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LA CORSA PAZZA DI MOU – DOTTO: "ALLA FINE E’ STATA ORGIA. JOSÈ MOURINHO ALLE SOGLIE E ANCHE OLTRE DELL’INFARTO, IN VERSIONE CARLETTO MAZZONE. “LA PARTITA PIÙ IMPORTANTE DELLA MIA STORIA” HA DETTO JOSÈ ALLA FINE NON DI UNA PARTITA MA DI UNA PAZZIA, TRA IL CALVARIO E L'ORGIA. PER IL RESTO, LA SUA ROMA, NON NELLA SUA MIGLIORE SERATA, MA DEVOTA E FEDELE, HA RISPOSTO. IL REGALO PIÙ GRANDE PER LE 1000 PANCHINE…" - VIDEO

 

Giancarlo Dotto per il Corriere dello Sport

 

mourinho

La corsa folle di un uomo ubriaco di gioia dalla maglia color vinaccia. È lui. Josè Mourinho alle soglie e anche oltre dell’infarto, in versione Carletto Mazzone. Partita mostruosa fino all’ultimo secondo, insostenibile anche per chi deve scriverla e riscriverla e poi riscriverla ancora, in presa diretta.

mourinho

 

Traboccante di tutto, di troppo. Pali, occasioni, brividi, gol azzerati per un mignolo, un’unghia, un ciglio. Emozioni contorte, a tutto campo, da una porta all’altra. Il tutto nella sabbia immonda di un Olimpico non degno di sé e soprattutto non degno di questa partita. Doveva essere ed è stata per la Roma la festa delle mille panchine. La sera in cui si doveva prendere tutto il vantaggio possibile dai passi falsi di Inter, Atalanta e Juventus e lo è stato.

 

MAZZONE 4

Tre punti arrivati alla fine non di una partita ma di una pazzia, tra il calvario e l’orgia. Alla fine è stata orgia. Mucchio selvaggio all’Olimpico. Felicità pura. Bello che sia stato lui il Faraone più romano di ogni tempo a distillare in questa tempesta balorda di concitazioni la perla giusta.

 

Dopo tanto sciupio immane da una parte e dall’altra, un ottovolante per cuori forti. Uno per tutti, quel numero a venti minuti dalla fine di Pellegrini che manda in bambola l’intero Sassuolo e, quando sei a un pelo dal far precipitare l’Olimpico in un abisso di felicità, l’errore a porta spalancata. Dove non arriva Lorenzo arriva l’amico Stephan. Bello anche questo.

 

Il Sassuolo è squadra vera. Farà male a molte squadre titolate del campionato. Mastica, si capisce, calcio cartesiano ancora sulla larga impronta di De Zerbi rimodellata e verticalizzata da Dionisi, con gli agguati di valori assoluti come Berardi, Boga, Raspadori, Traorè e ora anche Scamacca, sedicenne fuggiasco a Trigoria quando era già chiaro che quel fisico sovrastante si combinava a tanto talento. È lui a infliggere l’ultima coltellata al manto giallorosso in calore a pochi secondi dalla fine, cancellata dal benedettissimo Var.

mourinho

 

Sospirata, sofferta, fino in fondo. Roma felice di stare lassù con Napoli e Milan. Tre partite, nove punti, mille panchine. Numeri che cantano. Festa sì, se contano e cantano i punti, dopo tanto patema. Prima la bellezza dello schema. E poi la bellezza di El Shaarawy.

 

Il gol di Bryan ha almeno cinque autori espliciti e impliciti. Tammy, Pellegrini, lo stesso Cristante, Mourinho e i suoi tattici. Quello dell’egizio va con le note di Domenico Modugno, mille panchine suonate dal vento e dunque volare oh oh, nel cielo infinito, mentre il mondo spariva lontano laggiù.

giancarlo dotto foto di bacco (3)

 

La sera di Mou. Mille panchine, un’enormità. Pezzi di vita lasciati su ogni campo. “La partita più importante della mia storia” si era lasciato dire Josè, alla fine stremato e bambino come mai. Tanto per mettere più pressione su di sé e la sua banda, perché così funziona da sempre Mou: devono battere forte le sue tempie per dare il meglio. Per il resto, la sua armata rossa, non nella sua migliore serata, ma devota e fedele, ha risposto. Il regalo più grande.

CARLETTO MAZZONE AMEDEO CARBONI

 

giancarlo dotto foto di bacco (2)CARLETTO MAZZONE

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