giulio tremonti globalizzazione

TREMONTI SOPRA IL CIELO - PENSAVATE CHE LA CRISI DEL 2008 FOSSE GRAVE? ASPETTATE DI VEDERE LA PROSSIMA! - GIULIO TREMONTI VI SPIEGA PERCHÉ BISOGNA INIZIARE A FARE GLI SCONGIURI: "AL POSTO DEL GLOBAL ORDER SI STA FORMANDO UN GLOBAL DISORDER. E LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI È VUOTA" – CI HA FREGATO LA GLOBALIZZAZIONE: “NEL 1989, CADUTO IL MURO E LIBERATO INTERNET, STAVA PER ESSERE SOVVERTITO IL SISTEMA SECOLARE DEL CAPITALISMO. PESSIMISMO? VORREI CHE LO FOSSE…”

Lettera di Giulio Tremonti al “Corriere della Sera”

 

globalizzazione

Caro direttore, l' alfabeto della globalizzazione si fa ogni giorno più angoscioso: A come auto, il dinosauro industriale prossimo venturo; B come banche centrali, ormai fabbriche a ciclo continuo di trilioni di moneta a tasso zero; C come Cina, la rivale degli Usa nella guerra fredda 2.0.; D come dazi, tra le armi più usate in questa guerra; E come Europa post Brexit, persi i mari e ridotta sul continente l' Europa rischia di sedere al tavolo globale, ma non come commensale, come pietanza;

greta thunberg

 

G come Greta, con l' allarme sul clima o sull' inquinamento; H come Hong Kong, il simbolo delle rivolte in incubazione in tutta l' Asia; I come inflazione, in un mondo capovolto questa considerata non più come una nemica, ma come una irraggiungibile amica; L come «Libra», l' eversiva moneta senza Stati; M come manifattura, ovunque in calo;

hong kong proteste

 

O come «over the top», come amano definirsi i signori della «rete», ormai convinti d' essere sostituti multifunzione degli Stati; P come petrolio, con le connesse turbolenze geopolitiche e religiose;

 

R come recessione, annunziata dai «cigni neri» che volano sopra Wall Street, a partire dal classico default argentino per arrivare agli allarmi per l' eccesso o gli improvvisi e misteriosi buchi di liquidità, e poi ancora allarmi sui prestiti a leva o sul declino dei valori immobiliari; T come turisti della storia, come in gran maggioranza ci si presentano gli statisti contemporanei.

giulio tremonti

 

MARK ZUCKERBERG E LA CRIPTOVALUTA DI FACEBOOK LIBRA

Tutto questo non è per caso, non è fatale, non è l' effetto di una oscura imperscrutabile maledizione. Nel novembre del 2006, in un' intervista al Corriere («L' America rischia un nuovo '29»), e poi nella primavera del 2008, in un libro («La paura e la speranza. La crisi globale che si avvicina»), ho detto e scritto sulla crisi globale, allora quasi universalmente esclusa, se non da alcuni che tuttavia ne vedevano solo i sintomi finanziari e non le cause politiche.

Lehman Brothers

 

E fu proprio questo, prima l' esplosione imprevista e istantanea, poi il dilagare globale della crisi, fu tutto questo che nell' autunno del 2008 colpì e lasciò attonito il mondo. A realizzarsi era ancora l' utopia della globalizzazione, ma questa volta in negativo: come tutto era divenuto globale, così era globale anche la crisi.

 

globalizzazione1

Flashback. Trenta anni fa, nel luglio del 1989, anno questo bicentenario della Rivoluzione francese, ho scritto un articolo che il Corriere titolò: «Una rivoluzione che svuoterà i Parlamenti».

Già allora si poteva infatti vedere che si stava spezzando la catena politica fondamentale: la catena Stato-territorio-ricchezza. La ricchezza usciva tanto dai confini politici degli Stati, quanto dai confini fisici della realtà. Caduto il Muro (tre mesi dopo) e liberato «internet», stava per essere sovvertito il sistema secolare del capitalismo, un sistema che certo era fatto dalla ricchezza, ma anche dalle nazioni con le loro regole.

 

muro di berlino

E tuttavia non bastavano né la nuova libertà, né la «rete», serviva una ideologia e questa fu il «mercatismo», il mercato «sicut deus», l' ultima ideologia del '900. Una ideologia questa che nella globalizzazione si è fatta prima utopia e poi magia, finalmente realizzando il millenario mito dell'«età dell' oro». E tutto questo ha funzionato più o meno per 20 anni, fino a quando la crisi ha chiarito ai popoli che i sacerdoti e gli sciamani della finanza non erano più capaci di garantire «la pioggia e il raccolto».

 

giulio tremonti (2)

Parlando della seconda guerra mondiale Churchill notava: non sono state due, è stata un' unica guerra, pur se intervallata da un lungo armistizio. Nel 2008 in tutte le sedi internazionali (G7, G20, Fmi, Eurogruppo, Ecofin) mi permettevo di ripeterlo: la crisi finanziaria non era alle spalle e certo non poteva avere termine agendo solo dal lato della finanza.

giulio tremonti silvio berlusconi 2

 

mark zuckerberg

Fu allora e fu su questo che, in sede internazionale, si confrontarono due visioni. Quella del «Global Legal Standard», un trattato multilaterale scritto da giuristi italiani (qui ricordo Guido Rossi), votato all' unanimità in sede Ocse e mirato a introdurre, a monte della finanza, regole sull' economia reale. Per contro la visione del «Financial Stability Board» (38 missioni, 16.000 pagine, un testo lungo 80 chilometri lineari), scritto dalla finanza e per la finanza al solo fine di comprare tempo. A prevalere è stata quest' ultima visione. Allora fu la vittoria di Creso, oggi sempre più è una vittoria di Pirro.

giulio tremonti (1)

 

Nel tempo presente al posto del vecchio global order si sta formando un opposto global disorder nel quale sono sempre più evidenti e prossimi i segni di «ritorno» della crisi globale e questa, rispetto al principio, ancora più grave, perché è ormai vuota la cassetta degli attrezzi.

Mi si può dire che tutto questo è pessimismo. E certo vorrei che lo fosse. Per ora e per mio conto penso comunque a quanto sarebbe stato, e ancora oggi possa essere saggio seguire il proverbio: fermati e aspetta che la tua anima ti raggiunga.

muro di berlino 1989

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)