1. SI PUO’ CREDERE ALLA BEFANA MA NON A BEFERA CON L’INIQUO REDDITOMETRO IN CUI L’ONERE DELLA PROVA (DI ONESTA’) TOCCA AL CONTRIBUENTE NON AD EQUITALIA 2. UNA BOMBA SOCIALE LANCIATA ALLA VIGILIA DEL VOTO PIU’ INCERTO DELLA REPUBBLICA MA I LEADER IN CAMPO SI ARROVELLANO SULLE CANDIDATURE E IL GOVERNO DI RIGOR MONTIS CONTINUA A NON PRENDERE IMPEGNI SUPERIORI ALLE PROPRIE DEBOLEZZE 3. L’AGENDISTA STREGONE E’ STATO ALMENO AVVISATO DAL “GRANDE FRATELLO” (DEL FISCO) DELLA NOVITA’ CHE COLPIRA’ SOPRATTUTTO IL LAVORO AUTONOMO E D’IMPRESA? 4. DA VENT’ANNI LA POLITICA FISCALE E’ STATA APPALTATA ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE E I MINISTRI “TECNICI” (DA VINCENZO VISCO A GRILLI) SONO VENUTI MENO AI LORO COMPITI ISTITUZIONALI CON BUONA PACE DELLA CARTA TANTO CARA A BELLA-NAPOLI E BENIGNI

"Partoriscono i monti,
e nascerà un ridicolo topo"
(Orazio)

DAGOANALISI

Sul "Corriere della Sera" di martedì scorso, a firma di Massimo Fracaro e Nicola Saldutti, con grande perizia e senza sussulti demagogici è documentata (e spiegata) la somma intera di empietà (e imperizia) contenute nel nuovo Redditometro partorito da Equitalia (si fa per dire) per combattere la lotta all'evasione fiscale.

I due eccellenti cronisti puntano l'indice anche sul paradosso di un controllo fiscale destinato, alla fine, a penalizzare i contribuenti virtuosi. Tra le tante assurdità dell'ennesimo Porcellum normativo mandato a pascolare sui prati istituzionali, c'è anche un ribaltamento di ogni principio giuridico civile: l'onere della prova della propria onestà è tutta a carico del contribuente. A pensare che quell'eversore del barone John Maynard Keynes, da buon economista liberal sosteneva che "sfuggire alle tasse è l'unica impresa che offra ancora un premio".

Così, nei prossimi mesi se non sarà cancellato dai nuovi governanti un Tassametro (taroccato) spacciato per Redditometro (imparziale), milioni di cittadini-sudditi finiranno nel tritacarne dell'Agenzia delle Entrate. E toccherà soltanto a loro, davanti al giudizio del funzionario-sovrano, ricordare perché nel 2009 hanno acquistato un televisore nuovo, ho acquistato l'apparecchio correttivo per i denti della figlia.

Sul nocciolo (duro) del problema che riguarda la civiltà fiscale, ben poco ha aggiunto il battibecco pseudo ideologico, sviluppatosi sulle pagine del "Corriere della Sera", tra il direttore di Equitalia, l'impenitente Attilio Befera, e l'opinionista col blà blà weberiano, Piero (e/o) Ostellino. Ai quali si è aggregato, con una posizione "terzista", il solito Salvatore Bragantini, che ancora non si è avveduto che nell'anno del governo Monti il debito pubblico ha raggiunto la cifra-record di oltre duemila miliardi. Riguardo ai buchi di bilancio (pubblico) l'agenda del manager-analista è ancora ferma agli anni Ottanta. Mai aggiornarla!

Il che dimostra come spesso le opinioni separate dai fatti sono soltanto "fuffa" accademica. Pensieri e convincimenti (radicati) a mezzo stampa sul rapporto cittadino-tasse che, però, non affrontano mai la vera emergenza istituzionale che da almeno una ventina di anni di ministri "tecnici" (da Visco 1999 a Grilli 2012) stiamo drammaticamente vivendo: la politica fiscale è compito precipuo (missione) del governo e del Parlamento e non può essere delegata a Equitalia o a qualsiasi altra agenzia.

Come recita lo stesso dettato costituzionale, i ministri, nominati dal capo dello Stato su proposta del presidente del Consiglio "sono responsabili, individualmente, degli atti adottati dai dicasteri loro affidati e, collegialmente, delle deliberazioni del Consiglio dei Ministri".

Fa un certo effetto, allora, che nel pieno di una campagna elettorale difficile e ricca di colpi di scena, con i cittadini alle prese con povertà e disoccupazione crescente, nessuno dei leader in gara - da Bersani a Berlusconi passando per Casini -, abbia finora preso posizione sul'iniquo Redditometro messo a punto da Equitalia.

Il Grande Inquisitore dostoevskijano del terzo millennio che con il suo modello organizzativo sofisticato vuol far credere alle sue vittime (i contribuenti) di agire per il suo bene: far pagare le tasse a tutti.
Dopo le esperienze del passato ("cartelle pazze" e tanto altro) si può continuare a credere ancora alla Befana, ma non a Befera!

Chissà, forse dimentichi i nostri politici, che nella scorsa primavera c'è stata una forte mobilitazione contro l'agire persecutorio dell'Agenzia con assalti agli uffici, attentati e suicidi. Una società per azioni a capitale pubblico (una multiutility che deve macinare profitti) che è stata accusata pure di praticare lo "strozzinaggio", esigendo, a torto o a ragione, comunque un agio del 9% per ogni tassa non pagata. Una situazione insostenibile fino al punto che la Cgil aveva minacciato uno sciopero generale contro l'Agenzia delle entrate.

Tutti silenti, invece, i futuri candidati premier nonostante che nel tritacarne di Equitalia finirà soprattutto il lavoro autonomo e d'impresa. E qualche pensionato che non appartiene, come Salvatore Bragantini, al ristretto club dei contribuenti mezzi-milionari, ma che per una volta si è permessa una follia: spendendo in sola volta i suoi mille euro (mensili) per una vacanza-premio sul lago insieme ai cari nipotini.

Per non dire del premier-pesce Rigor Montis e del suo ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, che ancora non si sono resi conto della bomba sociale lanciatagli sotto la poltrona (a loro insaputa?) da Attila Befera proprio alla vigilia della consultazione elettorale. Ma spesso, accade anche i bocconiani, non si possono prendere impegni superiori alle proprie debolezze.

 

 

 

 

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