rino barillari

“SUL MIO BIGLIETTO DA VISITA C’È SCRITTO PAPARAZZO. PERCHÉ IO SONO UN VERO PAPARAZZO. E NE VADO FIERO” – UN LIBRO DI MARCELLO MENCARINI RACCONTA L’EPOPEA DI RINO “THE KING” BARILLARI, DALLA DOLCE VITA AI "DIVI" FARLOCCHI DELL’ERA SOCIAL INSEGUENDO POLITICI, CRIMINALI, PRINCIPI, REGINE, PORNOSTAR - "PIÙ DI 160 RICOVERI AL PRONTO SOCCORSO, BARILLARI È UN CRONISTA VISIVO, UN TESTIMONE SCOMODO, UN PEZZO VIVENTE DELLA MEMORIA COLLETTIVA ITALIANA. E, SOPRATTUTTO, UNO CHE C’ERA E CHE C’È. SEMPRE..."

 

Prefazione del libro "Rino Barillari Paparazzo", di Marcello Mencarini

 

ANATOMIA  DI UN  PAPARAZZO 

 

«Sul mio biglietto da visita c’è scritto Paparazzo. Perché io sono un vero paparazzo. E ne vado fiero». 

 

rino barillari

Rino Barillari non ha mai avuto problemi a dirlo. Nessuna smorfia, nessuna distanza da una parola nata in Italia e diventata internazionale. Per molti suoi colleghi suona come un insulto, quasi nessun fotografo vuole essere definito così. Lui sì, lo dice con la naturalezza di chi ha fatto pace con il proprio mestiere da molto tempo. Anzi, lo ha trasformato in brand. In identità. In storia. Una parola che evoca un’immagine precisa, invadente, aggressiva, a volte petulante. Ma anche necessaria. Perché certe storie si raccontano solo così: stando un passo oltre il limite. 

 

Il mestiere del paparazzo è nato a Roma, nella notte di Ferragosto del 1958 – data simbolica dell’inizio della Dolce Vita, insieme a quella dello spogliarello di Aïché Nana al Rugantino – quando via Veneto si trasformò in un set improvvisato.

 

C’erano Tazio Secchiaroli, Re Farouk d’Egitto, Tony Franciosa. In quel caos teatrale, tra urla, fughe e flash, nacque – o forse si rivelò – il codice del paparazzo: la foto migliore è quella che costa di più. In fatica, in rischio, in botte. 

 

È qui che arriva Rino Barillari partito da Limbadi, in Calabria. Non ha studiato giornalismo, né fotografia. Nel giro di pochi anni, è diventato una presenza costante nella cronaca romana. Scattava per Il Tempo, poi per Il Messaggero, in un’epoca in cui i quotidiani mandavano ancora i fotografi a caccia di esclusive e non si accontentavano delle foto tutte uguali distribuite dalle agenzie. Nessun permesso, nessuna distanza di sicurezza. Solo fiuto, istinto e gambe. 

rino barillari cover marcello mencarini

 

Barillari non è un artista della luce, né un poeta dell’immagine. Non legge Barthes o Benjamin, ma conosce ogni linguaggio segreto della città: i segnali dei portieri, i sussurri dei camerieri, il battito accelerato di chi ha qualcosa da nascondere. Mentre altri fotografano ciò che dovrebbe essere visto, lui insegue ciò che dovrebbe restare nascosto. Quello che c’è dall’altra parte del glamour.

Ogni scatto è un atto di profanazione, ogni flash un sabotaggio al culto dell’immagine. Dissacra, umanizza, a volte umilia. Ma in quella ferocia svela una parte di verità: anche gli dei sudano, piangono, tradiscono. In un mondo che celebra i divi, il paparazzo racconta le loro miserie. E quel gesto – istintivo, brutale, a volte politico – diventa una forma di rivalsa collettiva. Una vendetta simbolica di chi viene dalla strada contro il privilegio e il lusso dei divi. 

 

Rino Barillari tutto questo lo sa bene. Non lo ha studiato: lo ha vissuto. Per oltre sessant’anni ha fotografato Roma — quella vera e quella finta — inseguendo divi, politici, criminali, principi, regine, pornostar e sconosciuti. Spesso tutti nello stesso giorno. Ha trasformato l’imprevisto in memoria, l’attimo in testimonianza. Con una sola ossessione: esserci. Prima degli altri, più vicino degli altri. Più di 160 ricoveri al Pronto Soccorso ne sono la prova. 

marina ripa di meana foto barillari 22

Vive per strada, dorme poco, corre molto. Il paparazzo non ha orari, né confini: lavora tra il tramonto e l’alba, quando i 

locali si svuotano e i divi si scoprono. Non ha una redazione, ma una mappa mentale di hotel, ristoranti, scorciatoie. Il marciapiede è il suo ufficio. Il motorino la sua ombra. 

