collezione torlonia palazzo caffarelli

SEGNATEVI QUESTA DATA: IL 14 OTTOBRE DOPO UNA SESSANTINA D’ANNI SI POTRA’ VEDERE PARTE DEI MARMI DELLA COLLEZIONE TORLONIA, LA PIÙ IMPORTANTE RACCOLTA DI ANTICHITÀ PRIVATA DEL MONDO - L’APPUNTAMENTO ERA FISSATO PER IL 4 APRILE A PALAZZO CAFFARELLI: MA TUTTO E' SALTATO PER IL COVID - LA MOSTRA SARÀ CURATA DA SALVATORE SETTIS E CARLO GASPARRI. GRAVA UNA MALEDIZIONE SU QUESTI MARMI SIN DAI TEMPI DI WINCKELMANN, MORTO ASSASSINATO IN UNA LOCANDA DI TRIESTE – LA STORIA DELLA COLLEZIONE E LA FAIDA FAMILIARE DOPO LA...

Anticipazione dell’articolo di Pierluigi Panza per la rivista scientifica “ANANKE”

 

coll torlonia5 busto fondtorlonia ph lorenzo de masi

Si racconta che nel 1947 l’archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli si travestì da scopino per ammirare i marmi della Collezione Torlonia. Vi spiccano statue romane a grandezza naturale come l’Hestia Giustiniani, sarcofagi, urne, vasi, tazze, busti, nonché un ciclo di affreschi con raffigurazioni di miti troiani ed etruschi proveniente da uno dei più celebri sepolcri di Vulci, la Tomba François del IV secolo a. C.

 

L’appuntamento per vedere novanta dei (circa) 620 pezzi della collezione era fissato per il 4 aprile a Palazzo Caffarelli; ma a causa del Coronavirus, quella data è stata impossibile da rispettare. Questa collezione di marmi, valutata dalla Sovrintendenza 600 milioni di euro, è fuori dai radar della storia da quando il Museo Torlonia fu chiuso dalla sera alla mattina per essere trasformato in 70 appartamenti abusivi. Questo museo in via della Lungara era stato fondato dal principe Alessandro nel 1875.

 

invito alla danza fond torlonia ph lorenzo de masi.

L’accusa di abusivismo indusse i proprietari a porre di fatto "sotto auto-sequestro" la collezione. Dagli anni Settanta Antonio Cederna impiegò fiumi di inchiostro perché la raccolta uscisse dagli scantinati. Niente da fare, tantomeno Villa Albani, chiusa da sempre con le sue statue i suoi dipinti del Perugino, Guercino e il “Parnaso” affrescato da Anton Raphael Mengs. Il “delitto” di abusivismo andò in prescrizione e ciò rese possibile, il 15 marzo 2016, firmare un protocollo d'intesa tra il Ministero dei beni culturali e la fondazione Torlonia per un'esposizione permanente di circa 90 opere. Ma insorsero altri problemi.

 

Il proprietario di questo immenso patrimonio, il quattro volte principe Alessandro Torlonia-Borghese, banchiere nonché assistente al soglio pontificio, morì a 92 anni nel dicembre del 2017.

 

coll torlonia gruppo fondazione torlonia ph lorenzo de masi

L’anno dopo Carlo Torlonia, il primogenito, impugnò il testamento contro i fratelli (Paola, Francesca e Giulio) convinto che quella sterminata eredità non fosse stata ripartita a dovere, chiedendo «l'accertamento della lesione della propria quota legittima». Due miliardi di euro e forse più valevano, secondo stime, i beni che il principe aveva lasciato: il palazzo in via della Conciliazione, Villa Albani sulla Salaria, le due ville a Castel Gandolfo oltre ai marmi.

 

Sulla stampa si lasciò trasparire anche di possibili pezzi della collezione in corso di vendita. Tra il novembre e il dicembre del 2018 fu così emesso un provvedimento di sequestro giudiziario e conservativo che comprendeva anche i 620 marmi. Nell’aprile del 2019, però, la magistratura ha sbloccato i beni. A quel punto si poté pianificare l’attesa esposizione “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces” a Palazzo Caffarelli, a cura di Salvatore Settis e Carlo Gasparri.

