1. SCUSATE, MA UN PAESE CHE HA ORGANIZZATO A QUEL MODO I MONDIALI DI CALCIO DEL ’90 CHE RAZZA DI DISASTRO EPOCALE PUÒ COMBINARE CON DELLE OLIMPIADI DA OSPITARE? 2. RENZI AVEVA SOLO 11 ANNI QUANDO MONTEZEMOLO, CAPO DEL COMITATO ORGANIZZATORE DI ITALIA '90, STRAPARLAVA DI “VETRINA DELL’ITALIA TECNOLOGICA E INDUSTRIALE”. ANDÒ COSÌ. ANDÒ CHE SI SPESERO 7 MILIARDI DI EURO, IN OPERE SPESSO INUTILI O POI RASE AL SUOLO. ANDÒ CHE NEI CANTIERI MORIRONO 24 OPERAI E CI FURONO BEN 678 INFORTUNI SUL LAVORO 3. IL CAPITOLO STADI FORSE È IL PEGGIORE: ALLA FINE SONO COSTATI L’84% IN PIÙ DEL PREVISTO E I MUTUI ANCORA LI PAGHIAMO ADESSO. IN COMPENSO QUALCUNO NEL FRATTEMPO È STATO DEMOLITO, COME IL DELLE ALPI DI TORINO, E ALTRI CADONO A PEZZI, COME BARI E CAGLIARI 4. LA VERA FORTUNA DI “ITALIA ‘90”? CHE NON C’ERA ANCORA MANI PULITE A REGOLARE I CONTI

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Francesco Bonazzi per Dagospia

 

montezemolo italia 90 montezemolo italia 90

Almeno li avessimo vinti, i mondiali di calcio del ’90 organizzati in Italia. E invece abbiamo fatto godere i tedeschi e i conti li paghiamo ancora adesso: 61 milioni nel bilancio 2014 dello Stato, 298 negli ultimi cinque anni, come ha ricostruito Stefano Tamburini in un'inchiesta per i quotidiani locali del gruppo "l'Espresso". Sono i soldi dei mutui sugli stadi costruiti per il Mondiale, uno scandalo nello scandalo.

 

Prima di imbarcarsi festanti dietro a Renzie e Malagò sulla nave di Roma 2024 sarebbe il caso di ricordarsi che cosa abbiamo combinato, come nazione, quando abbiamo organizzato l’ultima grande manifestazione sportiva mondiale (a parte le Olimpiadi invernali che sono poca cosa, al confronto).

 

Diciamo subito che la grande fortuna di Italia ’90, che aveva per simbolo un omino disarticolato con i colori della bandiera e la testa di pallone, è stata che non c’era ancora Mani Pulite, che sarebbe esploda due anni dopo. Ma i numeri che sono rimasti negli archivi dicono molto già da soli, anche senza bisogno di scomodare le Procure.

 

L’organizzazione del Mondiale ci venne assegnata dalla Fifa nel 1984 e a Palazzo Chigi sedeva da un anno un altro grande ottimista come Bettino Craxi. Il socialista Franco Carraro, da presidente del Coni, avvia la macchina organizzativa e Luca Cordero di Montezemolo viene nominato presidente del Comitato organizzativo nel 1986. All’insediamento, Bellicapelli parla di “un sogno per fare del Mondial 90 una vetrina dell’Italia tecnologica e industriale, proiettata verso il Duemila”.

montezemolo italia 90 montezemolo italia 90

 

Vediamola, questa “vetrina dell’Italia tecnologica”, partendo dai costi.

 

I Mondiali sono costati 7.230 miliardi di lire (6.000 dello Stato), che equivalgono a 3,74 miliardi di euro. Con l’indicizzazione Istat, si toccano i 7 miliardi di euro di oggi. Il conto è stato molto più salato del Mondiale sudafricano del 2010, mentre si avvicina a quello di Germania 2006.

