tassazione payback dei dispositivi medici pmi sanita gennaro broya de lucia

SANITÀ DA RICOVERO – IN ITALIA SONO A RISCHIO FALLIMENTO 4MILA IMPRESE CHE FORNISCONO AGLI OSPEDALI I DISPOSITIVI SANITARI FONDAMENTALI, DALLE GARZE ALLE SIRINGHE FINO ALLE PROTESI – COLPA DEL SISTEMA DI TASSAZIONE “PAYBACK”, CHE COSTRINGE LE AZIENDE PRIVATE A SANARE LO SFORAMENTO DEL TETTO FISSATO DALLO STATO SULLA SPESA SANITARIA REGIONALE – LA DENUNCIA A “LAPRESSE” DEL PRESIDENTE DI PMI SANITÀ, GENNARO BROYA DE LUCIA: “IN GIOCO CI SONO QUASI 200MILA POSTI DI LAVORO. ABBIAMO SOLO DUE MESI PER…”

Imprese: Pmi Sanità, 4mila a rischio default con maxi tassa, urge franchigia 

TASSAZIONE PAYBACK DEI DISPOSITIVI MEDICI

(LaPresse) - "In Italia, a causa di una norma che prevede una maxi tassa, sono a rischio 4mila imprese che forniscono agli ospedali e alle strutture sanitarie dalle garze alle siringhe, alle valvole cardiache, allo stent coronarico, alla protesi del femore.

 

Tutti dispositivi indispensabili per curare le persone. Per 2mila di queste aziende la tassa denominata 'payback' è una vera condanna al fallimento. In gioco c'è il futuro di 4-5 mila piccole medie imprese del settore dei dispositivi medici e la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale che, se non si agisce immediatamente, andranno incontro al collasso. Abbiamo solo due mesi di tempo per evitare questa catastrofe".

 

Gennaro Broya de Lucia - presidente Pmi Sanità

E' più di un'allerta o di un Sos, è un allarme tsunami, quello lanciato in un'intervista a LaPresse, da Gennaro Broya de Lucia, presidente di Pmi Sanità, che riunisce quasi 200 aziende italiane, piccole e medie imprese, fornitrici di dispositivi medici e che supportano la sanità. A mettere in pericolo, oltre a quasi 200mila posti di lavoro, anche la salute dei cittadini, è il sistema di tassazione 'payback' in base al quale le aziende private del settore che fornisce i dispositivi medici - cosa ben diversa dalle apparecchiature - sono chiamate a sanare lo sforamento del tetto fissato dallo Stato sulla spesa sanitaria regionale, con una tassa pari al 50% dell'intero importo dichiarato dalle Regioni.

 

TASSAZIONE PAYBACK DEI DISPOSITIVI MEDICI

"Una cifra folle, pari a 6 miliardi, della quale i fornitori non avevano contezza preventiva, né controllo.-  sottolinea Broya de Lucia.- La somma totale viene ripartita per singole aziende, sulla base del fatturato e non dell'utile. E così, in alcuni casi, il payback va a pesare sull'80-90% e anche 100% del valore del fatturato. Ci sono aziende che fatturano 5 milioni l'anno e devono pagare 4 milioni di payback, fino a situazioni in cui vengono richiesti più soldi di quanto è stato guadagnato e dell'intero stato patrimoniale".

 

Per questo Pmi Sanità torna a chiedere al governo con estrema urgenza di introdurre una franchigia per il periodo 2015-2018, per evitare una crisi emergenziale, mitigando l'impatto "devastante" della tassa. E Broya de Lucia aggiunge: "Dal 2019 in avanti la soluzione contro il collasso è che il tetto di spesa delle Regioni sia portato al 7,3% dall'attuale 4,4%".

 

Gennaro Broya de Lucia - presidente Pmi Sanità

"Il payback non è una semplice tassa - sottolinea Broya de Lucia- ma un'imposizione insostenibile applicata col taglione su forniture effettuate dal 2015 al 2023: a 4-5mila aziende è stato chiesto di pagare 6 miliardi su questi 8 anni". Insomma, "la maledizione payback fa apparire nuovi debiti e ruba il credito delle aziende per trasferirlo alle regioni", è la sintesi. 

 

Secondo il presidente di Pmi Sanità Gennaro Broya de Lucia per evitare il collasso è indispensabile "sterilizzare gli effetti del payback per il passato (2015-2021) e abolire l'istituto, salvaguardando in special modo le Pmi, e adeguare i tetti di spesa ai fabbisogni effettivi". Ma, ora e subito, per il presidente di Pmi Sanità c'è solo una strada, adottare misure intermedie.