 

Barillari non si è mai nascosto dietro il mito del “fotografo autore”. Al contrario, si è sempre messo in gioco. Diretto. Spesso violento. Sempre rischiando. Perché fare il suo lavoro voleva dire prendersi una porta in faccia, un pugno, una denuncia. Ma anche cogliere qualcosa che stava succedendo proprio in quel momento, e che dopo un secondo sarebbe svanito. 

 

Quello che ha fotografato non è solo il gossip, anche se di lì sono passate le immagini che lo hanno reso famoso. Barillari ha costruito un archivio visivo che attraversa mezzo secolo di storia italiana: dal jet-set internazionale ai drammi di borgata, dagli scontri di piazza ai processi di mafia, dal terrorismo ai set cinematografici. Ha documentato il Sessantotto, gli anni di piombo, la Roma del boom e quella del buco nero morale e politico degli anni Ottanta e Novanta.

 

I suoi scatti raccontano la Dolce Vita e la sua fine, il glamour e il disagio, la grande bellezza e la miseria, le feste, i litigi, gli amori veri e quelli costruiti. C’è Roma che si guarda allo specchio e, senza accorgersene, lascia una traccia. Le sue fotografie non sono solo immagini: sono testimonianze. Non devono essere belle, devono stupire, colpire, fare male. 

marina ripa di meana foto barillari

 

Tra paparazzi non c’è romanticismo. Ci si aiuta per convenienza, ci si tradisce per istinto. L’alleanza dura fino al primo flash, poi ognuno torna nel proprio territorio, con la sua preda digitalizzata e un segreto da vendere. È una fratellanza precaria, come quella tra pirati: utile finché conviene, pericolosa appena la posta si alza. E anche se molti scoop sono orchestrati, non dobbiamo dimenticare che anche il reportage più etico è spesso una messinscena. Anche il “vero” raccontato dai grandi autori è spesso solo verosimile. Il paparazzo almeno non finge di cercare la verità assoluta: offre quella che il pubblico è disposto a credere. 

 

 

Chi ha etichettato Barillari solo come paparazzo o – con la solita ironia romana – “er King”, non ha capito che dietro c’è prima di tutto un giornalista. Uno che sa dove appostarsi, quando aspettare, e soprattutto scegliere ciò che conta. Nessun algoritmo potrà mai sostituire quella sensibilità. Nessuna intelligenza artificiale potrà restituire la tensione di una notte passata ad aspettare un bacio rubato o un’auto che non arriva mai. 

 

RINO BARILLARI

Questo libro nasce da lì. Dalla volontà di raccontare non solo le immagini, ma l’uomo che le ha scattate. Di mettere a fuoco la figura di Rino Barillari senza filtri nostalgici, ma con l’attenzione che merita chi ha documentato, con coraggio e ostinazione, la trasformazione di un’epoca. Ci sono gli attori, certo. Ma anche i passanti. I morti, i feriti, i politici colti all’improvviso.

 

Le lacrime vere, le risate costruite. C’è l’Italia che si è fatta guardare, e quella che non voleva farsi vedere. Il linguaggio è il suo: crudo, diretto, e condito da improbabili anglicismi inventati di sana pianta. Non è un santino né un omaggio deferente. È un racconto. Sporco, ironico e il più possibile aderente alla realtà: proprio come le sue fotografie. 

alberto sordi con un amica by rino barillari

 

Oggi i divi controllano la propria immagine, si fotografano da soli, si offrono direttamente al pubblico, guidati da sapienti social media manager. Ma Rino Barillari, oggi ha più di ottanta anni, è ancora lì, e continua a cercare ciò che sfugge al copione, quello che gli altri non vogliono mostrare. 

 

Lui è molto più di un paparazzo. È un cronista visivo, un testimone scomodo, un pezzo vivente della memoria collettiva italiana. E, soprattutto, uno che c’era e che c’è. Sempre. 

brigitte bardot poldo bendandi sul set di viva maria ph rino barillari gunter sachs rincorre rino barillari a genzano barillari clooneyrino barillari francesco marchionirino barillari in ospedale dopo l aggressione di gerard depardieubrigitte bardot con gunter sachs a roma ph rino barillari brigitte bardot a piazza del popolo ph rino barillari rino barillaririno barillaririno barillari e il gelato di sonia romanoffrino barillari aggredito da mickey hargitayrino barillari dopo l'aggressione di gerard depardieufrancesca pascale rino barillari (5)francesca pascale rino barillaribrigitte bardot nel traffico romano ph rino barillari

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