dybala wijnaldum

LA ROMA E LA MAGIA DI FRIEDKIN: CON SETTE MILIONI INSEGUE LO SCUDETTO – I COLPI A ZERO DI MATIC, DYBALA E WIJNALDUM PIU’ IL TERZINO TURCO CELIK (PAGATO 7 MILIONI) CONSEGNANO A MOURINHO UNA SQUADRA CHE PUO’ LOTTARE PER IL TITOLO – OLTRE A BELOTTI SI CERCANO ANCHE UN DIFENSORE E UN CENTROCAMPISTA - CAPITOLO CESSIONI: VIA VERETOUT (AL MARSIGLIA) E VILLAR (ALLA SAMP), PINTO PROVA A PIAZZARE KLUIVERT AL FULHAM…

Gianluca Di Marzio per il “Corriere della Sera”

 

dybala WIJNALDUM

L'aereo dei Friedkin fa il giro del mondo per regalare sogni. E solide realtà. È andato prima a Torino per prelevare Dybala poi ieri a Parigi - via Rotterdam - per accompagnare Wijnaldum e famiglia nel cuore di Roma. E tra le braccia di Mourinho, il garante di un progetto che adesso inizia a far rima con scudetto. Leggere per credere, il mercato voluto dall'abile Tiago Pinto e realizzato attraverso la serietà della proprietà americana sta evidenziando un aspetto chiave: la Roma si è rafforzata in ogni reparto senza spese folli. Ma con innesti mirati che hanno aumentato la forza e la qualità dell'intera rosa.

 

In porta, con Rui Patricio cardine, è stato sostituito Fuzato con Svilar (più pronto) mentre Olsen ha ricevuto il foglio di via a un solo anno dalla scadenza. Sempre dietro, sulla destra Celik ha colmato una lacuna - quella del vice Karsdorp - che poteva rivelarsi un problema e in più a sinistra Spinazzola è già pronto per l'inizio della stagione.

nemanja matic alla roma

 

A centrocampo, non riscattato Sergio Oliveira, sono arrivati sia Matic che Wjinaldum: giocatori di esperienza internazionale, che hanno scelto e non sono stati solo scelti. Il primo ha lasciato lo United, il secondo ha sacrificato un milione lordo sul tavolo della trattativa con il Psg.

 

Segnali di un'affidabilità per i quali la società può legittimamente vantarsi. Chi non si sente a proprio agio, poi, viene invitato serenamente a trovarsi una sistemazione.

DYBALA

 

Così, Veretout oggi firmerà per l'Olympique Marsiglia dopo aver chiesto cifre altissime per il rinnovo e la Roma incasserà 15 milioni (bonus compresi) per un giocatore che non rientrava più nei piani. E infine la ciliegina Dybala, preso in pochi giorni a condizioni economiche vantaggiose, alla metà dell'ingaggio che la Juventus gli aveva proposto a novembre.

 

Spesa effettiva di tutte queste operazioni? Appena 7 milioni di euro, chapeau. E oltre alla cifra, evidentemente contenuta, ogni operazione è stata guidata dalla volontà di garantire equilibrio alle casse del club. Almeno quattro esempi per rendere l'idea.

 

Wijnaldum

Primo, lo stipendio di Svilar è meno alto dei due portieri precedentemente in organico, Fuzato e Olsen. Secondo, l'operazione Celik è stata completamente ammortizzata dal risparmio degli stipendi lordi di Florenzi (5,5) e Santon (2,5) più l'incasso ricevuto dal Milan per il riscatto del terzino. Garantendo a Mou un titolare sì giovane ma con grande esperienza. Terzo, l'ingaggio di Matic è meno oneroso della coppia Diawara-Villar, destinati a partire entrambi, lo spagnolo già oggi alla Samp. E, quarto, Dybala che ha uno stipendio simile a quello che aveva Mkhitaryan nei tre anni in giallorosso. La logica sembra proprio quella di un instant team , per puntare decisamente allo scudetto, ma in realtà l'età media della squadra invita più alla prudenza o al realismo.

friedkin

 

Zalewski (2002) è in pianta stabile in prima squadra, oltre che punto fermo per l'allenatore. E adesso sarà la volta di Bove, altro ventenne, che potrà imparare da calciatori come Matic, Wijnaldum e Cristante, sicuramente con più spazio rispetto a prima. La filosofia è stata ed è chiara: rafforzarsi con un mix di giovani ed esperti. Ma alzando l'asticella della qualità, senza imbarcarsi in operazioni economicamente sanguinose. Anche perché l'unico imbarco atteso dai tifosi della Roma è quello dei nuovi acquisti sull'aereo dei Friedkin: in volo per sognare.

DYBALAWijnaldumWijnaldumWijnaldumDYBALADYBALA

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?