ribery

“DOPO IL KO CON IL GENOA, MI SONO ALLENATO FINO ALLE 4 DEL MATTINO” – CALCIO, VITA, SFREGI E FOLLIE DI FRANCK RIBÉRY: "FIRENZE UNA SCELTA DI MIA MOGLIE? NON PROPRIO. ANCHE LE PAROLE DI TONI SONO SERVITE" – LE DIFFERENZE CON LA BUNDESLIGA, IL RAZZISMO, I GIOVANI CALCIATORI: “NOI PENSAVAMO A DIVERTIRCI E A IMPARARE, NON CERTO AI SOLDI. ORA I RAGAZZI HANNO LE MACCHINE, GLI SPONSOR. TROPPE COSE PER CUI RISCHIANO DI ROVINARSI" – GLI APPLAUSI DI SAN SIRO

Alessandro Bocci per “il Corriere della Sera”

ribery

 

Come sul prato verde. Franck Ribéry affronta con animo lieve e l' autorevolezza del campione la prima intervista italiana dentro il centro sportivo della Fiorentina.

Quaranta minuti in cui racconta se stesso e il rapporto con il calcio che ama come la sua vita e che lo ha spinto, a trentasei anni, a raccogliere una nuova sfida, colorata di viola, diversa dalle altre, ma egualmente intrigante.

 

«Quando ho accettato di venire a Firenze, non potevo sapere che sarebbe stato amore a prima vista. E invece è stato così, sin dalla sera della presentazione. Quella notte è stata speciale e la porterò sempre con me».

 

Amore totale e incondizionato. E l' impatto si è rivelato formidabile. Lo stadio scandisce il suo nome, la Lega lo ha premiato come miglior giocatore di settembre. Franck, rigorosamente in italiano, confessa le sue speranze e anche le difficoltà. «Perché ho vissuto un' estate diversa dal solito. Non mi era mai capitato di allenarmi da solo, ed è brutto. Il calcio è gioia e condivisione. Un conto è lavorare insieme ai compagni, un altro farlo a casa con un preparatore».

ribery

 

Perché la Fiorentina? È stata davvero sua moglie a orientare la scelta?

«Non proprio. Avevo altri contatti, in Inghilterra e anche in Italia. Ma con i dirigenti viola è scoccata la scintilla. Parlando con Pradè e Barone, anche con l' allenatore Montella, ho sentito calore e fiducia nei miei confronti. E allora Wahiba mi ha detto: andremo a Firenze. Ora sono qui e sono felice».

Anche Toni, suo compagno al Bayern Monaco, ha avuto un peso nella scelta...

«Luca è un amico e le sue parole sono servite. Mi ha raccontato la città, spiegato le dinamiche del club e la passione dei tifosi».

ribery

 

Come si vive il passaggio dal super Bayern alla Fiorentina?

«Sono venuto con la stessa determinazione che avevo in Germania. Firenze mi ricorda Marsiglia. La mentalità dei tifosi è la stessa, sono caldi e passionali. La gente qui vive per il calcio e mi spinge a dare l' anima per la squadra. Noi senza di loro siamo niente. La Fiorentina è un grande club con una grande storia ed è come una famiglia».

 

Ha fatto in fretta a ritrovare la condizione.

«All' inizio ho dovuto lavorare duro, ma già alla terza giornata contro la Juventus mi sentivo meglio. Gioco con il cuore e in campo metto tutto quello che ho».

 

Non solo Firenze l' ha accolta bene, ma tutto il calcio italiano. I tifosi del Milan a San Siro si sono alzati in piedi per applaudirla.

ribery

«È vero e conferma la bontà della scelta che ho fatto. La serie A è un buon campionato, conosciuto nel mondo. Juve e Inter sono fortissime, anche Roma e Lazio mi piacciono e il Napoli è cresciuto nel tempo».

 

Non tutto fila liscio, però. Il razzismo e le intolleranze sono un bel problema.