 

coll torlonia fond torlonia ph lorenzo de masi

LA STORIA DELLA COLLEZIONE - La famiglia Albani iniziò a collezionare antichità con Clemente XI e continuò con i nipoti, i cardinali Annibale e, soprattutto, Alessandro. Alessandro si versò al gusto dell’antico dal 1715, quando incontrò il barone Philipp von Stosch, maggior conoscitore di gemme del tempo. Iniziò a collezionare pezzi da Tivoli, che scambiò con nobili inglesi (il conte di Leicester attraverso lo scultore Matthew Brettingham), servendosi per i restauri principalmente di Bartolomeo Cavaceppi.

 

Come ricorda Carlo Gasparri sono tuttavia ancora incerte le origini e l’esatta consistenza delle prime collezioni di antichità di Alessandro, formate con acquisti (nel 1725 quello delle sculture dei Padri della Certosa e di venti ritratti di filosofi dei Verospi) oltre che con scavi a Roma e a Tivoli, Genzano, Anzio, Lanuvio. Nei primi tempi la famiglia conservava i pezzi a Palazzo Nerli, oggi Del Drago, in via Quattro Fontane, che già ospitava le antichità del cardinale Camillo Massimo. Dopo la vendita del 1732, il cardinale Alessandro riunì i pezzi, compresi quelli che andava acquisendo dai Cesi, da Villa Medici, Villa Negroni, Villa d’Este, Villa Adriana e altri siti nel nuovo complesso su via Salaria.

coll torlonia busto fondtorlonia ph lorenzo de masi

 

Villa Albani in via Salaria fu costruita tra il 1757 e il 1799 da Carlo Marchionni e l’allestimento di questo edificio, del giardino e delle pertinenze diventò palestra per il riutilizzo di frammenti archeologici che si andavano scavando. Vennero creati spazi e percorsi appositamente pensati per ospitare rovine e statue antiche come, ad esempio, il Portico delle Cariatidi, inciso anche da Giovan Battista Piranesi a tavola LXVIII di Vasi, candelabri, cippi...  del 1778.

 

Per realizzare questo disegno il Cardinale Albani si circondò dei maggiori eruditi di Roma, tra i quali Johann Joachim Winckelmann, suo bibliotecario dal 1758 e “ideatore” del gusto iconografico della villa, nonché Giovanni Battista Nolli, autore della celebre Pianta di Roma del 1744.

 

Il cardinale non si faceva scrupolo anche di vendere agli inglesi pezzi fatti giungere a Villa Albani. Uno dei casi più celebri è quello del “Cupido dormiente” ceduto nel 1763 attraverso il banchiere e collezionista Thomas Jenkins a Lyde Browne per la sua raccolta di Wimbledon, da questo ceduta a Charles Townley nel 1772.

 

Il coinvolgimento diretto di Piranesi nel cantiere della Villa (i maggiori studi su questo punto sono quelli di Elisa Debenedetti e di Carlo Gasparri) è scarsamente documentabile, ma Piranesi la conosceva: la incise nelle Vedute di Roma e una parte significativa dei capitelli o dei frammenti decorativi incisi nelle trentotto tavole che accompagnano il Della Magnificenza ed Architettura de’ Romani del 1761 provenivano da Villa Albani. Una traccia per provare questo suo coinvolgimento viene anche dal cosiddetto “Pasticcio Piranesi, un bassorilievo del tipo delle “Lastre Campana” da lui realizzato che finì a Villa Albani.

 

coll torlonia tazza cesi fondtorlonia ph lorenzo de masi

Il destino della Villa fu da subito complicato. Centotrenta sculture della collezione furono sequestrate dai francesi e dai napoletani nel 1798-99 durante la Prima Repubblica Romana. Delle sculture trasferite al Musée Napoléon ne furono, in seguito al Congresso di Vienna, restituite settanta.

 

Ma gli eredi Albani le posero in vendita a Parigi nel 1815 e furono acquistate dal Louvre: sono circa venti pezzi, alcuni erano stati incisi da Piranesi in Vasi, candelabri, cippi… In conseguenza dell’intervento francese, la collezione subì una riorganizzazione nel 1801-1803 e nuovi interventi dopo il 1868, quando la villa, già passata ai Castelbarco, fu ceduta alla famiglia Torlonia, stabilitasi a Roma dalla fine del XVIII secolo.

 

8 stage fotografico baccante fondtorlonia ph de masi

Le antichità della Villa si fusero così con i nuclei della collezione Torlonia custoditi nel palazzo di Piazza Venezia, formati anche dagli acquisti, tramite il Vitali, dei pezzi degli atelier Pacetti e Cavaceppi. In seguito, la maggior parte delle sculture fu trasferita nella villa, già Colonna, sulla via Nomentana, sistemata da Alessandro Torlonia nel 1842. Alla demolizione di questa, le sculture furono trasferite nel Palazzo Giraud-Torlonia in via della Conciliazione, poi collocate in Palazzo Corsini e, infine, molte nel Museo Torlonia alla Lungara.

