quadarella carraro pellegrini sun yang

QUADARELLA, UNA FAVOLA MONDIALE – LA CAVALCATA STRAORDINARIA DELLA NUOTATRICE ROMANA NEI 1500 SL: “SÌ, NON C'ERA LA LEDECKY, MA IO CHE COSA HO COMBINATO? L'ORO MI SEMBRA IRREALE, ASSURDO…” – BRONZO PER MARTINA CARRARO NEI 100 RANA – E OGGI TOCCA ALLA "DIVINA" PELLEGRINI E A DETTI-PALTRINIERI (DALLE 13 SU RAI2) – IL CHIACCHIERATO CINESE SUN, IN ATTESA DI ESSERE GIUDICATO PER LA VIOLAZIONE DI UN TEST ANTIDOPING, FUORI CONTROLLO SUL PODIO - VIDEO

 

Da La Gazzetta dello Sport

simona quadarella

Sun Yang, ancora lui. In acqua perché vince i 200 sl sfruttando la squalifica di Rapsys, e sul podio perché litiga con lo scozzese Duncan Scott (a destra nella foto) , che non gli stringe la mano e rifiuta la foto: «Io ho vinto, tu hai perso» gli ha risposto il cinese. La Fina, come con Horton, ha ammonito Scott. E sembra che ieri, per evitare imbarazzi, al presidente del Cio Thomas Bach, sia stata evitata la premiazione di Sun, in attesa di essere giudicato per la violazione di un test antidoping. Bach ha premiato la Quadarella.

 

simona quadarella

QUADARELLA

Stefano Arcobelli per la Gazzetta dello sport

 

Da Novella alla Quadarella. Dalla prima campionessa mondiale di Belgrado '73 a questa tenace romana che quando vince, piange sempre a catinelle. Non si trattiene. Ieri Simona s' è presa il mondo nei 1500 metri, nobilitati dal rango di nuova specialità olimpica, con il 4° tempo della storia.

 

simona quadarella

Una sola donna al comando: Veleno (il soprannome che la ha dato la mamma perché, quando nuota, Simona spruzza cattiveria: anzi veleno). Dopo un monologo esagerato. Dopo 30 interminabili vasche che ti stremano, c' era solo lei, e a a quasi 8" la tedesca Kohler, a 10 la piccola cinesina Wang. Nel decennale dello stesso titolo iridato conquistato da un' altra romana, Alessia Filippi, l' oro della fatica in piscina è di un' altra romana. E l' Italia trova un' altra reginetta che da piccola sembrava destinata a rimanere un brutto anatroccolo.

simona quadarella

 

Una di quelle che non si sentiva mai all' altezza anche se aveva le idee chiarissime e le confessava solo nei temi d' italiano. Voleva diventare bravissima, le bastava un costume. Voleva imitare e battere la sorella maggiore Erica. E non s' è più fermata; sino a prendersi il titolo iridato che pareva impossibile. Perché nella sua specialità c' è una marziana, la cinque volta campionessa olimpica statunitense Katie Ledecky, stesa da un virus. «E' uno straccio» dicevano dal suo staff. Le è stata evitata un' altra traumatica sconfitta dopo quella nei 400.

 

quadarella

Il giorno «da Ledecky» della Quadarella perfetta è stato «amazing»: è la prima parola all' uscita dall' acqua dopo il monologo impressionante. A due anni dal bronzo Simona ha buttato giù 13", per questo oro ne ha limati altri 8 rispetto al 2018 europeo. Insomma, Veleno più domina e più pensa in grande . Una visionaria alla quale è mancato solo il confronto spalla a spalla: basterà attendere un altro anno, e l' arrivederci a Tokyo annunciato dalla ventenne capitolina diventerà uno dei temi più intriganti del mezzofondo mondiale.

 

quadarella

Più delle parole sono le lacrime a rendere questa ragazza normale, che pare persino fragile e poi si trasforma in una macchina di bracciate. Cristian Minotti, il tecnico soprannominato lo Scuro, ieri a mezzogiorno le ha annunciato la rinuncia della Ledecky ed è cominciata per lei la giornata più lunga, in attesa che il mondo la applaudisse ed il capo dello sport mondiale, Thomas Bach, la premiasse.«La medaglia d' oro? Mi sembra irreale, assurda, non ci credo ancora di averla tra le mani. Sono tantissime emozioni messe insieme. Non so neanche io cosa sto provando in questo momento. È mia. È' bella, bella. Pesante». E poi continua: «Sì, non c' era la Ledecky, ma io che cosa ho combinato? Se non ha gareggiato è perché non se la sentiva. Sapevo di vincere dall' inizio, ora che è tutto reale non mi sembra vero. Cristian mi ha detto "Quella non c' è..." e io, spiazzata ho pensato "voglio vincere". E lui mi ha detto "bene devi usare la testa". Ho capito che era un' opportunità. Sarò stata fortunata, ma penso che la fortuna vada anche a chi si impegna.

