LOBBY DI SVAPARE - DIETRO IL SÌ ALLE SIGARETTE ELETTRONICHE IL LAVORO DEI PROFESSIONISTI DELLE PUBBLICHE RELAZIONI

Lorenzo Salvia per "Il Corriere della Sera"

«Egregio deputato, come Lei ben saprà l'Assemblea di cui Lei è membro si dovrà esprimere...», segue breve spiegazione dei fatti con tutte le maiuscole al loro posto. Poi il messaggio vero, nella consueta forma retorica del pugno nello stomaco per arrivare alla mente: «Tutto ciò avrebbe come conseguenza la condanna di chi - come me - ha smesso di fumare un prodotto che nuoce gravemente alla salute passando ad uno che non contiene le oltre 4 mila sostanze cancerogene» delle sigarette tradizionali. Chiusura scontata, sempre con le maiuscole del caso: «Pertanto le chiedo di modificare l'impianto dell'articolo...».

C'è anche questa mail fotocopia, inviata più volte a tutti i parlamentari, dietro la marcia indietro della Camera che ha cancellato il divieto di fumo per le sigarette elettroniche nei locali pubblici. Una delle tante mosse studiate da Anafe, l'associazione dei produttori del settore che aderisce a Confindustria Federvarie (sembra uno scherzo ma si chiama proprio così). E che ci riporta alla saga delle lobby in Parlamento, film che torna sui nostri schermi a cadenza regolare.

Un evergreen dai tempi di Wilmo Ferrari detto «la clava», che si vantava di aver piazzato nella sua vita 7 mila emendamenti, e dei 22 dirigenti Coldiretti fatti deputati in un colpo solo nei favolosi anni 80. I tempi sono cambiati, ci mancherebbe: oggi alla Camera di coltivatore diretto ce n'è uno solo, Mino Taricco del Pd. In compenso abbiamo 72 avvocati e 30 giornalisti che fanno la loro parte. Ma se una pattuglia di interni ha sempre il suo perché, il lavoro vero si fa da fuori. E il caso sigarette elettroniche lo conferma.

«Ci siamo adoperati in maniera attiva e pro attiva veicolando le giuste informazioni», si gode il risultato Massimiliano Mancini, presidente dell'associazione dei produttori. Poi, forse sull'onda dell'entusiasmo, aggiunge: «Abbiamo fatto un grande sforzo di comunicazione, ma buona parte del lavoro si fa dietro le quinte».

E qui bisogna fermarsi un attimo. Fra tasse e divieti anche la sigaretta elettronica è finita in recessione. E quando il gioco si fa duro... I produttori italiani si sono rivolti ad Open gate Italia, società di public affairs tra le più conosciute, iscritta all'apposito albo sia della Commissione europea sia del nostro ministero delle Politiche agricole.

«Nulla di segreto, tutto alla luce del sole» dice Franco Spicciariello, uno dei fondatori della società. Loro l'idea delle mail ai parlamentari, loro l'organizzazione di un grande convegno alla Camera che fa incassare la difesa di tre voci da tre partiti diversi: Ignazio Abrignani del Pdl, Fabio Lavagno di Sel, Aris Prodani del Movimento 5 stelle.

Senza contare l'endorsement di Umberto Veronesi, sottolineato in ogni mail, in ogni incontro pubblico e anche privato. Di lì all'emendamento della marcia indietro il passo è breve. Ma non tutto è andato liscio. Poche settimane fa «la Voce del tabaccaio», magazine della federazione di settore, ha attaccato le sigarette elettroniche e le «società di consulenza che esercitano pressioni di ogni sorta».

Guerra fra lobby, proprio come ai tempi del decreto liberalizzazioni del governo Monti. All'epoca i sottobraccisti, a loro il temine non piace ma rende bene l'idea di come va agganciato l'onorevole di turno, vennero prima confinati dietro una transenna e poi rinchiusi in una stanza a parte. Mossa simbolica per contenere i suggerimenti (e le minacce) di farmacisti e tassisti, allora tra i più agguerriti.

Ma in fondo inutile perché se un tempo i contatti giusti li avevano solo le grandi aziende, ormai il lobbying è democratico e ramificato. Si moltiplicano gli addetti ai lavori, con almeno 1.500 professionisti. E anche quei corsi dove si parte dalla «mappatura degli influenti» per arrivare al concetto di «coalizione di interessi», cioè l'obiettivo di una soluzione vantaggiosa per tutti senza spaccature fra pro e contro. Le larghe intese applicate al business. Il tutto senza una regola scritta che sia una.

