enrico vanzina

LA TRAGEDIA DELLA COMMEDIA - ''ORMAI I PRODUTTORI SONO DEI POVERACCI CHE FANNO I FILM COI SOLDI DEGLI ALTRI. ANCHE PER QUESTO NON ABBIAMO PIÙ IL CINEMA POPOLARE''. ENRICO VANZINA: ''NEGLI ULTIMI 15 ANNI NON ABBIAMO PIÙ UNA RAPPRESENTAZIONE DI QUESTO PAESE ATTRAVERSO I GIOVANI, CHE SI SONO MOLTO ALLONTANATI DAL CINEMA. UN VUOTO GENERAZIONALE. LA COMMEDIA ALL'ITALIANA ANDREBBE STUDIATA A SCUOLA, I RAGAZZI CAPIREBBERO MOLTO DI PIÙ DA DOVE VENGONO''

Da www.adnkronos.com

 

"Ormai i produttori sono dei poveracci che fanno i film con i soldi degli altri. Anche per questo non abbiamo più il cinema popolare". Parola di Enrico Vanzina che, da sceneggiatore e produttore cinematografico, conosce la materia direttamente. Vanzina, che esordì firmando nel 1976 la sceneggiatura di 'Oh, Serafina!'diretto da Alberto Lattuada, insieme a Giuseppe Berto e allo stesso Lattuada, nella giornata finale della seconda edizione del Terni Pop Film Fest – Festival del Cinema Popolare, ha tenuto una masterclass intitolata 'Viaggio nella storia del cinema popolare', lamentando l'allontanamento reciproco fra cinema e giovani, rivendicando il ruolo della commedia all'italiana e ricordando lo scomparsi fratello Carlo.

guendalina ponti enrico vanzina foto di bacco

 

 

Vanzina ha poi sostenuto che "negli ultimi quindici anni non abbiamo più una rappresentazione di questo Paese attraverso i giovani", sottolineando che "i giovani si sono molto allontanati dal cinema. Non solo sono diffidenti nell’andare in sala ma anche nel raccontare il cinema. Si sta creando un enorme vuoto generazionale che non riusciamo a riempire in nessun modo. Un cinema così diventa formalista, sparisce. Questa è davvero una cosa drammatica".

 

"La commedia all’italiana - ha rivendicato Vanzina - ha raccontato il nostro Paese molto meglio anche della letteratura. Abbiamo avuto grandi scrittori e sceneggiatori come Flaiano, Steno, Age, Scarpelli, Sonego, Scola. Se nelle scuole, invece di studiare sempre e solo Dante e Manzoni si studiasse un po’ di commedia all’italiana, i nostri ragazzi saprebbero meglio chi siamo e da dove veniamo".

enrico vanzina marina valensise foto di bacco

 

Durante l’incontro non sono mancati altri riferimenti ai grandi nomi del cinema italiano: "Dino Risi è il regista che forse amo più di tutti - ha proseguito Vanzina - è così incredibilmente semplice. Pensiamo a 'Il sorpasso', in quel film c’è tutto, c’è il senso della vita. Risi riesce a darci un ritratto perfetto dell’Italia, anche attraverso l’uso delle canzoni del tempo, cosa che all’epoca era qualcosa di molto innovativo. Una vita difficile è un film struggente. Un ritratto meraviglioso di come vorremmo cambiare il mondo, ma alla fine è il mondo a cambiare noi".

 

enrico vanzina foto di bacco

Vanzina ha ricordato anche suo padre Steno regista di classici come 'Febbre da cavallo': "La forza della commedia sta nell’osservazione e non solo. A parte mio padre erano tutti di sinistra ma nessuno moralista. Nostro padre ci ha insegnato ad osservare e ad ascoltare le ragioni dell’altro. E’ importante stare in mezzo alla gente per capire come mangiano, come parlano".

 

Il suo libro dal titolo 'Mio fratello Carlo', dedicato al fratello scomparso lo scorso anno, è stato l'ultimo argomento toccato da Vanzina: "Volevo scrivere la storia d’amore di due fratelli. Tra i vari aneddoti c’è un momento in cui eravamo in ufficio Carlo ed io. Lui stava male, lui lo sapeva ed anche io ovviamente, ma nonostante la malattia continuava a venire in ufficio come se niente fosse e con una forza incredibile".