quadarella

 

Perché io ero la seconda!». Dicevano che la vigilessa del fuoco, che si allena all' Aniene, non avrebbe potuto mai vincere. Al massimo sarebbe stata d' argento e invece si è presa il mondo passo dopo passo, bracciata dopo bracciata.

 

La sua ascesa si fa irresistibile: «In due anni è cambiato tutto. Anni pazzeschi, da Budapest a Glasgow a qui. E spero di continuare così anche dopo Tokyo, vorrei fare l' Olimpiade di Parigi perché penso sempre a Notre Dame che è bruciata, e io sono molto legata a quel posto. Mi piaceva tantissimo il cartone del Gobbo, l' ho guardato tante volte, avevo anche il vestito di Esmeralda, mi piangeva il cuore a vedere le fiamme che la divoravano». Ora invece piange estasiata per la medaglia più prestigiosa: «Ogni volta che vinco, ho sempre più voglia di vincere, mi diverto sempre di più». Ad aprile il cronometro non le sorrideva come voleva lei, a giugno la fiducia era in crescendo ma non sapeva come sarebbe davvero andata a finire la storia. Con un lietissimo fine: «Ho faticato tantissimo. E qui non vedevo l' ora di finire e di sfogarmi».

SIMONA QUADARELLA E CHRISTIAN MINOTTI

 

Piangere, prendere quella gemma di un colore da far girare la testa, e cantare l' Inno, ultimo orgoglio italiano, teenager che si fece primadonna dopo aver vissuto un' estate da prima tricampionessa italiana in una volta. Sono queste straordinarie imprese a rendere la Quadarella un fenomeno azzurro: a soli 20 anni, coglie l' attimo e si prende la madre delle rivincite. Non era stata convocata per i Giochi di Rio, dove avrebbe accumulato esperienza, e lei s' è messa con la testa sott' acqua giorno dopo giorno per diventare la più brava. Sempre con quell' approccio timido fuori e vincente dentro.

Una personalità doppia tra la ragazza e la campionessa. Non è finita, ci sono gli 800 che le piacciono e dove forse incrocerà la Ledecky. Come stai Simona?Una meraviglia.

 

SORPRESA CARRARO

Da la Gazzetta dello Sport

 

QUADARELLA

Oltre allo stile libero, l' Italia ai Mondiali vantava solo il precedente del bronzo nei 200 dorso a Roma '94, grazie a Lorenza Vigarani, allenata da Castagnetti.

 

Ieri è sbocciata la favola di Martina Carraro, ventiseienne genovese di stanza a Imola, che si regala il bronzo nei 100 rana (olimpici) dietro alla statunitense King e alla russa Efimova. Sul podio, con due carissime nemiche, c' è il volto di questo peperino che dedica la medaglia a papà e la condivide con capitan Scozzoli, il fidanzato per il quale ha lasciato Bologna e che si prende la finale dei 50 rana col 3° tempo dietro Peaty e Lima e col record italiano migliorato di 3 centesimi a quasi 31 anni. E pure la sua Martina ha conquistato il bronzo migliorando di 3 centesimi il record italiano della semifinale, un 1'06"36 per lasciare sotto il podio la nipponica Aoki di 4 centesimi nonostante un tocco lunghissimo.

 

«Il podio mondiale di vasca corta è stato importante, ma questo è un' altra storia. È una sorpresa stupenda perché c' erano tutte le avversarie, c' era la King. Avevo fatto 2-3 errori tecnici durante la gara ed ero arrabbiata, mi dicevo in acqua "cavolo, mi sto giocando il podio", ma poi quando ho visto sul tabellone il 3° posto, ho pensato "chissenefrega degli errori, del conto sbagliato delle bracciate"».

martina carraro

 

Un' agonista che, più invecchia, più diventa brava. «La mentalità vincente contagiata da Scozzoli? Lui è molto importante per me, mi ha insegnato molte cose, anche prima delle gare mi ha tranquillizzato. Essendo l' ultima della giornata non ne potevo più, mi dicevo: "Basta! Quando gareggio?". Avevo anche fame, erano passate le 22. Dopo la semifinale ho pensato che forse mi sarei giocata la medaglia con la giapponese e infatti è stato così. Io ci ho creduto di più. Se non fosse arrivata, non mi sarei disperata perché era la mia prima finale ai Mondiali in lunga. Me la sono proprio goduta, senza nessuna pretesa.

sun yang

Ora la consapevolezza aumenta. Mi sento migliorata nella nuotata, posso crescere ancora, sono proprio fiduciosa anche per il prossimo anno olimpico. È andato tutto liscio».