«Preferisco guardare il lato bello, per esempio la passione dei tifosi che ti applaudono quando entri in campo per il riscaldamento. C' è tanta gente sana che apprezza lo spettacolo. Questo è importante. Ho giocato con Zidane, Henry e Thuram che mi dicevano "il calcio va troppo veloce, cerca di godertelo". Avevano ragione. Ora lo capisco meglio. Il razzismo, invece, non lo capisco perché siamo tutti uguali: bianchi, neri. Siamo esseri umani».

ribery

 

E sul campo che differenze ha trovato?

«Ho giocato 12 anni in Germania dove si corre sino al novantesimo qualunque sia il risultato. Qui si lavora sulla tattica e c' è molta strategia, come in Francia. Bello, così posso sperimentare una cosa nuova».

 

Rispetto a quando ha cominciato, come è cambiato il calcio?

«Le nuove generazioni sono differenti. Noi pensavamo a divertirci e a imparare, non certo ai soldi. Ora la vita è diversa, i ragazzi hanno altri problemi e priorità: le macchine, gli sponsor. Troppe cose per cui rischiano di rovinarsi».

 

ribery

È per questo che parla molto con i giovani, almeno in campo.

«Lo faccio anche fuori. Vorrei aiutarli. Mi piace perché mi ascoltano. Vedono come lavoro, come mi alleno, anche come mangio. Ho vinto tutto nella mia carriera e loro prendono esempio da me».

 

Cosa pensa di potergli trasmettere?

«La mentalità. Io non ci sto mai a perdere, se succede mi arrabbio. Bisogna pensare a vincere, sempre. Non è facile, anzi è impossibile. Ma bisogna provarci. Io lo faccio persino nelle partitelle di allenamento».

 

Anche al Bayern era un punto di riferimento.

«Lo eravamo in tre o quattro. Mi piace questo ruolo. Ho conosciuto Alaba che aveva 16 anni, lo portavo a casa mia a pranzo e lo incoraggiavo. Un giorno ha visto la mia Ferrari e il mio orologio al polso. Gli ho risposto di non guardarli e di pensare solo a migliorare e di concentrarsi sul campo. Dopo, e solo dopo, sarebbe arrivato il resto. Alaba ce l' ha fatta e ora mi ringrazia. Qui parlo tanto con Chiesa e Castrovilli, sono ragazzi in gamba e vogliamo crescere tutti insieme».

 

A lei chi ha trasmesso la mentalità giusta?

«Al Mondiale 2006 stavo spesso con Zidane e ho capito come si comporta un campione e cosa bisogna fare per esserlo. Zizou è stato un esempio».

 

Qual è la lezione che le ha insegnato il calcio?

ribery

«Che un giocatore solo, anche il più bravo, non vince. Il gruppo è la forza di una squadra».

 

È vero che dopo aver perso con il Genoa è venuto di notte a allenarsi al centro sportivo?

«L' ho fatto perché ero arrabbiato e dovevo sfogarmi. Sono rimasto sino alle 4.30: corsa e cyclette ascoltando la musica. Così poi sono andato a letto e ho dormito. Il messaggio per i compagni deve essere chiaro: vincere e ancora vincere. Bisogna arrivare alle partite con lo stato d' animo giusto, sapendo di averle preparate bene».

 

Come si trova con Montella?

«È bravo e conosce bene il calcio. Quello dell' allenatore è un mestiere duro perché sono sempre sotto pressione e quando non arrivano i risultati vivono male. All' inizio abbiamo perso due partite e non è stato semplice».

Lei è un po' l' allenatore in campo...

«Mi sento di poter assumere questo ruolo e credo sia importante anche per Vincenzo.

Così posso aiutarlo».

 

ribery traduttrice 19

Chi è stato quello che ha più inciso nella sua carriera?

«Senza dubbio Jupp Heynckes, un tecnico preparato e una persona come si deve.

Con lui e il suo staff funzionava tutto a meraviglia».

 

Dove può arrivare la Fiorentina?

«Dobbiamo pensare partita dopo partita. Ma sono convinto che possiamo fare una bella stagione. Le vittorie di questo ultimo periodo ci aiuteranno, permettendoci di lavorare con più serenità«.

 

Lei ha giocato in tanti grandi stadi, i più belli del mondo. Quale le è piaciuto di più?