 

Le opere principali sono state i nuovi stadi, per i quali si sono spesi 620 milioni di euro, ma dove il dato fondamentale è quello ammesso all’epoca dal ministro alle Aree urbane, Carmelo Conte: i costi finali sono stati superiori dell’84% alla spesa prevista. E’ qui che si annidano le furberie, per usare un eufemismo.

 

Il monumento allo spreco è stato il Delle Alpi di Torino, costato 226 miliardi di lire, con un rincaro finale del 214%. Lo hanno chiuso nel 2006 e la Juventus, che lo ha rilevato praticamente a costo zero, lo ha completamente abbattuto prima di farvi il proprio impianto.

 

italia 90 italia 90

Ma il catalogo degli sprechi e dei guasti è ampio. A Trieste è stato fatto uno stadio da 32mila posti per una città la cui squadra è stabilmente in serie “C”. L’impianto di Udine lo stanno rifacendo e quello di Cagliari cade a pezzi. A Palermo, i maxi-parcheggi previsti sono stati aperti a Mondiale ampiamente terminato. A Napoli ci sono problemi strutturali al terzo anello, fatto apposta per Italia ’90, con continui lavori di consolidamento. A Bari è sceso in campo Renzo Piano per uno stadio-astronave da 140 milioni di euro che ha seri problemi alla copertura e richiede continui interventi.

 

Non è andata meglio per le opere infrastrutturali. A Milano si misero in testa di costruire un albergone a Ponte Lambro. Iniziato e mai terminato, alla fine l’ecomostro è stato raso al suolo nel 2002, dopo averci buttato 10 miliardi di lire. Anche a Napoli le ruspe hanno fatto giustizia del Mondiale: tre ponti a Fuorigrotta sono stati demoliti due anni fa, senza che siano mai stati utilizzati.

 

carraro spadolini cattai montezemolo carraro spadolini cattai montezemolo

Tra un ecomostro e un’opera inutile, intanto, è doveroso ricordare che ci hanno rimesso le penne 24 lavoratori, equamente ripartiti tra stadi e opere accessorie. E gli infortuni sul lavoro sono stati ben 678. Il fatto più grave a Palermo, dove 5 operai furono schiacciati dal crollo di una tettoia.

 

Ai limiti del comico il capitolo romano. Si decide che il quartiere di Vigna Clara debba avere la sua stazione e allora vai con pensiline, binari e mattoni. Solo che gli ingegneri sbagliano le dimensioni della galleria e alla fine si scopre che due treni non ci possono passare. Stazione inservibile e tanti saluti.

 

RENZI MALAGO' RENZI MALAGO'

Non va meglio in via Monti della Farnesina, dove i calcoli sbagliati sono quelli di traffico. Anche qui per i Mondiali si costruisce una bella stazione ferroviaria, chiusa già ad ottobre del ’90. Leggenda vuole che vi siano transitati 12 convogli in 4 giorni. Nel 2008 è stata occupata da Casa Pound.

 

Il Mondiale crea pericolose allucinazioni anche al quartiere Ostiense, dove qualcuno si convince che milioni di utenti siano pronti ad assieparsi per raggiungere l’aeroporto di Fiumicino. Viene costruito l’”Air Terminal Ostiense”, alla modica cifra di 350 miliardi di lire (180 milioni di euro), ma il collegamento con Fiumicino funzionerà solo poche settimane perché la concorrenza di Termini è imbattibile. Nel 2003 il Terminal chiude e oggi meno male che c’è Eataly.

RENZI E MALAGO coppa italia foto di stasi gmt RENZI E MALAGO coppa italia foto di stasi gmt

 

RENZI E MALAGO' RENZI E MALAGO'

Finire con i peperoni Dop di Oscar Farinetti, senza dimenticare il San Nicola che cade a pezzi e il Delle Alpi che non c’è più, non aiuta soltanto a capire che fine abbia fatto “la vetrina tecnologica e industriale” spacciata all’epoca da Montezemolo. Dovrebbe aiutare anche a capire che forse le Olimpiadi, per un Paese cha ha i problemi dell’Italia, sono un sogno un po’ pericoloso. A meno di non voler far lavorare a tempo pieno le procure di mezza nazione.  

 

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