rodolfo carlo marco de benedetti

LO SCONTRO IN CASA DE BENEDETTI SI SCRIVE GEDI E SI LEGGE CIR - LA CASSAFORTE CIR DETIENE IL 43,7% DEL GRUPPO EDITORIALE E, VISTO IL CROLLO DEL VALORE DEL TITOLO (DA 1,23 EURO A 25 CENTESIMI), NEL BILANCIO C’E’ UN ROSSO POTENZIALE CHE SUPERA I 200 MILIONI - PAVESI: “IL BUCO NON SARÀ MAI COLMABILE DEL TUTTO, LA SOLUZIONE PIÙ LOGICA SAREBBE SCORPORARE IN UNA BAD COMPANY ‘LA REPUBBLICA’ CON ‘L'ESPRESSO’, COSÌ CHE LA PARTE BUONA (RADIO E TESTATE LOCALI) POSSA VALORIZZARSI…”

Fabio Pavesi per il “Fatto quotidiano”

 

carlo de benedetti 2

Non si può scrutare Gedi senza alzare lo sguardo verso l'alto, verso la controllante Cir. È ai piani alti che si capisce la sostanza della violenta e inusitata querelle familiare che vede opposti il patriarca Carlo De Benedetti e i figli Rodolfo e Marco. Entrambi i duellanti sanno perfettamente che per Cir esiste una soglia limite che è stata sfondata pesantemente al ribasso ormai da quasi 5 anni, dalla primavera del 2015 quando il titolo Gedi (l'ex Espresso) lasciò per sempre quota 1,23 euro, senza riacciuffarla. Ma cosa rappresenta? È il valore per azione di carico della partecipazione di Gedi nella holding di famiglia, la Cir appunto, che ne detiene oggi il 43,7%.

 

MARCO DE BENEDETTI

Per Cir, ancora alla fine del 2018, il gruppo editoriale continua a prezzare 1,23 euro per azione, per un valore della quota di ben 273 milioni. Ma la realtà dovrebbe riportare la famiglia con i piedi per terra. Gedi, che prima dell' offerta di Carlo De Benedetti valeva solo 25 centesimi, dovrebbe fare un balzo avanti in Borsa di quasi il 400 per cento per ridare vita a quella quota che oggi, stando al verdetto della Borsa, vale sul mercato poco più di 55 milioni. Lo scatto in avanti dopo il coup de théâtre dell' Ingegnere di qualche giorno fa (ovvero l' offerta d' acquisto, rifiutata, del 29,9 per cento di Gedi dai figli) non colma e non potrà mai colmare il fossato abissale.

 

CARLO DE BENEDETTI

Cir, di cui Carlo Del Benedetti è presidente onorario con Rodolfo presidente, ha sul gobbone ormai da troppi anni una minusvalenza potenziale che supera i 200 milioni e non sarà mai colmabile del tutto, né con un rilancio di Gedi, come sostiene l' ingegner De Benedetti, né con una vendita come da tempo cercano di fare i figli. Il nervosismo in famiglia, tale da rendersi pubblico in forme così esplicite, si spiega solo così. Ma Gedi come Cir sono di fatto in un cul de sac, in un angolo.

 

Da un lato, tenerla vorrebbe dire non affrontare il tema della svalutazione nella casa madre e contare su un recupero che l'andamento sempre meno redditizio dei conti non fa intravedere. Dall' altro, però, vendere significherebbe smettere di puntare su un business calante con la consapevolezza però che nessuno arriverà mai a offrire quei soldi. Un premio per il controllo, infatti, in genere è del 30% sui prezzi di Borsa.

 

franco de benedetti foto di bacco

Fosse anche il 50%, non si andrebbe oltre i 37 centesimi, la cifra che avevano in mente Cattaneo e Marsaglia prima che tutto naufragasse, non si sa se per volontà dei compratori o per diniego dei fratelli De Benedetti. Vendere, inoltre, vuol dire anche far emergere il buco nascosto nei conti e ferire la Cir. Perciò tutto sembra senza via d' uscita. Tra l' altro, tutto avviene nel momento congiunturale più difficile per Gedi.

 

carlo de benedetti col figlio alessandro (1)

Nel 2017 c'è stata la prima perdita da 123 milioni (dovuta, a dir il vero, all'onere da 140 milioni della conclusione della lunghissima lite fiscale del '91); nel 2018 la seconda perdita, questa sì legata solo al business, per 32 milioni. Soprattutto, per il mercato conta la caduta sia dei ricavi sia, più grave, della marginalità del gruppo. Il fatturato del semestre 2019 è sotto del 6 per cento sui dodici mesi, a quota 302 milioni; il margine lordo è precipitato a 13 milioni dai 22 milioni di un anno prima e vale poco meno del 5% dei ricavi. L'utile operativo è sceso a 4,3 milioni da 12,6 dei primi sei mesi del 2018.

 

E questo pur con l'incorporazione - a metà del 2017 - de La Stampa e del Secolo XIX . Nel 2018 il fatturato è sì aumentato ma i costi di più, tanto che è calata la redditività. E adesso anche i ricavi cominciano a flettere nonostante l'operazione di fusione. Ed è proprio la corazzata di casa, con l'Espresso a trascinare al ribasso la profittabilità del gruppo. Nel 2018 il margine lordo della divisione Repubblica è diventato negativo per 7 milioni su 253 milioni di fatturato. Si perdono soldi già a livello operativo.

 

RODOLFO DE BENEDETTI MONICA MONDARDINI JOHN ELKANN

Un tracollo che neanche i gioielli della Corona, le radio, riescono a compensare: qui la marginalità arriva al 30 per cento dei ricavi, ma il fatturato pesa solo per il 10 per cento del totale del gruppo. Altra divisione che mantiene buoni numeri è quella dei giornali locali, affiancati ora proprio dalle due testate storiche del Nord-Ovest. Fanno 250 milioni di ricavi, come Repubblica e l' Espresso, ma hanno un Mol, un margine operativo lordo, al 10 per cento.

 

rodolfo de benedetti

Vista così, la soluzione più logica sarebbe scorporare in una bad company l'ex regina simbolica del gruppo, proprio La Repubblica con L'Espresso, così che la parte buona (radio e testate locali) possa valorizzarsi. Ma impossibile a farsi. Troppo alto il valore simbolico di Repubblica per privarsene. Ma così Gedi continuerà nel suo lento declino, con buona pace di De Benedetti il cui piano proposto è quello di far confluire Repubblica sotto una fondazione, a cui parteciperebbero "rappresentanti dei giornalisti, dirigenti del gruppo, personalità della cultura che sostenga la libera informazione" ha detto al Corriere.

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”