CHI CONTROLLA I CONTROLLORI? - NON CI VOLEVA MOLTO A CAPIRE CHE LA “POSIZIONE FINANZIARIA NETTA”, COME SI DICE IN GERGO, DEL GRUPPO PARMALAT ERA UNA FINZIONE - NON ERA POI COSÌ SOFISTICATO IL BILANCIO DI TANZI, PERCHÉ LE POSTE ATTIVE CLASSIFICATE COME CREDITI FINANZIARI SI POTEVANO VERIFICARE FACILMENTE NELLA LORO FALSIT - QUALCHE DUBBIO SUL FATTO CHE I NOSTRI GIUDICI COMPRENDANO DAVVERO I FATTI FINANZIARI CI VIENE, ED È VENUTO ANCHE ALLA CASSAZIONE E ALLA PROCURA DI ROMA…

Bankomat per Dagospia


In pochi giorni due azioni, una della Cassazione e una della Procura di Roma, ci fanno venire il dubbio che il sito Dagospia sia molto letto per davvero. A qualcuno dei controllori - in questo caso l'autorità giudiziaria di vario livello - sta venendo in mente di controllare e magari chieder conto ai controllori in tema di reati finanziari.

Qualche giorno fa è stata resa nota una sentenza della Cassazione che rigetta alcuni ricorsi (Gian Paolo Zini, Luciano Del Soldato e altri) a margine del processo Parmalat. Molte righe, più di una pagina, si diffondono sull'incredibile sonno dei controllori rispetto alla grande truffa dei bilanci Parmalat. Finalmente.

In effetti non ci voleva molto a capire ad esempio che la "posizione finanziaria netta", come si dice in gergo, del gruppo Parmalat era una finzione. Da un lato i debiti finanziari dall'altro, all'attivo, presunti crediti finanziari che la "nettano" e la riducono. Cosicchè chi presta soldi e fiducia a Parmalat, se proprio lo vuole o lo deve fare, ha un ottimo appiglio.

Però la Cassazione nel ricordare gli artifizi del duo Tanzi e Tonna che truffano l'universo mondo creando società estere, giri di fatture ecc.ecc. accenna sì al sonno dei controllori, ma in modo fin troppo elegante. Diciamo una piccola paternale, ancorché esplicita.

Ma ancora una volta, purtroppo, notiamo un eccesso di roboanti parole per definire la macchinazione dei bancarottieri. Qualche dubbio sul fatto che i nostri giudici comprendano davvero i fatti finanziari ci viene anche da un dettaglio: nel ricordare le vicende Parmalat a un certo punto parlano compiaciuti dell'epilogo felice con Lactalis che - testuale - ha apportato nuovi capitali. Veramente ha fatto un' OPA, non ha affatto patrimonializzato Parmalat, e per giunta compiuto un classico buy-out a debito, riprendendosi subito i soldi dalle casse di Parmalat, dove Bondi li aveva inavvertitamente e troppo accumulati. Boccone goloso per uno scalatore.

Con il meccanismo, neppure troppo sofisticato, del cash pooling, ovvero della gestione centralizzata della tesoreria a livello di gruppo. Un contrattino infragruppo, neppure il mal di pancia di dismettere qualcosa, eh via che i soldi risalgono in Francia e tornano alle banche che li hanno prestati per l'acquisizione. Nulla di male, forse, ma certo non un apporto di capitali.

Torniamo a come la Cassazione tratteggia il crac Parmalat. Stigmatizza il sonno dei controllori ma tralascia un dettaglio, che nella sua semplicità farebbe crollare davvero e una volta per tutte la grande finzione. Per certi versi, non era poi così sofisticato il bilancio Parmalat, perché le poste attive classificate come crediti finanziari si potevano verificare facilmente nella loro falsità.

Descrivere in maniera eccessivamente roboante la macchina del falso di Tonna e Tanzi focalizza tutti su due presunti superman della truffa e rende sempre più sfocata la vera lettura dei fatti sulle clamorose responsabilità di chi doveva, banalmente ma onestamente, leggere e capire i bilanci, i livelli di debito ed il rischio creditizio. Cioè le banche e banca d'Italia in primis. Ovviamente anche Consob, revisori e sindaci.

Qualunque giovane analista di banca d'affari, di un istituto a medio termine o di un fondo di private equity, se avesse esaminato due numeri e quattro carte, avrebbe scoperto che l'attivo finanziario spacciato per "cash equivalent" era farlocco. Magari non avrebbe scoperto certi giri di fatture estere gonfiate, ma la vera dimensione del debito finanziario netto si poteva intuire.