 

"Un giorno c’è stato un lunghissimo silenzio - ha proseguito Enrico Vanzina sempre riferendosi al fratello Carlo - E’ venuto verso di me, mi ha sfiorato i capelli e mi ha detto 'non ti preoccupare, ho avuto una vita meravigliosa'. E’ vero, ha avuto una vita meravigliosa. Abbiamo girato il mondo cercando di lavorare con tutti i più grandi attori italiani e non solo. Bisogna innamorarsi degli attori quando si fa cinema e bisogna innamorarsi anche delle donne. Carlo nutriva un fortissimo amore nei confronti delle donne".

carlo verdone giuseppe tornatore enrico vanzina foto di bacco

 

Il cineasta ha concluso con una citazione di Flaiano: "Scrivere serve a sconfiggere la morte, me lo disse Flaiano quando da ragazzo gli chiesi a cosa servisse scrivere. Mi piace pensare che un giorno una ragazza giovane di Terni o di qualunque altra città entrerà in libreria e toccherà questo libro. Così scoprirà Carlo ed io avrò sconfitto la morte".

 

Il Terni Pop Film Fest si è concluso con l’anteprima del film 'Yuli – Danza e libertà' di Icíar Bollaín scritto dallo sceneggiatore Palma D’Oro, Paul Laverty, alla presenza dell’attore Santiago Alfonso,in uscita nelle sale cinematografiche dal 17 ottobre distribuito da EXITMedia.

 

 

2. ENRICO VANZINA: «CON NETFLIX IL MIO SOTTO IL SOLE DI RICCIONE IN 190 PAESI NEL MONDO. MA IL CINEMA POP NON ESISTE PIÙ»

Michela Greco per www.leggo.it

 

francesca lo schiavo enrico vanzina

Ora è in lavorazione il film Sotto il sole di Riccione, di cui ha scritto la sceneggiatura; come nel caso di Natale a 5 stelle (di cui aveva firmato il soggetto con Carlo), il film è destinato a Netflix.

 

È il secondo film che fa per Netflix. Il cinema sulle piattaforme streaming le piace?

«Al di là di tutte le polemiche che si possono fare sul cinema che non va in sala, Netflix e le altre piattaforme sono tra gli strumenti di diffusione dell’immagine e del racconto più importanti attualmente. Bisogna abituarsi culturalmente a tutto questo. Un film italiano che arriva in 190 Paesi non si era mai visto. Carlo ne sarebbe stato contento».

 

Come sarà Sotto il sole di Riccione?

«Una specie di Sapore di mare 36 anni dopo, ambientato nel presente. Si racconta un’estate di alcuni ragazzi giovani: la scoperta dell’amore, le delusioni, il tradimento, la seduzione e la crescita».

 

Recentemente è uscito il suo libro Mio fratello Carlo: vi racconta un uomo che ha fatto soprattutto commedia, ma parla della sua morte. Che colore ha questo libro?

«È un libro emozionante che, raccontando il dramma della sua malattia, potrebbe sembrare grigio, addirittura nero, invece è splendente di vita».

enrico e carlo vanzina con steno

 

Racconta che Carlo poco prima di andarsene le ha detto “Tranquillo, ho avuto una vita meravigliosa”. Un dolce addio.

«Ho cercato sempre di proteggere Carlo, ma quando mi ha detto così ho capito che era lui a proteggere me. È vero che ha avuto una vita meravigliosa in cui ha fatto esattamente ciò che voleva: ha fatto il cinema, e l’ha fatto sul serio, dal primo giorno in cui ha iniziato a lavorare fino al momento in cui se ne è andato.»

 

Dopo la sua morte ha mai avuto un momento in cui ha pensato di smettere?

«Mai. Io lavoravo con Carlo, ma prima di noi c’era nostro padre Steno e sento la responsabilità di continuare: è come una piccola ditta la cui insegna resiste, perciò bisogna andare avanti».

 

Ripercorrendo a ritroso la sua carriera, c’è qualcosa che cambierebbe?

«L’unica cosa che cambierei è che vorrei essere andato via prima di Carlo».

cristian de sica e enrico vanzinasteno con i figli carlo ed enrico vanzinaenrico e carlo vanzinasteno con i figli carlo ed enrico vanzina

 

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