pd m5s taglio parlamentari

VOLETE SAPERE COME SI E' ARRIVATI ALLA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI? A CAZZO DI CANE - VERDERAMI: "UN MINISTRO DEL CONTE-BIS RICORDA COME, A OTTOBRE 2019 DOVE CHE LA RIFORMA ERA STATA APPROVATA, SI FERMO' A PARLARE CON FRACCARO DICENDOGLI: 'CHE ERRORE AVETE FATTO'. E IL GRILLINO RISPOSE: 'MA CHI POTEVA IMMAGINARE CHE IL PD L'AVREBBE FATTO PASSARE COSÌ'. SI IPOTIZZAVA CHE SI SAREBBE ANDATI PER LE LUNGHE. INVECE NO: IL PD, CHE PER TRE VOLTE AVEVA VOTATO CONTRO LA RIFORMA, ALLA QUARTA CAMBIO' POSIZIONE..." 

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

IL REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI BY ALTAN

 

Con il taglio dei parlamentari il 25 settembre cambierà la storia della politica italiana. Ma quella che rappresenta a tutti gli effetti una svolta epocale non sarebbe che una «riforma per caso». Almeno, stando al racconto di un autorevole ministro, presente anche ai tempi del Conte due e testimone di un episodio che cambia radicalmente la narrazione sull'epopea giallorossa e sul provvedimento bandiera del grillismo.

 

Il ministro ricorda come a metà di ottobre del 2019, dopo che il Parlamento aveva definitivamente approvato la riforma, al termine di una riunione di governo si fermò a parlare con l'allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Fraccaro: «Che errore avete fatto», gli disse riferendosi alla riduzione dei parlamentari. E il grillino rispose a bruciapelo: «Ma chi poteva immaginare che il Pd l'avrebbe fatto passare così».

RICCARDO FRACCARO

 

 

È vero, in estate il «taglio» era stato il cuore dell'intesa tra il Movimento e i Democratici per formare un governo e sbarrare la strada delle urne a Salvini. Ma tutto lasciava supporre che - prima dell'ultimo passaggio della riforma in Parlamento - i dem avrebbero chiesto il varo dei correttivi necessari a garantire la tenuta del sistema: dalla modifica dei regolamenti per Camera e Senato fino alla legge elettorale proporzionale.

TAGLIO PARLAMENTARI

 

Insomma, si sarebbe andati per le lunghe. E se non si fosse arrivati alla fine del percorso, i dirigenti di M5S - come riconosce oggi uno di loro - già ipotizzavano di sventolare quella bandiera nella successiva campagna elettorale, «un po' come la sinistra aveva fatto per vent' anni con il conflitto d'interessi contro Berlusconi».

 

Invece no. Il Pd, che per tre volte aveva votato contro la riforma, alla quarta cambiò posizione. Non senza mal di pancia interni. In pochi in Parlamento si opposero a quella «mutilazione della Costituzione», come disse al Senato Bonino, allora anche a nome di Azione. Sarà stato per il fatto che all'epoca Conte era considerato il «punto di riferimento» del progressismo, ma nel Pd fu il solo Guerini - durante un dibattito politico in una riunione di governo - ad esprimere il suo dissenso.

m5s taglio parlamentari

 

Certo in quella sede non si segnalò in suo sostegno il ministro del Sud Provenzano, compagno di partito, che l'altro giorno in un'intervista al Corriere ha di fatto sottolineato gli effetti negativi della riforma. Il titolare della Difesa invece rese pubblica la sua posizione nell'estate del 2020, quando si avvicinava il referendum ma dei «correttivi costituzionali» e della proporzionale non c'era traccia: «Non c'è una nuova legge elettorale, non c'è un nuovo sistema bicamerale. Così com' è questa è solo una concessione alla demagogia».

riccardo fraccaro

 

Il 21 settembre però la «demagogia» stravinse con il 70% di «sì»: all'epoca i tardivi ripensamenti di Berlusconi e Renzi, che condannarono la «riduzione della democrazia in Parlamento», furono sommersi dal coro (quasi) unanime a favore di una riforma che - per dirla con Di Maio - avrebbe fatto «risparmiare soldi» e garantito «leggi scritte meglio».

 

 

Da allora sono passati due anni e due governi, ma le modifiche sono rimaste come le opere pubbliche: incompiute. La riforma dei regolamenti parlamentari è stata varata solo a Palazzo Madama, con rischi elevatissimi nella prossima legislatura per l'iter dei provvedimenti e per la stessa vita del futuro governo.

 

lorenzo guerini foto di bacco (3)

Non è stata ridotta la quota dei delegati regionali per l'elezione del presidente della Repubblica, indispensabile per compensare il taglio di deputati e senatori. Non è stato modificato il conteggio su base regionale dei voti per l'elezione alla Camera Alta. E non è stata cambiata la legge elettorale, perché quando Letta sostituì Zingaretti al Nazareno accettò l'invito della «orbániana» Meloni ad Atreju e lì affossò il proporzionale per rilanciare il Mattarellum.

 

 

Così la riforma nata per «caso» affida ora al caso la tenuta del sistema, tra il silenzio di chi avrebbe potuto far sentire la propria voce e l'ammissione di colpa di alcuni dirigenti democrat, consapevoli che il «taglio» era stata solo una folgorazione sulla via di Palazzo Chigi: «Siamo un partito di atei praticanti».Ai quali verrà più complicato intestarsi la battaglia per difendere la «Costituzione più bella del mondo» dagli attacchi della destra. «Perché finora è stata la sinistra a cambiare la Carta. E lo ha fatto sempre in peggio», ha detto il costituzionalista Celotto presentando il suo romanzo Fondata sul lavoro: «Prima modificò il Titolo V per inseguire i leghisti.

giorgia meloni enrico letta atreju

 

Ora lo ha fatto con il taglio dei parlamentari per inseguire i grillini». «Lo avete fatto voi», ha detto Letta ai compagni di partito dopo lo scontro sulle liste. Vuol dire che il segretario del Pd è contrario alla riforma?

referendum sul taglio dei parlamentariemma bonino al seggioEMMA BONINO – NO AL REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARIreferendum sul taglio dei parlamentari 6

Ultimi Dagoreport

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI, AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?