 

La collezione Torlonia si arricchì anche delle sculture della Galleria Giustiniani, acquistata nel 1816 e annessa alle proprietà più tardi. Il museo fu sistemato sotto la direzione di Pietro Ercole Visconti, che ne pubblicò il catalogo nelle edizioni del 1876 e del 1881. Carlo Ludovico Visconti curò l'edizione del 1883 e quella, integralmente illustrata, del 1884-1885. Poi, per la vicenda sopra descritta, nel Dopoguerra il Museo cessò di esistere.

I MARMI DELLA COLLEZIONE TORLONIA villa albani torlonia 5villa albani torlonia 6marmi torloniasarcofago collezione torlonia PAOLO VI CON ALESSANDRO TORLONIA E ASPRENO COLONNA ULTIMI ASSISTENTI AL SOGLIO PONTIFICIOfanciulla torlonia ritrovata a vulcimarmi della collezione torlonia7 gruppo con guerriero fond torlonia ph de masi

Ultimi Dagoreport

donald trump xi jinping re carlo iii paolo zampolli mohammed bin zayed al nahyan

DAGOREPORT – OCCHI E ORECCHIE PUNTATE SU WASHINGTON: LA VISITA DI RE CARLO SARÀ UTILE A TRUMP, SEMPRE PIU’ ISOLATO, CHE HA BISOGNO DI RINSALDARE LA STORICA ALLEANZA CON LA GRAN BRETAGNA – IL PETROLIO COSTA, GLI ELETTORI SONO INCAZZATI: WASHINGTON VUOLE ACCELERARE SULLA PACE CON L’IRAN. MA GLI AYATOLLAH MOLLERANNO SOLO QUANDO LO ORDINERÀ LORO IL “PADRONCINO” XI JINPING (L’INCONTRO A PECHINO DEL 14-15 MAGGIO SARÀ UNA NUOVA YALTA?) – EMIRATI INGOLFATI: ABU DHABI CHIEDE UNA “SWAP LINE” D’EMERGENZA A WASHINGTON, E IL TYCOON NON PUÒ DIRE DI NO – LA TESTA PLATINATA DI DONALD ZAMPILLA DI…ZAMPOLLI: IL PASTICCIACCIO DEL SUO INVIATO SPECIALE E LE POSSIBILI RIVELAZIONI DELLA SUA EX, AMANDA UNGARO, NON SONO UNA MINCHIATA…

nicole minetti carlo nordio francesca nanni

DAGOREPORT – TEMPI SEMPRE PIU' CUPI PER L'EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI - LA RESPONSABILITÀ NEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI PESA, IN PRIMIS, SUL CAPOCCIONE DEL MINISTRO NORDIO - LA PROCURA GENERALE DELLA CORTE D'APPELLO DI MILANO, GUIDATA DA FRANCESCA NANNI, SI E' PRECIPITATA A DICHIARARE CHE L'ISTRUTTORIA SULLA PRATICA MINETTI SI E' ATTENUTA ALLE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: VERIFICARE LA VERIDICITA' DI QUANTO AFFERMATO NELLA DOMANDA DI GRAZIA SULLA CONDOTTA DI VITA DELLA MINETTI IN ITALIA - NULLA E' STATO APPROFONDITO SULLE ATTIVITA' IN URUGUAY (TRA ESCORT E FESTINI) DELL’EX IGIENISTA DENTALE DI BERLUSCONI E DEL SUO COMPAGNO GIUSEPPE CIPRIANI, SODALE D'AFFARI CON EPSTEIN – DALLA PROCURA DI MILANO, LA PRATICA MINETTI E' TORNATA AL MINISTERO DI NORDIO CHE, DATO IL SUO PARERE POSITIVO, L'HA INVIATA AL QUIRINALE - L'ACCERTAMENTO DI QUANTO RIVELATO DAL “FATTO QUOTIDIANO”, RENDEREBBE INEVITABILI LE DIMISSIONI DI NORDIO, GIÀ PROTAGONISTA CON LA "ZARINA" GIUSI BARTOLOZZI, DI UNA SERIE DI FIGURACCE E DISASTRI: ALMASRI, GLI ATTACCHI AL CSM E AI MAGISTRATI, LA BATOSTA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, ECCETERA - (LA REVOCA DELLA GRAZIA SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA...)

