SPATUZZA RETARD: NEL 1998 DISSE A GRASSO CHE SCARANTINO CON VIA D’AMELIO NON C’ENTRAVA NIENTE

Marco Lillo per "Il Fatto Quotidiano"

Gaspare Spatuzza aveva svelato a Piero Grasso già nel 1998 che la storia della strage di via D'Amelio, come raccontata dal falso pentito Vincenzo Scarantino, era una balla. Non solo: in un colloquio investigativo rimasto finora segreto, Spatuzza aveva anche spiegato a Grasso perché Scarantino aveva mentito accusando se stesso e altri innocenti di reati mai compiuti.

E aveva anche indicato il cognome del possibile responsabile di uno dei più grandi depistaggi della storia giudiziaria italiana: "Toto La Barbera" si legge nel verbale integrale che pubblichiamo su ilfattoquotidiano.it.

Piero Grasso e il suo capo di allora, il procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna, nel colloquio non chiedono a Spatuzza chi sia quel "Toto La Barbera". Ci sono due funzionari della Polizia coinvolti in questa storia con quel cognome. Il primo si chiamava Arnaldo La Barbera, era il capo del pool che ha realizzato quello che - secondo lo stesso Sarantino - era un depistaggio studiato a tavolino.

Nel 1998, quando Spatuzza parla di un "Toto La Barbera" a Grasso era Questore a Napoli, e morirà nel 2002, onorato come il superpoliziotto che ha scoperto i colpevoli della strage. Poi c'è Salvatore La Barbera: oggi è capo della Polizia Postale ed è indagato anche lui a Caltanissetta per calunnia a seguito delle nuove dichiarazioni di Scarantino.

Allora era un giovanissimo funzionario che dipendeva dall'omonimo più anziano. "Certo a leggere oggi quel verbale qualche rammarico viene. Forse se si fosse battuto più su questa strada alcune cose sarebbero venute fuori tempo fa e la verità su persone innocenti sarebbero emerse prima", ha commentato il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari.

In questi giorni si sta celebrando il nuovo processo per la strage di via D'Amelio e tra il pubblico sparuto c'è sempre seduto all'ultimo banco un signore magro con gli occhiali. Si chiama Gaetano Murana e - a causa delle false accuse di Vincenzo Scarantino - è rimasto in carcere in isolamento per 18 anni.

Se i magistrati avessero ascoltato i suggerimenti di Spatuzza del 1998, sarebbe potuto uscire dal carcere dieci anni prima. Nel 1998 la condanna non era definitiva però "dopo quel colloquio investigativo non fui più richiamato da nessuno e così - ha chiosato martedì durante il suo interrogatorio in aula a Roma, Gaspare Spatuzza - ora siamo qui a rifare tutto il processo".

Oggi, con il senno di poi, è facile dare più importanza alle parole dette nel 1998 da Spatuzza rispetto alle menzogne con il timbro della Polizia di Scarantino. Ma quel verbale non era firmato perché non era presente l'avvocato di Spatuzza. Il colloquio era "investigativo", una sorta di corteggiamento per convincere Spatuzza a pentirsi. Essendo fallito quel verbale non vale nulla.

Nonostante la richiesta dell'avvocato Flavio Sinatra, difensore di due degli imputati, Salvatore Madonia e Vittorio Tutino, la Corte mercoledì non ha ammesso il verbale tra gli atti del dibattimento. Spatuzza nel 1998 non arrivava a dire: "Procuratore Grasso sono stato io!" ma diceva: "So che qualcuno ha rubato l'auto così, l'ha preparata così e Scarantino mente". I giudici di Caltanissetta non conoscevano queste parole quando condannavano all'ergastolo gli innocenti. Ecco perché, anche se non è rilevante dal punto di vista processuale, il verbale merita di essere riportato.

***
Grasso: Ah, così è. E quindi quelli che l'hanno avuta rubata non sanno niente?
Spatuzza: Non sanno niente poi, altri ladri l'hanno rubata a loro. Orofino (il carrozziere accusato dal falso pentito Vincenzo Scarantino di avere ospitato nella sua officina la preparzione dell'auto, ndr) non esiste questo.

Grasso: In che senso non esiste?
Spatuzza: Non esiste. Perché chi l'ha rubata, l'ha messa dentro e l'hanno preparata. (...) Lui è estraneo a tutto. Aveva subito un furto.

Grasso: Lei allora dice che Orofino non sa?
Spatuzza: Non esiste. Loro hanno questa situazione all'officina, e prendono per dire una macchina mia?

Grasso: E allora come è andata?
Spatuzza: Praticamente stu disgraziato di Orofino fu coinvolto pirchi c'iru a rubari i targhi a notti stissu.

Grasso: Anche le targhe hanno rubato? Ma allora non si è fatta nell'officina di Orofino la preparazione?
Spatuzza: Nru nru. (verosimilmente lo Spatuzza annuisce come per dire di no, ndr).

Grasso: E queste targhe di macchine a loro volta rubate?
Spatuzza: No, erano di macchine che Orofino aveva nell'officina.

Grasso: Orofino aveva le macchine, vanno a rubare nell'officina di Orofino la targa che lui aveva dentro in riparazione. Dopo la usano per metterla nella macchina dell'autobomba, cosi è?
Spatuzza: Si

Grasso: Che viene preparata in un altro luogo, e non nell'officina di Orofino. E Scarantino in questa cosa che cosa che c'entra?
Spatuzza: Non esiste completamente.

Grasso: Non partecipa completamente?
Spatuzza: Non esiste.

Grasso: E scusi, com'è che allora le cose che lui ha detto che sa?
Spatuzza: Lui era a Pianosa, ha ammazzato un cristiano che doveva ammazzare, e ci ficiru diri chiddu ca nu avia adiri. Toto La Barbera.
Poi Grasso chiede dell'altro falso testimone di accusa, Andriotta. Spatuzza replica: " ma, di... vieninu chisti? Si sono rifatti di nuovo pentiti? Tutti questi cinque nella stessa cordata, evidentemente". Una cordata di falsi pentiti scoperta 10 anni dopo.

 

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