«San Siro che mi ha applaudito...».

Ride. Anche Firenze vuole lo stadio nuovo.

«Non è una missione facile, ma sarebbe importante e aiuterebbe il club a espandersi.

Mi piacerebbe giocare nel nuovo impianto...».

 

Ma sino a che età vuole continuare?

«Non lo so. Intanto due anni vanno bene, poi vediamo. Sono venuto qui perché ho fame e voglio riuscire a vincere qualcosa. Ma il futuro non si può prevedere».

ribery alessia enriquez 4

 

Che impressione le ha fatto il presidente Commisso?

«Lui e Joe (Barone ndr), sono persone sincere. E non false. Persone con un grande cuore. Per me è importante. Gente vera. E anche io sono vero».

ribery birra

 

E quando deciderà che è l' ora di smettere, vuole restare nel calcio?

«Mi piacerebbe, vorrei lavorare con i giocatori, aiutarli». In quel momento entra nella stanza Daniele Pradè, lo abbraccia e gli stringe la mano: «Affare fatto Franck, sarai il mio nuovo mister». Ridono tutti. Ribéry è un uomo felice.

E realizzato.

riberyRIBERY SLACCIA GLI SCARPINI A BIBIANA STEINHAUSRIBERYSIMEONE RIBERYPRESENTAZIONE DI FRANCK RIBERY ALLA FIORENTINA

Ultimi Dagoreport

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, LA DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LO SCAZZO CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…

donald trump stretto di hormuz

DAGOREPORT – COME GODE XI JINPING! QUANDO TRUMP HA MINACCIATO DI RINVIARE IL SUO VIAGGIO IN CINA, LA RISPOSTA È STATA, PER USARE UN CINESISMO, UN SONORO “ESTICAZZI!” – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO HA LA FACCIA COME IL CULO A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLA NATO, LA STESSA CHE PER ANNI HA DEFINITO INUTILE, MINACCIANDO L’USCITA DEGLI USA: “VOI AVETE BISOGNO DELLA NATO, NOI NO” - ORA IL DEMENTE IN CHIEF FRIGNA PERCHÉ GLI STATI EUROPEI SI RIFIUTANO DI PARTECIPARE ALLA GUERRA IN IRAN – L’EFFETTO TRUMP SULLE ELEZIONI IN EUROPA (IN FRANCIA E SPAGNA, I PARTITI FILO-MAGA DELUDONO LE ASPETTATIVE) E IL PARADOSSO CHE OSSERVA IL “FINANCIAL TIMES”: “TEHERAN, DIMOSTRANDO AL MONDO CHE LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ È UNA MINACCIA REALE E PRATICABILE, HA SCOPERTO UN POTENTE STRUMENTO DI DETERRENZA FUTURA. SE IL REGIME SOPRAVVIVERÀ A QUESTA GUERRA, POTREBBE PERSINO EMERGERE IN UNA POSIZIONE INTERNAZIONALE PIÙ FORTE” (BOMBA ATOMICA COMPRESA)

andrea orcel friedrich merz giorgia meloni

DAGOREPORT – IERI ANDREA ORCEL HA FATTO VENIRE UN COCCOLONE A PALAZZO CHIGI - MA COME, PROPRIO ORA CHE  GIORGIA MELONI HA PERSO TRUMP E S’È ATTACCATA ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE TEDESCO MERZ, 'STO ORCEL CHE FA? L'UNICREDIT LANCIA L’OPS SUL 30% DI COMMERZBANK FACENDO INCAZZARE LA GERMANIA TUTTA!?! – IL MANAGER ROMANO HA CHIUSO LA "GUERRA" PRECISANDO CHE L'OPS NON IMPLICA LA GOVERNANCE DELLA SECONDA BANCA TEDESCA - IL PARADOSSO DELLA LEGA: IL PARTITO CHE SI È OPPOSTO A TUTTA GOLDEN POWER ALL’OPERAZIONE BANCO BPM, ORA DIFENDE UNICREDIT, PUR DI METTERLA IN QUEL POSTO ALLA DUCETTA…