giuseppe conte luigi di maio ponte morandi benetton concessioni autostrade

CREDIBILE MA VERO: IL GOVERNO RINVIA ANCORA LA QUESTIONE AUTOSTRADE - NELLA RIUNIONE CON I CAPI DELEGAZIONE DELLA MAGGIORANZA SAREBBERO VOLATE PAROLE GROSSE E IL SOLCO CHE SEPARA I 5STELLE DAL PD SI È ALLARGATO ANCORA DI PIÙ. CONTE HA PROVATO A MEDIARE, CERCANDO DI SPIEGARE CHE NON SI PUÒ CHIEDERE AD UNA SOCIETÀ PRIVATA, ATLANTIA, DI SCENDERE SOTTO IL 51% DI ASPI SENZA UNA INTERLOCUZIONE E UN EQUO INDENNIZZO, A QUEL PUNTO I GRILLINI HANNO CHIUSO IL DISCORSO, ABBANDONANDO IL TAVOLO. SE NE RIPARLA A METÀ LUGLIO

Umberto Mancini e Rosario Dimito per ''Il Messaggero''

 

AUTOSTRADE

Doveva essere il vertice per individuare l’intesa. Recuperare terreno, dare la svolta. Sopratutto dopo il nulla di fatto di martedì sera, quando il premier Giuseppe Conte aveva fatto trapelare che l’intesa sul dossier Autostrade fosse ormai ad un passo. Un desiderio finito come tante altre volte in fumo. Perché la riunione di ieri con i capo delegazione dei partiti della maggioranza non ha fatto altro che confermare la spaccatura in seno all’esecutivo. Sarebbero volate parole grosse e il solco che separa i 5Stelle, favorevoli da sempre alla revoca della concessione oltre ogni ragionevolezza, dal Pd si è allargato ancora di più.

roberto tomasi autostrade per l'italia

 

Poco importa che Conte, nelle vesti di mediatore, abbia provato a smussare gli angoli cercando un difficile punto di equilibrio. Di fronte al premier - che avrebbe cercato di spiegare che non si può chiedere ad una società privata, Atlantia, di scendere sotto il 51% di Aspi senza una interlocuzione e un equo indennizzo, i grillini hanno chiuso il discorso, abbandonando il tavolo. Del resto, lo stesso Di Maio lo ha ripetuto a più riprese: i Benetton devono rinunciare alla concessione senza se e senza ma. Subito. 

 

conte di maio

Una posizione ideologica che, per la verità, il partito di Grillo, pur con varie sfumature, non ha mai abbandonato. E poco importa che il Pd e lo stesso Conte abbiano messo in luce tutte le criticità giuridiche legate a questa visione, senza parlare del rischio di contenziosi legali, dei vincoli presenti nella stessa concessione. Del fatto che nessuno, nei Paesi civili, può obbligare un privato a cedere quote della propria azienda.

 

E che la carta dell’esproprio non può essere giocata, a prescindere delle responsabilità dell’azienda nel crollo del Ponte di Genova. Per evitare che lo scontro si trasformasse in qualcosa di ancora più serio, il premier ha preferito rinviare il tutto, consapevole però del fatto che prima dell’inaugurazione del nuovo viadotto, prevista per il 22 luglio, una soluzione va trovata. 

 

L’impasse è talmente evidente che le proposte con le “condizioni minime irrinunciabili” che il governo doveva inviare ad Atlantia non sono mai partite. A meno che Conte convinca Di Maio a fare marcia indietro, magari accettando, come proposto da Pd, una revoca parziale della concessione, limitata al tratto ligure. Accompagnata da un ulteriore taglio delle tariffe e dall’aumento degli investimenti. 

 

PAOLA DE MICHELI GIUSEPPE CONTE

In questo clima di tensione, c’è un segnale tecnico-politico di disgelo nella partita a scacchi governo-Atlantia, nonostante il braccio di ferro sulla concessione resti immutato dopo il gesto dei giorni scorsi di non restituire la concessione entro giugno. Cdp, il braccio finanziario controllato dal Tesoro, ha prorogato un finanziamento concesso anni fa ad Autostrade per l’Italia. Ieri il cda della Cassa, che ha deliberato una serie di finanziamenti ad enti locali, secondo quanto risulta al Messaggero ha esaminato lo stato del prestito del 2009 ad Aspi di 500 milioni. Verso la società autostradale dei Benetton c’è in essere anche un secondo prestito di 1,7 miliardi erogato a febbraio 2017, di cui 1,1 miliardi a lungo termine e 600 milioni in forma di linea di credito revolving a 5 anni. 

 

giuseppe conte paola de micheli ponte genova

Adesso sotto esame è finito il primo finanziamento deliberato 11 anni fa e che non è la prima volta ad essere prorogato. La linea di credito scadeva a febbraio scorso ed era stata allungata all’8 luglio prossimo. Ieri il consiglio ha preso atto che il prestito verrà spostato al 30 novembre. Ma a fronte di questo slittamento, di pari passo c’è anche l’estensione della possibilità che Cdp possa acquisire da Aspi la concessione di una garanzia bancaria in relazione al contratto di finanziamento. 

 

Rispetto al finanziamento da 1,7 miliardi, Autostrade per l’Italia aveva chiesto una linea di credito da 200 milioni di cui ha dato comunicazione nel bilancio 2019. Su questa richiesta, Cassa ha chiesto approfondimenti per verificare la sussistenza dei requisiti patrimoniali e finanziari.

AUTOSTRADE PER L ITALIA

 

Ultimi Dagoreport

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...

giorgia meloni e il referendum - meme by vukic

DAGOREPORT - L’ITALIA HA DETTO “NO” ALL'ARMATA BRANCA-MELONI! SFANCULATA L'OSCENA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE - PER LA DUCETTA, CHE CI HA MESSO FACCIA E MENZOGNE E HA ACCETTATO LA POLITICIZZAZIONE DEL VOTO, È UNA BATOSTA CHE METTE IN DISCUSSIONE IL SUO FUTURO - E ORA L'UNDERDOG DE' NOANTRI CHE FA? ABBOZZA E BALBETTA: "ANDREMO AVANTI", MA SARÀ COSTRETTA A PRENDERE PROVVEDIMENTI. PRIMO: SCARICARE SUBITO IL “TOSSICO” TRUMP, ODIATO DAGLI ITALIANI E CHE CON LA GUERRA ALL'IRAN L'HA AZZOPPATA TOGLIENDOLE CONSENSO - SECONDO: CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE IN MODALITA' ANTI-CAMPOLARGO, MA TRATTANDO CON LEGA E FORZA ITALIA – LA STATISTA ALLE VONGOLE VORREBBE ANTICIPARE LE ELEZIONI DEL 2027 ALLA PRIMAVERA. UN ELECTION DAY COL VOTO DEI COMUNI DI TORINO, MILANO E ROMA, MA LA FIAMMA MAGICA FRENA – LA CACCIA AL CAPRONE ESPIATORIO SARÀ FACILE: PORTA DRITTO A VIA ARENULA (SULLA GRATICOLA I TRE CACCIABALLE NORDIO, BARTOLOZZI E DELMASTRO) - VIDEO: IL MESSAGGIO DI STIZZA MASCHERATA DELLA PREMIER SU INSTAGRAM

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…