LA PETRA D’ARABIA - ESISTE UN’ALTRA “PETRA” IN ARABIA SAUDITA, E FINO A POCO TEMPO FA DI FATTO IMPOSSIBILE DA VISITARE PER I TURISTI OCCIDENTALI: È IL SITO ARCHEOLOGICO DI MADAIN SALEH, UN CENTRO SCAVATO 2000 ANNI FA NELLA ROCCIA COME LA BEN PIÙ NOTA GEMELLA IN GIORDANIA - È STATA SCELTA COME DESTINAZIONE TURISTICA DI PUNTA NEL PIANO LANCIATO DA MOHAMMED BIN SALMAN PER TRASFORMARE IL PAESE IN UNA POTENZA TURISTICA E… (VIDEO)

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Giordano Stabile per "www.lastampa.it"

 

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Esiste un’altra “Petra”, in Arabia Saudita, e fino a poco tempo fa di fatto impossibile da visitare per i turisti occidentali. E’ il sito archeologico di Madain Saleh, vicino alla città di Al-Ula, un centro costruito duemila anni fa, anzi scavato nella roccia come la ben più famosa gemella in Giordania.

 

Sono rovine, dalle tombe maestose, che testimoniano il livello raggiunto dall’antica civiltà dei Nabatei, la stessa popolazione semitica che ha avuto il suo centro più importante e conosciuto in Petra e ha prosperato sulle vie commerciali fra la penisola arabica e il Mediterraneo fino all’arrivo dei romani.

 

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Il pezzo forte del sito sono le tombe scavate nell’arenaria rosa, che all’alba e al tramonto assumo sfumature incantevoli e ora sono state restaurate in collaborazione con una missione francese. Ma soprattutto Al-Ula è stata scelta come destinazione turistica di punta nel piano lanciato principe ereditario Mohammed bin Salman per trasformare l’Arabia Saudita in una potenza turistica, “fra le prime dieci del mondo”.

 

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Il sito ha una potenzialità da milioni di visitatori all’anno, e si trova nel Nord dell’Arabia, non lontano dalla Giordania e dal Mar Rosso. E’ destinata a diventare il perno di una offerta che combinerà resort da sogno sul mare ancora incontaminato e gioielli archeologici.

 

Al-Ula, o meglio Madain Saleh, era la capitale del regno di Lihyan e ha conosciuto la massima prosperità nei primi secoli dell’era cristiana, lungo la via dell’incenso che partiva dall’attuale Yemen e arrivava sulle sponte orientali del Mediterraneo ma era connessa anche all’India e all’Asia meridionale.

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Nel settimo secolo, nonostante il declino, era ancora abitata ed è citata nel Corano, perché Maometto passò di lì nella sua spedizione militare contro la città settentrionale di Tabuk. Oggi, oltre alle tombe, rimangono una fortezza e un labirinto di case costruite in mattoni di fango.

 

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I lavori continueranno per renderla all’altezza di Petra. Al-Ula è anche vicina a un altro mega progetto, quello di una città iper-tecnologica sulla sponda settentrionale del Mar Rosso, battezzata Neom, e dove verranno investiti parte dei 500 miliardi di dollari previsti nel piano di modernizzazione del Regno da qui al 2030. Il principe Bin Salman ha anche vinto le perplessità degli ulema che fin qui avevano espresso una posizione critica sull’apertura al turismo.

 

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Dopo una prima apertura nel 2012, il sito era stato chiuso di nuovo dopo che una scolaresca aveva detto di aver visto un “jinn”, uno spirito. Ora però i dubbi sono stati superati. E gli spiriti dei Nabatei dovranno convivere con i turisti occidentali.

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