Dal 1948 ad oggi abbiamo avuto in Italia 27 proposte di legge, tutte evaporate dopo un paio di titoli sui giornali. L'ultimo tentativo è del governo Letta, all'inizio dell'estate. «Non ci potete mettere la scatola nera» hanno protestato alcuni ministri contro l'idea di tenere un registro con tutti i loro incontri. La decisione è stata rinviata con la singolare scusa di un approfondimento delle altre normative europee, che in realtà era stato già fatto. Binario morto, la vittoria della lobby delle lobby. Nel frattempo, come diceva John Fitzgerald Kennedy, loro «continuano a spiegare in tre minuti quello che un mio collaboratore mi spiega in tre giorni».

 

sigaretta elettronica x SCHEMA DI FUNZIONAMENTO DI UNA SIGARETTA ELETTRONICA SIGARETTA ELETTRONICA TASSISTI lobbisti faccendieri e stereotipi intervista jpegUMBERTO VERONESI spicciariello foto mezzelani gmt DIBENEDETTO-SPICCIARIELLI- GMT/ROSSI

Ultimi Dagoreport

donald trump xi jinping re carlo iii paolo zampolli mohammed bin zayed al nahyan

DAGOREPORT – OCCHI E ORECCHIE PUNTATE SU WASHINGTON: LA VISITA DI RE CARLO SARÀ UTILE A TRUMP, SEMPRE PIU’ ISOLATO, CHE HA BISOGNO DI RINSALDARE LA STORICA ALLEANZA CON LA GRAN BRETAGNA – IL PETROLIO COSTA, GLI ELETTORI SONO INCAZZATI: WASHINGTON VUOLE ACCELERARE SULLA PACE CON L’IRAN. MA GLI AYATOLLAH MOLLERANNO SOLO QUANDO LO ORDINERÀ LORO IL “PADRONCINO” XI JINPING (L’INCONTRO A PECHINO DEL 14-15 MAGGIO SARÀ UNA NUOVA YALTA?) – EMIRATI INGOLFATI: ABU DHABI CHIEDE UNA “SWAP LINE” D’EMERGENZA A WASHINGTON, E IL TYCOON NON PUÒ DIRE DI NO – LA TESTA PLATINATA DI DONALD ZAMPILLA DI…ZAMPOLLI: IL PASTICCIACCIO DEL SUO INVIATO SPECIALE E LE POSSIBILI RIVELAZIONI DELLA SUA EX, AMANDA UNGARO, NON SONO UNA MINCHIATA…

nicole minetti carlo nordio francesca nanni

DAGOREPORT – TEMPI SEMPRE PIU' CUPI PER L'EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI - LA RESPONSABILITÀ NEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI PESA, IN PRIMIS, SUL CAPOCCIONE DEL MINISTRO NORDIO - LA PROCURA GENERALE DELLA CORTE D'APPELLO DI MILANO, GUIDATA DA FRANCESCA NANNI, SI E' PRECIPITATA A DICHIARARE CHE L'ISTRUTTORIA SULLA PRATICA MINETTI SI E' ATTENUTA ALLE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: VERIFICARE LA VERIDICITA' DI QUANTO AFFERMATO NELLA DOMANDA DI GRAZIA SULLA CONDOTTA DI VITA DELLA MINETTI IN ITALIA - NULLA E' STATO APPROFONDITO SULLE ATTIVITA' IN URUGUAY (TRA ESCORT E FESTINI) DELL’EX IGIENISTA DENTALE DI BERLUSCONI E DEL SUO COMPAGNO GIUSEPPE CIPRIANI, SODALE D'AFFARI CON EPSTEIN – DALLA PROCURA DI MILANO, LA PRATICA MINETTI E' TORNATA AL MINISTERO DI NORDIO CHE, DATO IL SUO PARERE POSITIVO, L'HA INVIATA AL QUIRINALE - L'ACCERTAMENTO DI QUANTO RIVELATO DAL “FATTO QUOTIDIANO”, RENDEREBBE INEVITABILI LE DIMISSIONI DI NORDIO, GIÀ PROTAGONISTA CON LA "ZARINA" GIUSI BARTOLOZZI, DI UNA SERIE DI FIGURACCE E DISASTRI: ALMASRI, GLI ATTACCHI AL CSM E AI MAGISTRATI, LA BATOSTA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, ECCETERA - (LA REVOCA DELLA GRAZIA SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA...)