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA A VENEZIA PER IL NUOVO SINDACO CHE PRENDERA' IL POSTO DI BRUGNARO, GRAN SPONSOR DELLA “BACCHETTA NERA” (COME ANCHE IL MAL-DESTRO ZAIA) - QUANDO MELONI HA SBIRCIATO I SONDAGGI RISERVATI CHE VEDE IL CENTROSINISTRA AVANTI, SOSPINTO DALLO SCANDALOSO CASO-VENEZI (CHE STRAPPA ALLA DESTRA 4-5%), GLI OTOLITI SONO ANDATI IN TILT - E ALLA PRIMA OCCASIONE, CON LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, È STATA LICENZIATA - LO STESSO ''SENTIMENT'' VALE PER BUTTAFUOCO, MA IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE, PIU' FURBO, NON OFFRE PER ORA IL FIANCO PER LIQUIDARLO - E SE VENISSE CACCIATO, A DIFFERENZA DI VENEZI, HA L'“INTELLIGHENZIA” DEI SINISTRATI CHE LODA L'INTELLETTUALITA' DEL FASCIO-MUSULMANO CHE APRE IL PADIGLIONE AI RUSSI....

giovanni malago giorgia meloni giancarlo giorgetti andrea abodi gianluca rocchi

DAGOREPORT - IL CASO ROCCHI E' ARRIVATO COME IL CACIO SUI MACCHERONI PER ABODI E GIORGETTI, PRETESTO PERFETTO PER COMMISSARIARE LA FIGC, SCONGIURANDO IL RISCHIO CHE COSI' POSSA CADERE NELLE MANI DELL'INAFFIDABILE MALAGO’ - LANCIATO DA DE LAURENTIIS, "MEGALO' SAREBBE IN LIEVE VANTAGGIO SUL FILO-GOVERNATIVO ABETE - A PARTE GIANNI LETTA, TUTTO IL GOVERNO, IN PRIMIS IL DUO ABODI-GIORGETTI, DETESTA L'IDEA DI MALAGO' E PUNTEREBBE A NOMINARE COMMISSARIO FIGC IL PRESIDENTE DI SPORT E SALUTE, MARCO MEZZAROMA, CARO ALLA FIAMMA MELONIANA…

donald trump benzinaio benzina petrolio greggio

DAGOREPORT – LE UNICHE POMPE CHE NON PIACCIONO A TRUMP SONO QUELLE DI BENZINA! È VERO CHE LE ESPORTAZIONI DI GREGGIO AMERICANE CRESCONO A RITMI RECORD, MA IL PREZZO AL GALLONE NEI DISTRIBUTORI AMERICANI RESTA AI MASSIMI: IL CAOS IN MEDIORIENTE È STATO UN BOOMERANG VISTO CHE LO SCOTTO PEGGIORE LO STANNO PAGANDO I CITTADINI (SI VENDICHERANNO ALLE MIDTERM?), CHE HANNO LA BENZINA ALLE STELLE MENTRE I PRODUTTORI FANNO PROFITTI RECORD – IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO, ARAGHCHI, VOLA A MOSCA E TRATTA CON QATAR E SAUDITI (MA NON CON EMIRATI E BAHREIN, CHE HANNO FIRMATO GLI ACCORDI DI ABRAMO CON ISRAELE)

kyriakou repubblica radio capital tv8

DAGOREPORT - “LA REPUBBLICA” DI ATENE – THEODORE KYRIAKOU VUOLE CAPIRE CHE DIREZIONE DARE AL GRUPPO GEDI E SE C’È UNO SPAZIO POLITICO (E COMMERCIALE) PER DARE A “REPUBBLICA” UN ORIENTAMENTO PIÙ MARCATAMENTE DI SINISTRA. LA SVOLTA DEL QUOTIDIANO SI DOVREBBE ACCOMPAGNARE, NELLE INTENZIONI DELL’EDITORE GRECO, A UN INVESTIMENTO TELEVISIVO. LA SUA IDEA È QUELLA DI TRASFORMARE IN CANALE DIGITALE “RADIO CAPITAL TV”, GIÀ DI PROPRIETÀ DEL GRUPPO, MA NON È ESCLUSO (E DIPENDERÀ DAL PREZZO) L’ASSALTO A TV8 DEL GRUPPO SKY...