facebook religione

QUANTO CI MAGNANO I SOCIAL MEDIA SULLA RELIGIONE! - NEL 2017 FACEBOOK HA COMINCIATO A STRINGERE RAPPORTI COMMERCIALI CON GRUPPI RELIGIOSI - ALCUNE COMUNITÀ DI FEDELI HANNO DECISO DI PROPORRE AGLI UTENTI ABBONAMENTI A 9,99 DOLLARI AL MESE PER RICEVERE CONTENUTI ESCLUSIVI, COME I MESSAGGI DEL VESCOVO – MA È OPPORTUNO RAGGRUPPARE I CREDENTI IN UNA PIATTAFORMA PRIVATA CHE CURA PIÙ GLI INTERESSI DEI FINANZIATORI CHE QUELLI DEI FEDELI?  

Paolo Benanti e Sebastiano Maffettone per il “Corriere della Sera”

 

FACEBOOK RELIGIONE

Gli utenti abituali di Facebook sono circa tre miliardi. I cristiani nel mondo circa due miliardi e trecento milioni. I numeri contano e gli addetti a mergers and aquisitions dei due gruppi sono in fibrillazione. Sempre più l'idea che i social network possano entrare nel mondo delle comunità di fede si fa strada. E non riguarda solo i cristiani, come è ovvio, ma, in maniera diversa, caso per caso tutte le religioni, dagli islamici ai buddisti e così via. 

 

FACEBOOK RELIGIONE

D'altra parte, se i social sono indispensabili per vincere una campagna elettorale e necessari per vendere qualsiasi prodotto commerciale, come non pensare che possano servire anche per rendere più semplice ed efficace l'accostarsi dell'essere umano a dio? L'interesse e la curiosità di molti rappresentanti del mondo religioso sono comprensibili. Pensate solo alla raccolta fondi per farvene un'idea. Ma ovviamente non è solo una questione economica. Si tratta di contatti. 

 

E, come la pandemia ci ha mostrato, quando i contatti fisici sono difficili non resta che tentare di raggiungere gli altri online. E, da questo punto di vista, nessuno meglio di un social come Fb può raggiungere risultati in questo ambito. I contratti, però, si fanno in due e ci deve essere anche un interesse di Fb per potere andare avanti in questa direzione. Interesse che probabilmente consiste nel creare e cementare nuovi spazi di fiducia. 

 

FACEBOOK RELIGIONE

Scandali e sussulti vari fanno di tanto in tanto tremare la credibilità dei social e probabilmente niente può rinsaldare i legami fiduciari meglio di un ancoraggio del network alle comunità di fede. Queste ultime sono in ultima analisi depositi di capitale umano e sociale. Su queste premesse, non è strano che pezzi grossi di Fb abbiano lanciato una campagna di fidelizzazione (si può dire così?) esplicitamente diretta a singoli gruppi religiosi cristiani ma indirettamente rivolta a tutte le comunità religiose. 

 

Fatto è che dal 2017 Fb ha fondato il suo team di partnership religiose e ha cominciato a stringere rapporti con gruppi religiosi, prevalentemente cristiani riformati. Dopo il lockdown, in particolare, Fb ha accostato diversi tra questi gruppi dicendo sostanzialmente «Noi vogliamo essere il vostro dipartimento dell'It e il punto di riferimento per la transizione digitale». E nei mesi scorsi ha organizzato un meeting virtuale di credenti, un vero e proprio summit religioso. 

 

GRUPPI RELIGIOSI SU FACEBOOK

Come risposta, alcune chiese riformate statunitensi hanno deciso di provare due strumenti di Facebook: abbonamenti in cui gli utenti pagano 9,99 dollari al mese e ricevono contenuti esclusivi, come i messaggi del vescovo; la possibilità per i fedeli che guardano i servizi online di inviare donazioni in tempo reale. A prima vista, si tratta di una strategia win win. 

 

Ci guadagnano qualcosa le comunità di fede e i social network, come si è detto, ma anche la società nel suo complesso può trovare un suo tornaconto. Come scrisse qualche anno fa in un suo libro lo scienziato politico Robert Putnam, nella media i cittadini religiosi sono più ligi. Rispettano le leggi e l'ordine sociale meglio del resto della popolazione. 

 

GRUPPI RELIGIOSI SU FACEBOOK

Per cui, diffondere il verbo delle varie fedi sui social può aiutare a rendere la comunità nazionale più pacifica e coesa. E tuttavia qualche dubbio sorge spontaneo. Non si può pensare che la religione sia una cosa troppo seria per affidarla ai social? Come sappiamo, questi ultimi non sono generosi dispensatori di opere di bene ma piuttosto imprenditori dediti alla ricerca del profitto. E da questo punto di vista l'imperativo della spiritualità sembra cozzare con quello del profitto. 

PREGHIERA DIRETTA SOCIAL

 

Va bene che le vie del Signore sono infinite, e d'accordo che finora i gruppi riformati non hanno consentito la pubblicità sui siti che adoperano, ma è difficile immaginare una fede apparentata con imprese guidate da agguerriti consigli di amministrazione e laceranti trimestrali. Il tempio non sempre può andare d'accordo coi mercanti, come sappiamo. 

 

Ma c'è di più. Tutto sommato, la fede si basa sulla mistica e il vissuto religioso è (anche) un'esperienza interiore. Davvero complicato vederla sparata sui social. C'è anche, in proposito, una questione di privatezza. Se ci si rivolge all'Altissimo, un po' di intimità fa parte del rapporto. E non c'è bisogno di immaginare un confessionale coram populo per comprenderlo. 

DONAZIONI FACEBOOK

 

Insomma, se è difficile (come abbiamo sostenuto in un precedente articolo) immaginare una politica senza i corpi fisici delle persone è anche impervio pensare a una religione prevalentemente online. MacLuhan ci fece sapere che il mezzo è il messaggio. Vorrà dire che prima o poi finiremo col credere che «in social we trust?».

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI