keith schembri konrad mizzi daphne caruana

SPROFONDARE NELLA MALTA - L'ATTACCO DEL FIGLIO DI DAPHNE: ''YORGEN FENECH, MANDANTE DELL'OMICIDIO, ERA DI PAGARE IL CAPO DI GABINETTO DEL PREMIER MUSCAT, CHE È ANCORA AL SUO POSTO. TUTTO PORTA ALLA POLITICA'' -  DOPO L'ARRESTO DEL RE DEL GIOCO D'AZZARDO, È LA FAMIGLIA DELLA CRONISTA CHE VA ALL'ATTACCO: ''SE NON AVESSE PROTETTO SCHEMBRI E MIZZI NEL 2016, MIA MAMMA SAREBBE ANCORA VIVA. IL PREMIER HA LE MANI SPORCHE DI SANGUE''

 

Francesco Battistini per il “Corriere della sera

Konrad Mizzi

 

«Il ruolo di Yorgen Fenech era di pagare il capo di gabinetto del premier Joseph Muscat. Un capo di gabinetto che è ancora al suo posto». Le parole di Matthew, il figlio di Daphne, anche lui reporter d' inchiesta, riassumono bene chi sia questo faccendiere Yorgen Fenech, 40 anni, terza generazione d' una famiglia d' albergatori e palazzinari, patron della movida di Portomaso, direttore della centrale termoelettrica Electrogas controllata dalla tedesca Siemens (che lo ha già scaricato). E perché il suo arresto faccia tremare Malta: «È uno sviluppo tardivo, ma comunque importante. Tutto questo porta alla politica».

 

Che cosa c' entra Fenech? E perché è bastata la testimonianza d' un tassista, a incastrare questo reuccio del gioco d' azzardo e di mille traffici?

 

Tutto si sa da almeno un anno. Da quando Matthew lavorò sul blog di Daphne, imbattendosi in un articolo scritto da sua mamma otto mesi prima di morire. Caruana aveva scoperto una società segreta off-shore con base a Dubai, la 17 Black, nome nero del riciclaggio internazionale, già nel 2017 sotto inchiesta in Svezia per la gestione di «un vasto network criminale» basato sul gioco online: attraverso la sua controllata L&L Europe Ltd., la 17 Black era stata privata della licenza di gioco in Scandinavia e s' era vista sequestrare 51 milioni di dollari sulle banche norvegesi, accusa di autoriciclaggio.

Keith Schembri JOSEPH MUSCAT

 

Daphne non aveva scritto chi fosse il vero proprietario della 17 Black. Lo scorso dicembre, però, spuntò una email dall' inchiesta Panama Papers che rivelava «pagamenti per servizi non specificati» tra la 17 Black e due società panamensi appartenenti a membri del governo: l' allora ministro dell' Energia (oggi al Turismo) Konrad Mizzi e l' attuale capo di gabinetto del premier, Keith Schembri. Sarebbero girati almeno due milioni di dollari fra Panama e 17 Black: tangenti, dicono ora gli investigatori, legati a una fornitura di gas dall' Azerbaigian all' Electrogas. Sì, proprio quello: l' impianto gestito da Fenech.

 

Siamo solo all' inizio. «Come minimo, Muscat deve andarsene - dice Andrew, altro figlio di Daphne -: se non avesse protetto Schembri e Mizzi nel 2016, mia mamma sarebbe ancora viva. Il premier ha le mani sporche di sangue». È un gioco di specchi: il capo della polizia è di nomina governativa e il tassista Theuma, teme qualcuno, potrebbe essere una fonte pilotata per ostacolare indagini ben più impervie. Colpisce che l' immunità penale, in cambio della verità, sia stata decisa «in solitudine» dal premier Muscat (che è il più colpito dalle rivelazioni: «Non mi dimetto», ripete) e sia applaudita dal leader dell' opposizione Adrian Delia (lo stesso che Daphne scoprì proprietario di conti in nero a Jersey).

MUSCAT

 

A Malta, dal Russiagate al Daphnegate, ci sono troppi segreti inconfessabili. E se tiri un filo, scopri mille trame. Un rapporto di luglio della Banca centrale europea mette sotto accusa perfino il più grande istituto di credito del più piccolo Paese dell' eurozona, la Bank of Valletta (Bov), partecipata al 10% anche da Unicredit.

 

In 42 pagine la Bce chiede la testa dei manager, «inadatti» a rendere trasparenti almeno 13mila conti sospettabili di riciclaggio e di copertura del gioco d' azzardo. La Bce cita la controllata Pilatus Bank, banca iraniana su cui - sosteneva Daphne - giravano pure soldi intestati alla moglie del premier Muscat, serviti a finanziare l' elezione del 2013 e forse provenienti da tangenti sul gas dell' Azerbaigian.

 

Dopo l' assassinio di Caruana Galizia, Usa e Ue hanno chiesto chiarezza al governo della Valletta. L' arresto di Fenech sembra quasi una mossa obbligata. O disperata. Chissà se la malta in cui affonda l' isola riuscirà a inghiottire tutto, anche stavolta.

Daphne Caruana Galizia

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…