Le partecipazioni in fondi di private equity un po' strani ed offshore, fondi dei quali non si sapevano quotazioni e andamento, come potevano essere spacciati all'attivo per normali attività finanziarie liquide, come fossero bund tedeschi o depositi postali o al massimo obbligazioni delle Generali?

Anche perché, la Cassazione non lo dice ma ve lo spieghiamo noi, nella centrale rischi di Banca d'Italia i crediti finanziari che le società auto dichiarano nelle loro riclassificazioni di bilancio come "cash equivalent" proponendoli agli analisti come componente in somma algebrica della posizione finanziaria netta, quindi a decurtazione virtuale del debito, ecco queste carte o cartacce in centrale rischi non compaiono.

Banca d'Italia e le banche sapevano benissimo che i debiti bancari a Parma erano tanti. Un manager bancario mi ricordava di essere andato a trovare Tonna un anno prima del default, per così spontaneamente su forti spinte di una prestigiosa fondazione bancaria azionista della sua banca.

Il manager aveva osservato che i debiti erano tanti e che i però pareva ci fosse all'attivo anche tanto "cash equivalent" finanziario. Domandava dunque il manager:" ma scusi Tonna, perché non usa quest'attivo anziché aumentare i debiti, a cosa le serve nuovo debito?" Risposta: "sono affari nostri, se Lei vuol lavorare con noi e finanziarci bene, altrimenti arrivederci". Per fortuna del manager, fu un addio. La Fondazione Bancaria che aveva premuto sui suoi capi perché andasse a trovare Tonna non fece a tempo ad insistere di nuovo.

Di seguito invece riportiamo, dal sito Corriere.it, mercoledì 19 ottobre, una notiziola non banale sul crac del cosiddetto Madoff dei parioli. Uno che tutto faceva tranne che lo spallone di notte: movimentava cifre importanti non via valigia ma via banca...tracciabile tracciabilissimo!

"La Procura di Roma ha avviato accertamenti, secondo quanto si è appreso, su Consob e Bankitalia nell'ambito dell'inchiesta sulla megatruffa ai danni di vip e professionisti della capitale attribuita ad un gruppo di operatori finanziari capeggiata da Gianfranco Lande, il cosiddetto «Madoff dei Parioli».

In particolare il pm Luca Tescaroli vuole verificare se siano state svolte o meno le specifiche funzioni di vigilanza. I controlli disposti dal magistrato riguardano anche il ruolo esercitato nell'intera vicenda dalla Carispaq e dalla Deloitte. E se l'istituto di credito è quello utilizzato da Lande per far transitare i fondi raccolti e la Deloitte revisionò i conti delle aziende, la funzione di Bankitalia è quella su cui a piazzale Clodio si pone attenzione, per verificare se è stata applicata la normativa antiriciclaggio".

Vedremo se la Consob, specializzata talora nel chiedere carte inutili, sarà a sua volta richiesta da qualcuno di rispondere della sua attività di lettura a comprensione delle poche carte davvero necessarie: i bilanci ad esempio.

La CONSOB ha recentemente affidato ai Revisori la responsabilità di certificare esplicitamente - insieme al bilancio - se le società quotate abbiano o meno adottato un modello di amministrazione e controllo codificato e ben strutturato, specialmente quando si tratta di gruppi complessi. La prossima primavera, nelle lettere di certificazione che da sempre certificano di tutto, leggeremo che "la società si è dotata di un modello ex legge xyz, come da direttiva Consob del....bla bla bla" e via certificando. Ormai è tutto un fiorire di comitati, modelli, certificazioni, procedure. Si gira sempre attorno ai problemi, ma talvolta pare davvero un sistema pensato per non mordere. Il Comitato di controllo interno deve verificare che il top management abbia adottato il modello, dialogando con i revisori, che devono a loro volta certificare che il modello esiste, che poi anche i Sindaci dovrebbero verificare il modello. Tutta fuffa. Ma le singole cazzate, chi le controlla?

 

ParmalatCalisto Tanzifausto tonnaEnrico BondiGianfranco Lande

Ultimi Dagoreport

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! – L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTEREBBE ALLO STATO ITALIANO LA SOMMETTA DI 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE IL FIGLIO DELL'AMBASCIATORE, PATRICK FERTITTA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB DI LOTITO - L'EMISSARIO DI TRUMP, TEXANO CON ANTENATI SICILIANI, È TRA I BUSINESSMEN PIÙ RICCHI D'AMERICA: 11 MILIARDI DI PATRIMONIO, CONTROLLA UN COLOSSO DELLA RISTORAZIONE E CASINÒ, È PROPRIETARIO DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, ACQUISITI PER 2,2 MILIARDI....

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?