banche italiane

LA FARSA DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE SULLE BANCHE - L’ORGANO PARTIRA’ A FEBBRAIO, E NON INDAGHERA’ SOLO SU MONTEPASCHI - STRALCIATE LE INDAGINI SU BANKITALIA – NESSUN ELENCO DEI CREDITI DI MPS, COME CHIESTO DA PADOAN - VIA LIBERA DI PD E FORZA ITALIA: RINASCE IL NAZARENO?

 

Carmelo Lopapa per “la Repubblica”

 

AULA MONTECITORIOAULA MONTECITORIO

Una commissione di inchiesta parlamentare indagherà sul sistema bancario. Nasce all' ombra di una lunga trattativa segreta tra Pd e Forza Italia. I berlusconiani che eliminano dalla loro proposta ogni riferimento polemico nei confronti del governo, il filo diretto tra i due capigruppo Ettore Rosato e Renato Brunetta che accetta di smussare gli angoli, fino all' approvazione trasversale delle reciproche mozioni (ma anche di quelle di Sinistra italiana, Lega e Ala) che fanno scattare il disco verde per il nuovo organismo bicamerale. A fine gennaio l' istituzione vera e propria con una proposta di legge che sarà approvata a larga maggioranza al Senato.

 

THE ECONOMIST SULLE BANCHE ITALIANETHE ECONOMIST SULLE BANCHE ITALIANE

La mozione pilota del Pd alla Camera impegna tra l' altro il governo «ad assumere iniziative per garantire la massima tutela dei risparmiatori, anche rafforzando la prevenzione e il contrasto delle condotte scorrette degli amministratori degli istituti». Ma anche a promuovere in sede Ue «le opportune modifiche al regime del bail in». Con le mozioni si chiede inoltre che l' inchiesta parlamentare guardi «all' analisi delle insolvenze che hanno contribuito a determinare le crisi».

protesta dei risparmiatori davanti a bankitalia  9protesta dei risparmiatori davanti a bankitalia 9

 

Altra cosa rispetto alla richiesta più esplicita di rendere «noti i principali debitori insolventi sia verso le banche sottoposte a una procedura di risoluzione sia nei confronti di quelle oggetto dell' intervento preventivo da parte dello Stato», che compariva nella prima versione della risoluzione. Passa in buona sostanza la linea più cauta suggerita dal ministero del Tesoro. Resta sospesa, sullo sfondo, l' incognita Bankitalia, ovvero l' effettiva disponibiltà di Palazzo Koch a inviare i verbali delle ispezioni di vigilanza sugli istituti.

ettore rosatoettore rosato

 

Correzioni e retromarce confermano del resto una svolta politica in atto. A meno di un mese dalla nascita del governo di Paolo Gentiloni, ecco la seconda grande apertura da parte del partito di Berlusconi e ancora una volta sul delicato terreno del sistema creditizio. Poco prima di Natale era arrivato il sì parlamentare al decreto Mps: erano i giorni della scalata di Vivendi a Mediaset e dell' intervento di Palazzo Chigi in difesa dell' azienda di Cologno Monzese.

BRUNETTABRUNETTA

 

Il tutto, anche ieri, è avvenuto con la benedizione di Silvio Berlusconi, le direttive impartite ai suoi affinché collaborassero e venissero incontro alle richieste del Pd. La commissione nasce, ma non coi poteri "invasivi" e ad ampio spettro che aveva immaginato Brunetta. Matteo Renzi, rientrato giusto ieri alla segreteria del Nazareno dopo la lunga pausa, ha seguito e avallato a distanza l' operazione.

 

RENZI BERLUSCONIRENZI BERLUSCONI

La commissione dunque prenderà il largo a febbraio dopo il sì dei due rami del Parlamento e Forza Italia ne rivendica già la presidenza. Renato Brunetta non si tira indietro, condurrebbe volentieri in prima persona l'«inchiesta ». «La prima vera discontinuità dopo i mille giorni di Renzi », commenta soddisfatto in Transatlantico vestendo i panni del vincitore.

 

Dopo un primo ddl da lui presentato il 16 dicembre 2015, il 20 dicembre scorso lo stesso capogruppo forzista presenta una mozione per chiedere la commissione ma anche per inchiodare e impegnare il governo in sette punti.

luca cordero di montezemolo enrico zanettiluca cordero di montezemolo enrico zanetti

 

Dopo le trattative delle ultime 24 ore con Rosato, ieri mattina Fi deposita alla Camera una nuova mozione, in cui viene stralciato per intero il capitolo in cui si chiamava in causa il governo. Resta solo la richiesta di istituzione della bicamerale. Passo indietro? «Quel che conta è il risultato politico, se loro votano la nostra, noi votiamo la loro», taglia corto Brunetta. Il vicesegretario pd, Lorenzo Guerini, dà l' ok, «purché la commissione faccia un lavoro non demagogico».

 

A quel punto è fatta e al Senato passa la calendarizzazione al 31 gennaio del ddl che istituirà la Commissione. Polemico l' ex viceministro Enrico Zanetti: «Pura melina, serve la procedura d' urgenza ». Gli unici a tenersi fuori, i grillini: «È una farsa».

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)