici dell’utenza francese in uso all’ex parlamentare emergeva un consistente traffico con due utenze intestate una al ministero dell’Interno e l’altra a Claudio Scajola.

 

Siamo stati in grado di tracciare una serie di acquisizioni per arrivare a un circuito relazionale del Matacena che coinvolge Scajola. La vera natura del suo rapporto con i coniugi Matacena-Rizzo si ricava dalle decine e decine di intercettazioni e siamo ben oltre l’umana solidarietà nei confronti di un soggetto condannato in via definitiva”.

chiara rizzo agli arresti domiciliari 12

 

 

Parlando dell’aiuto che Scajola ha fornito a Matacena, il procuratore aggiunto Lombardo ha puntato il dito contro l’ex ministro: “Un latitante per mafia, e un latitante in generale, non si aiuta”. Cosa che Scajola, stando all’inchiesta della Dia, avrebbe fatto: “Tra lui e i coniugi Matacena c’era un rapporto che andava oltre la semplice amicizia. È un rapporto in cui Claudio Scajola ha ritenuto di fornire aiuto al latitante nonostante fosse ben consapevole che quel comportamento era penalmente rilevante. Sono rimasto estremamente colpito dall’insistenza con cui quest’uomo voleva fare qualcosa per aiutare un latitante di mafia”.

 

ARRESTO CHIARA RIZZO MATACENA

Eppure Scajola non poteva non sapere: “La vicenda processuale di Matacena – sottolinea, infatti, il magistrato – si studia ormai nelle università e la sua famiglia la viveva, sulla propria pelle, da circa 15 anni. Era metabolizzata fino in fondo in relazione a quelle che potevano essere le conseguenze evidenti legate a un reato permanente che non si sarebbe prescritto. Se si prescriverà la pena, io questo non lo so. Ma questo non mi riguarda. Riguarda altre autorità di questo Stato”.

 

scajola

Il riferimento di Lombardo è alla polemica sul trattato tra l’Italia e gli Emirati Arabi per l’estradizione dei latitanti. Trattato di cui si discute da anni ma che le nostre istituzioni non hanno mai portato a termine lasciando, di fatto, l’ex parlamentare di Forza Italia alla sua latitanza dorata a Dubai. Matacena era stato fermato dalle autorità emiratine mentre, in arrivo dalle Seychelles, stava facendo scalo a Dubai: “Non era quello il luogo dove Matacena doveva sperare di ottenere accoglienza e quindi rifiuto all’estradizione – ribadisce il pm – Tutto quello che si fa in relazione al Libano è assolutamente reale e voluto”.

CHIARA RIZZO MATACENA SULL AEREO FOTO DI MATTEO INDICE

 

 

MATACENA CHIARA RIZZO SCAJOLA

Sarebbe stata Beirut, infatti, la destinazione finale del latitante che avrebbe, così, seguito la scia di un altro importante esponente di Forza Italia, condannato anche lui per concorso esterno con la mafia e fuggito in Libano: “Il progetto di spostare Amedeo Matacena risultava collegato alla latitanza di Marcello Dell’Utri – aggiunge il magistrato – e Vincenzo Speziali era il soggetto incaricato di svolgere le funzioni agevolatrici che avrebbero consentito di avere risposte dalla Repubblica del Libano. Speziali non era un soggetto qualsiasi e Scajola lo sapeva benissimo, e soprattutto sapeva benissimo che Speziali aveva stretti rapporti con una delle principali personalità politiche del Libano dal quale era possibile avere determinate risposte. Speziali non è uno qualunque ma sa perfettamente e nel dettaglio quelle che sono le dinamiche interne a un determinato movimento politico di cui facevano parte tanto Scajola quanto Dell’Utri. Il suo rapporto con Claudio Scajola è una chiave di lettura importante in relazione alla vicenda di Dell’Utri”.

CLAUDIO SCAJOLA

 

Stando le considerazioni fatte in aula bunker dal pm, quindi, “tra Dell’Utri e Matacena, dal punto di vista giudiziario non c’è nessuna differenza. Le operazioni vanno di pari passo e i meccanismi operativi sono gli stessi. Io ritengo che Matacena era pronto a spostarsi in Libano. Qui non siamo in presenza di condotte virtuali. Ma siamo in presenza di soggetti che, in relazione di un condannato per mafia, ipotizzano un asilo politico, un istituto che obiettivamente non può essere assolutamente invocato se il nostro è uno Stato di diritto certamente tra i più garantisti al mondo. La vicenda Libano è gestita da due persone, almeno allo stato individuate: Speziali e Scajola”.

 

Quest’ultimo, – è il profilo dell’ex ministro dell’Interno tracciato dal procuratore Lombardo – “è il promotore di tutta una serie di iniziative. Era perfettamente consapevole delle dinamiche operative riferibili alla vicenda Dell’Utri che va in Libano perché Vincenzo Speziali è assolutamente affidabile e sa che i suoi rapporti sono reali. Questo elemento di conoscenza e di valutazione, che trasforma Vincenzo Speziali in un soggetto a cui credere, è lo stesso percorso che vive Claudio Scajola”.

 

 

Claudio Scajola

L’ex ministro dell’Interno “sa che Speziali sta operando a favore di Marcello Dell’Utri – conclude il pm – e sa che, come l’operazione Dell’Utri è un’operazione in fase avanzata e realizzabile, lo stesso può avvenire per Amedeo Matacena”. Ritornando alle richieste di pena, oltre ai 4 anni e 6 mesi di carcere per Scajola e agli 11 anni per Chiara Rizzo, il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo auspica la condanna a 7 anni e 6 mesi di reclusione anche la segretaria di Matacena, Maria Grazia Fiordaliso e il collaboratore Martino Politi. Il processo, quindi, è stato rinviato all’11 novembre quando inizieranno le arringhe della difesa.

Ultimi Dagoreport

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO