CALCIO MARCIO - LO 007 DEL CALCIO, PANFILO ALBERTINI: “DENUNCIAI PER PRIMO LE PARTITE TRUCCATE MA LA FIGC INSABBIÒ TUTTO. PARLAI DI MARCO PAOLONI MA PER ALCUNI ‘IMPEGNI’ I VICE DI PALAZZI NON ASCOLTARONO IL GRANDE ACCUSATORE ERODIANI”

Giuliano Foschini e Marco Mensurati per “la Repubblica”

 

PANFILO ALBERTINIPANFILO ALBERTINI

Lui per primo ha scoperto, investigato, denunciato. Gli altri hanno truccato, barato, incassato. Lui ha scritto. Gli altri hanno insabbiato. Lui è a casa. E gli altri, invece, sono ancora tutti dove erano: in un campo di calcio a segnare gol e a esultare con i tifosi. Oppure dietro le scrivanie che governano quei campi.

 

Questa è la storia di Panfilo Albertini, un passato da investigatore in prima linea nella Guardia di finanza e nei servizi segreti, e poi da 007 del calcio italiano. Ed è la prova per cui, molto probabilmente, anche questo nuovo scandalo calcioscommesse probabilmente si perderà in un bicchier d’acqua.

 

Panfilo Albertini è stato il primo, nel 2011, a capire che i campionati italiani erano, in gran parte, nelle mani degli scommettitori. Il primo ad avere le prove su quel portiere della Cremonese, Marco Paoloni, che distribuiva papere e scommesse sicure in giro per l’Italia.

 

Albertini, come lo scoprì?

«Fui contattato da Massimo Erodiani, abruzzese come me, che sapeva che lavoro facessi. Lo incontrai per la prima volta il 28 aprile, occasionalmente, e mi parlò di questo portiere che gli doveva dei soldi per una storia di scommesse. In giro si sapeva che Erodiani, che faceva il tabaccaio, fosse in quegli ambienti. Gli dissi che mi poteva interessare e chi mi servivano però delle indicazioni precise».

 

MASSIMO ERODIANIMASSIMO ERODIANI

Quindi vi rivedeste?

«Sì, una volta a fine aprile, la seconda a metà maggio e venne con il suo avvocato. Ed effettivamente mi portò dei dati reali sul coinvolgimento di questo Paoloni nelle combine. Sinceramente, mi raccontò anche che stava denunciando perché il portiere gli doveva dei soldi e sperava, raccontando a tutti la verità, che in qualche maniera rientrasse dal debito».

 

Lei denunciò tutto?

Marco Paoloni portiere Marco Paoloni portiere

«Feci prima alcuni accertamenti e poi cercai di mettermi in contatto con uno dei miei contatti all’ufficio indagine della Federcalcio, Carlo Piccolomini, ma non riuscii a parlarci. E così a quel punto scrissi una mail dove segnalavo nero su bianco il nome di Marco Paoloni e soprattutto tutto il racconto che Erodiani mi aveva fatto. E che io, in parte, tramite le fonti aperte — mi riferisco ai tabellini delle partite, ai marcatori, alle formazioni — ero riuscito a verificare. Erodiani mi aveva raccontato di vari illeciti, alcuni andati a buon fine e altri invece falliti. Ed effettivamente tutto tornava».

 

Fu subito chiamato dal procuratore della Federcalcio, Stefano Palazzi?

«Palazzi delegò due vice procuratori che però per una decina di giorni non fecero praticamente nulla. Mi dissero che per impegni di uno di loro, non erano riusciti ad ascoltare Erodiani».

 

MARCO PAOLONI VIENE PORTATO IN CARCEREMARCO PAOLONI VIENE PORTATO IN CARCERE

Cioè, lei aveva raccontato di un signore che aveva le prove di calciatori che truccavano le partite in campionati professionistici, e la Federcalcio aveva «impegni»?

«Sì. Poi Cremona eseguì gli arresti».

 

Ma in Figc sapevano dell’operazione?

«Assolutamente no».

 

Qualcuno la chiamò dopo?

«Piccolomini, per dirmi che erano rammaricati di non essere intervenuti in tempo. E che il pm avesse fatto prima di loro».

 

stefano palazzi01stefano palazzi01

Fu premiato?

«No. Sono finito sotto procedimento disciplinare».

 

Perché?

«Palazzi mi ha contestato, cito il deferimento, di “essermi autoattribuito e aver portato avanti un compito investigativo che solo al vertice dell’ufficio competeva assegnare”. In sostanza mi hanno punito perché ho indagato».

 

Però le contestano anche di aver «tardato la comunicazione alla procura federale».

Dal primo incontro con Erodiani ha aspettato un mese.

«Avevo bisogno di approfondimenti. E comunque non mi pare che una volta arrivata la segnalazione loro si siano mossi con grande solerzia. Se non fosse arrivata la procura di Cremona, loro per quanto altro tempo avrebbero tenuto la mia mail nel cassetto? Per quanto altro tempo avrebbero fatto giocare calciatori che vendevano partite a gente come Erodiani?».

 

FIGC logoFIGC logo

Perché parla soltanto ora?

«Io ho senso delle istituzioni. Dopo il deferimento di Palazzi ho affrontato il processo, com’era giusto che fosse. E ho accettato la punizione: avevano chiesto la mia destituzione con l’accusa di aver investigato da solo. La commissione di garanzia mi ha fermato per un anno. Non sono d’accordo, penso di aver fatto soltanto il mio dovere. Ma ho accettato. Pensavo però di rientrare».

 

E invece?

«Rinnovate le cariche sono stato fatto fuori. In sostanza mi hanno destituito, come aveva chiesto l’accusa... Ma c’è una cosa che mi fa rabbia».

 

Quale?

«Che io sono a casa, il che alla mia età ci può anche stare. Ma che quei giocatori sui quali indagavamo, che per la procura vendevano partite sono ancora lì: Gillet, Masiello. Mi sembrano messaggi molto chiari. L’unico a essere stato allontanato definitivamente sono stato io, come se fossi stato io a far crollare il castello della credibilità del sistema sportivo. Insomma, il problema del calcio in Italia sono stato io che ho investigato per due settimane da solo e poi denunciato».

JEAN FRANCOIS GILLET jpegJEAN FRANCOIS GILLET jpeg

 

Ora c’è stato lo scandalo di Catanzaro.

«Casi come quello si verificano perché le condanne sono state troppo blande. Anzi, in alcuni casi, non ci sono proprio state. Se non punisci, è chiaro che poi tutto si ripresenta uguale e identico. E questo vale ancora di più nelle serie minori, dove i calciatori sono più facilmente aggredibili da certa gente, dove guadagnano poco, quando riescono a prendere lo stipendio.

 

La dimensione di questo scandalo rappresenta soltanto il 20 per cento del fenomeno reale. Si fanno i nomi di un po’ di dirigenti, di allenatori e di qualche calciatore. Ma gli altri dove sono? Chi ha truccato materialmente tutte quelle partite? È di questo che si dovrebbe occupare la procura della Figc. Bastava che gli ispettori facessero il loro dovere… Guardate gli ultimi scandali, Calciopoli, Cremona, Bari, Catanzaro. È scoppiato sempre tutto quando si è mossa la procura penale. Che ci sta a fare la procura federale? E non si dica che non ha poteri, ché dopo ogni scandalo hanno sempre fatto una riforma…».

ANDREA MASIELLO jpegANDREA MASIELLO jpeg

 

Lei ci ha lavorato. Si sarà fatto un’idea.

«Chi doveva controllare il calcio, dormiva. Probabilmente bisognerebbe annoverare personale un po’ più qualificato e professionalizzato in grado di poter svolgere un lavoro d’intelligence. Quello che è stato scoperto dalla procura di Catanzaro era da tempo sotto gli occhi di tutti.

 

Basta essere osservatori, nemmeno troppo attenti, per capire che ci sono dirigenti ambigui. O risultati strani. Però la procura non fa niente. Anzi no, corre a deferire il giudice Piero Sandulli per un commento dopo la sentenza su Antonio Conte. Ecco, fin quando il problema del calcio italiano siamo io e Sandulli e non gli over di Lega pro, non cambierà mai niente».

 

 

 

 

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