 

TASSAZIONE PAYBACK DEI DISPOSITIVI MEDICI

La soluzione si chiama "franchigia", ossia l'esenzione dalla maxi tassa per le aziende al di sotto di determinate soglie di fatturato. Questo principalmente per evitare il fallimento vero e proprio di molte imprese, almeno 2mila, seppur garantendo un minore incasso per lo Stato, ma in misura sostenibile. Pmi Sanità ha chiesto un incontro con il titolare del Mef, il ministro Giancarlo Giorgetti.

 

"Un incontro che stiamo aspettando", dice Broya de Lucia, spiegando che nel frattempo le istanze delle aziende sono state poste all'attenzione dell'esecutivo anche dalla Conferenza Stato Regioni. Il sistema di tassazione del payback è inserito nel Dl/ntl Aiuti bis dell'ottobre 2022 e definisce le regole per l’applicazione di un sistema di compartecipazione delle imprese, allo sforamento dei tetti regionali di spesa sanitaria.

 

giancarlo giorgetti in conferenza stampa 1

E' stato pensato oltre 8 anni fa, dal governo Renzi, come sistema di tassazione, nato per il settore farmaceutico, poi nel 2022 trasferito anche al settore dispositivi medici. Di fatto - fa notare il presidente di Pmi Sanità- "lo Stato sposta ex lege una parte dei costi per le cure indispensabili degli italiani sulle aziende private del settore, che sono chiamate a sanare lo sforamento del tetto fissato sulla spesa regionale. Il payback va a colpire relativamente di più proprio le imprese meno strutturate condizionandone l'operatività e in molti casi la stessa esistenza sul mercato".

 

Sono stati sinora 2mila i ricorsi al Tar Lazio contro il payback, attualmente pendenti e molti dei quali hanno ottenuto la sospensione cautelare. Il governo ha disposto varie proroghe del termine per procedere ai pagamenti e un abbattimento del contributo del 48% circa condizionato all'abbandono del contenzioso dinanzi al Tar.

 

TASSAZIONE PAYBACK DEI DISPOSITIVI MEDICI

E il Tar ha poi rimesso la questione alla Consulta, che a luglio scorso si è pronunciata ritenendo il payback legittimo, in quanto "un contributo di solidarietà" necessario a sostenere il Ssn. "E se questa maxi tassa sinora non è mai stata applicata, per la sua complessità nonché discussa legittimità - sottolinea Broya de Lucia- a ottobre, nel momento in cui cadrà la sospensiva del Tar, se il Tribunale Amministrativo del Lazio non aprirà l'incidente presso la Corte europea, e se quindi arriverà una sentenza negativa per noi, automaticamente migliaia di aziende falliranno. I soldi della tassa verranno tolti dal loro conto corrente. Se, invece, si apre l'incidente davanti alla Corte europea, allora avremo ancora due anni davanti", spiega il presidente di Pmi Sanità.

 

GIORGIA MELONI - ORAZIO SCHILLACI

Il mercato dei dispositivi medici, in Italia, vede una predominanza di piccole e medie imprese. Il payback rischia di colpire proprio queste realtà, spingendole verso una crisi senza precedenti. Ecco perché Pmi Sanità con estrema urgenza chiede sia introdotta una franchigia da applicare a tutti, indipendentemente dal fatturato: "sono state fatte varie ipotesi di franchigia crescente da 3 sino a oltre 50 milioni.

 

Applicando, ad esempio, la soglia di esenzione di 3 milioni di euro di ricavi in media sul 2015-2018, una azienda che fattura 3 milioni non paga il payback e una che ne fattura 103 lo paga su 100 milioni. E in questo caso il mancato gettito sarebbe poco meno di 170 milioni. Più alta è la franchigia più sono le aziende che si salvano dalla crisi e dal fallimento, evitando la paralisi di un intero comparto e del sistema sanitario che si occupa della salute dei cittadini", spiega Broya de Lucia. "Solo così si potrà impedire il collasso della sanità italiana e di un settore caratterizzato da Pmi fondamentali per il Paese", conclude.

TASSAZIONE PAYBACK DEI DISPOSITIVI MEDICI

Gennaro Broya de Lucia - presidente Pmi Sanità

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...