 

E quelle unghie rosa e nere che aveva anche per la medaglia mondiale d' inverno non avevano ispirazioni scaramantiche, ma solo un piacere cromatico: «Però sono andata a farmele fare dalla stessa persona, dicendo di non cambiare.

OLIMPIADI RIO SUN YANG

Ma quella scaramantica era lei». Il primo pensiero è per papà Francesco: nel 2001 a Martina è morta mamma Elvira, e il resto l' ha fatto proprio lui accompagnandola e sorreggendola fino a portarla da Fabrizio Bastelli, a Bologna. Una fase di crescita non priva di difficoltà e che soltanto la sorella Federica, più giovane di 4 anni e non casualmente ranista, poteva capire. Poi la scintilla per Scozzoli, che ieri ha fatto «la miglior partenza della mia vita». Prima che Martina lo rendesse felice.

 

 

O ltre allo stile libero, l' Italia ai Mondiali vantava solo il precedente del bronzo nei 200 dorso a Roma '94, grazie a Lorenza Vigarani, allenata da Castagnetti.

federica pellegrini

Ieri è sbocciata la favola di Martina Carraro, ventiseienne genovese di stanza a Imola, che si regala il bronzo nei 100 rana (olimpici) dietro alla statunitense King e alla russa Efimova. Sul podio, con due carissime nemiche, c' è il volto di questo peperino che dedica la medaglia a papà e la condivide con capitan Scozzoli, il fidanzato per il quale ha lasciato Bologna e che si prende la finale dei 50 rana col 3° tempo dietro Peaty e Lima e col record italiano migliorato di 3 centesimi a quasi 31 anni. E pure la sua Martina ha conquistato il bronzo migliorando di 3 centesimi il record italiano della semifinale, un 1'06"36 per lasciare sotto il podio la nipponica Aoki di 4 centesimi nonostante un tocco lunghissimo.

federica pellegrini

 

«Il podio mondiale di vasca corta è stato importante, ma questo è un' altra storia. È una sorpresa stupenda perché c' erano tutte le avversarie, c' era la King. Avevo fatto 2-3 errori tecnici durante la gara ed ero arrabbiata, mi dicevo in acqua "cavolo, mi sto giocando il podio", ma poi quando ho visto sul tabellone il 3° posto, ho pensato "chissenefrega degli errori, del conto sbagliato delle bracciate"». Un' agonista che, più invecchia, più diventa brava. «La mentalità vincente contagiata da Scozzoli? Lui è molto importante per me, mi ha insegnato molte cose, anche prima delle gare mi ha tranquillizzato.

federica pellegrini

 

Essendo l' ultima della giornata non ne potevo più, mi dicevo: "Basta! Quando gareggio?". Avevo anche fame, erano passate le 22. Dopo la semifinale ho pensato che forse mi sarei giocata la medaglia con la giapponese e infatti è stato così. Io ci ho creduto di più. Se non fosse arrivata, non mi sarei disperata perché era la mia prima finale ai Mondiali in lunga. Me la sono proprio goduta, senza nessuna pretesa.

Ora la consapevolezza aumenta. Mi sento migliorata nella nuotata, posso crescere ancora, sono proprio fiduciosa anche per il prossimo anno olimpico. È andato tutto liscio».

 

morini paltrinieri detti

E quelle unghie rosa e nere che aveva anche per la medaglia mondiale d' inverno non avevano ispirazioni scaramantiche, ma solo un piacere cromatico: «Però sono andata a farmele fare dalla stessa persona, dicendo di non cambiare.

 

Ma quella scaramantica era lei». Il primo pensiero è per papà Francesco: nel 2001 a Martina è morta mamma Elvira, e il resto l' ha fatto proprio lui accompagnandola e sorreggendola fino a portarla da Fabrizio Bastelli, a Bologna. Una fase di crescita non priva di difficoltà e che soltanto la sorella Federica, più giovane di 4 anni e non casualmente ranista, poteva capire. Poi la scintilla per Scozzoli, che ieri ha fatto «la miglior partenza della mia vita». Prima che Martina lo rendesse felice.

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