SE C’E’ DA BLOCCARE UNA RIFORMA SONO TUTTI D’ACCORDO (M5S COMPRESO): STOP UNANIME AL TAGLIO DEI TRIBUNALI

Donatella Stasio per ilsole24ore.com

«Qui c'è accordo unanime, anche dei Cinque stelle. D'altronde tutti mi conoscono per essere un uomo di mediazione...». Francesco Nitto Palma, presidente della Commissione Giustizia del Senato certifica quanto ormai anche ciechi e sordi avevano capito, e cioè il rinvio della nuova geografia giudiziaria. Lo vuole l'unanimità delle forze parlamentari, le stesse che dicevano di volere la riforma ma che subito dopo averla approvata hanno cominciato a contestare le scelte attuative del governo Monti.

Di più: «l'unanimità» evidentemente non crede al ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri che lunedì, proprio in commissione, ha assicurato che la riforma può entrare in vigore puntualmente il 13 settembre perché «la fase di realizzazione procede con speditezza» (si veda Il Sole 24 ore di ieri). «L'unanimità» sostiene invece che «serve tempo perché ci sono molte cose ancora da fare».

È bastato aprire ieri la discussione generale sul provvedimento di proroga di un anno per capire che tutti vogliono il rinvio. Palma azzarda una previsione: «Il voto potrebbe arrivare già la prossima settimana». Quanto alla diversa posizione del governo, spiega che «c'è spazio per correzioni che non siano campanilistiche ma condivise e il rinvio consentirà di aprire un dibattito costruttivo con il governo».

Secondo Palma, a cui risale la paternità della riforma quand'era guardasigilli, non si pongono neanche problemi di copertura finanziaria per il fatto che, con il rinvio, alcune sedi da chiudere rimarranno aperte per un altro anno. «I decreti prevedevano due anni di tempo per procedere alla chiusura», taglia corto. Del resto, oltre a Pdl, Pd, e M5S persino Scelta civica di Monti è favorevole alla proroga, sia pure di sei mesi.

Con buona pace di quanto aveva detto Cancellieri: «Le riforme non possono avere un punto di nuovo inizio a ogni cambio di legislatura». «Ci vuole il coraggio della continuità». «Il differimento dell'entrata in vigore correrebbe fortemente il rischio di essere mal interpretato e di generare un negativo effetto di disorientamento».

Si dice «proroga» ma molti pensano «azzeramento». Sono stranote le fortissime resistenze politiche, campanilistiche, corporative che il taglio dei piccoli Tribunali scatena ad ogni stormir di fronde. E con l'approvazione della riforma (che chiude 31 tribunalini e 220 sezioni distaccate, con un risparmio di 17 milioni di euro per ciascun anno) le resistenze si sono scatenate.

Avvocati in sciopero, comuni in fibrillazione (ieri l'Anci ha chiesto a Cancellieri un incontro per la «ricaduta economica per i bilanci dei Comuni interessati all'accorpamento»), numerosi magistrati in trincea (si moltiplicano le questioni di costituzionalità alla Consulta che deciderà il 2 luglio). Eppure, l'Anm ha sempre fatto della riforma un cavallo di battaglia, salvo l'opposizione di Magistratura indipendente, guidata da Cosimo Ferri prima della nomina a sottosegretario alla Giustizia.

Ieri Magistratura democratica in un comunicato ha definito «inaccettabili» le proposte di rinvio perché «la buona amministrazione non può tollerare decisioni non attuate, percorsi ritardati, piccole furbizie e grandi alibi, che fanno pagare alla collettività un prezzo non più tollerabile».

 

NITTO PALMACancellieri AnnaMaria toghe large ro medium toghe

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