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA A VENEZIA PER IL NUOVO SINDACO CHE PRENDERA' IL POSTO DI BRUGNARO, GRAN SPONSOR DELLA “BACCHETTA NERA” (COME ANCHE IL MAL-DESTRO ZAIA) - QUANDO MELONI HA SBIRCIATO I SONDAGGI RISERVATI CHE VEDE IL CENTROSINISTRA AVANTI, SOSPINTO DALLO SCANDALOSO CASO-VENEZI (CHE STRAPPA ALLA DESTRA 4-5%), GLI OTOLITI SONO ANDATI IN TILT - E ALLA PRIMA OCCASIONE, CON LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, È STATA LICENZIATA - LO STESSO ''SENTIMENT'' VALE PER BUTTAFUOCO, MA IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE, PIU' FURBO, NON OFFRE PER ORA IL FIANCO PER LIQUIDARLO - E SE VENISSE CACCIATO, A DIFFERENZA DI VENEZI, HA L'“INTELLIGHENZIA” DEI SINISTRATI CHE LODA L'INTELLETTUALITA' DEL FASCIO-MUSULMANO CHE APRE IL PADIGLIONE AI RUSSI....

giovanni malago giorgia meloni giancarlo giorgetti andrea abodi gianluca rocchi

DAGOREPORT - IL CASO ROCCHI E' ARRIVATO COME IL CACIO SUI MACCHERONI PER ABODI E GIORGETTI, PRETESTO PERFETTO PER COMMISSARIARE LA FIGC, SCONGIURANDO IL RISCHIO CHE COSI' POSSA CADERE NELLE MANI DELL'INAFFIDABILE MALAGO’ - LANCIATO DA DE LAURENTIIS, "MEGALO' SAREBBE IN LIEVE VANTAGGIO SUL FILO-GOVERNATIVO ABETE - A PARTE GIANNI LETTA, TUTTO IL GOVERNO, IN PRIMIS IL DUO ABODI-GIORGETTI, DETESTA L'IDEA DI MALAGO' E PUNTEREBBE A NOMINARE COMMISSARIO FIGC IL PRESIDENTE DI SPORT E SALUTE, MARCO MEZZAROMA, CARO ALLA FIAMMA MELONIANA…

donald trump benzinaio benzina petrolio greggio

DAGOREPORT – LE UNICHE POMPE CHE NON PIACCIONO A TRUMP SONO QUELLE DI BENZINA! È VERO CHE LE ESPORTAZIONI DI GREGGIO AMERICANE CRESCONO A RITMI RECORD, MA IL PREZZO AL GALLONE NEI DISTRIBUTORI AMERICANI RESTA AI MASSIMI: IL CAOS IN MEDIORIENTE È STATO UN BOOMERANG VISTO CHE LO SCOTTO PEGGIORE LO STANNO PAGANDO I CITTADINI (SI VENDICHERANNO ALLE MIDTERM?), CHE HANNO LA BENZINA ALLE STELLE MENTRE I PRODUTTORI FANNO PROFITTI RECORD – IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO, ARAGHCHI, VOLA A MOSCA E TRATTA CON QATAR E SAUDITI (MA NON CON EMIRATI E BAHREIN, CHE HANNO FIRMATO GLI ACCORDI DI ABRAMO CON ISRAELE)

kyriakou repubblica radio capital tv8

DAGOREPORT - “LA REPUBBLICA” DI ATENE – THEODORE KYRIAKOU VUOLE CAPIRE CHE DIREZIONE DARE AL GRUPPO GEDI E SE C’È UNO SPAZIO POLITICO (E COMMERCIALE) PER DARE A “REPUBBLICA” UN ORIENTAMENTO PIÙ MARCATAMENTE DI SINISTRA. LA SVOLTA DEL QUOTIDIANO SI DOVREBBE ACCOMPAGNARE, NELLE INTENZIONI DELL’EDITORE GRECO, A UN INVESTIMENTO TELEVISIVO. LA SUA IDEA È QUELLA DI TRASFORMARE IN CANALE DIGITALE “RADIO CAPITAL TV”, GIÀ DI PROPRIETÀ DEL GRUPPO, MA NON È ESCLUSO (E DIPENDERÀ DAL PREZZO) L’ASSALTO A TV8 DEL GRUPPO SKY...