ALEX SCHWAZER E IL MISTERO DELLA TERZA PROVETTA DI URINA! L’EX ALLENATORE DONATI: “LA TENIAMO AL SICURO” - GLI AVVOCATI DELL’ATLETA HANNO UN PIANO PER SCAGIONARE ALEX, BECCATO TRE VOLTE POSITIVO AL DOPING - DURANTE IL CONTROLLO DEL 26 APRILE SCORSO A FRANCOFORTE, DA CUI È EMERSA LA NUOVA POSITIVITÀ ALL'EPO DEL MARCIATORE, IL TEAM DI SCHWAZER E L’EX COACH DONATI HANNO OTTENUTO LA POSSIBILITÀ DI CONSERVARE UNA PARTE DEL CAMPIONE (CHE POTREBBE ESSERE DECISIVO PER CHIARIRE LA VICENDA) - I DUBBI SULLA VADILITA’ GIURIDICA DI UNA SIMILE MOSSA: SCHWAZER HA TEMPO FINO A VENERDI' PER AGIRE..
Estratto dall’articolo di Marco Bonarrigo per “il Corriere della Sera”
Sarebbe vicina allo zero la probabilità che si trovino tracce di Epo nella cosiddetta «Provetta C», la frazione dell’urina di Alex Schwazer che il suo ex coach Sandro Donati ha ottenuto alla distruzione dopo il fatale controllo del 26 aprile scorso in Germania. E questo non perché Schwazer non abbia assunto la sostanza vietata (come certifica, in attesa delle eventuali controanalisi, l’esame dei campioni A di sangue e urine effettuata a Colonia) ma perché l’Epo è una proteina che si degrada con facilità se non si seguono rigide procedure di conservazione, incluso lo stoccaggio prima a 20 poi a 70 gradi sottozero - non esattamente la temperatura di un freezer - quando il test non avviene entro una settimana dal prelievo.
La volontà dello staff legale del marciatore di subordinare le controanalisi al consenso del Laboratorio di Colonia ad esaminare anche Provetta C - oltre ad essere vista come una aberrazione giuridico-sportiva - è considerata una provocazione per confondere le acque.
Questo emerge dalla comunità scientifica antidoping scientifica, con Nada (l’agenzia antidoping tedesca) che al Corriere spiega di «non poter commentare l’indagine fino alla conclusione», che ritiene di avere in mano referti inoppugnabili ed è pronta a prendere provvedimenti contro il suo ispettore («Una persona semplice» l’ha definito Donati) che, contro ogni protocollo, invece di smaltire l’urina l’ha consegnata al maestro dello sport romano innescando il lato surreale di una vicenda che altrimenti sarebbe di semplice doping.
Geoffrey D. Miller, che dirige lo Sports Medicine Research and Testing Laboratory negli Usa, lo mette nero su bianco in una ricerca del 2024 che è il punto di riferimento di ogni procedura: «L’instabilità dell’Epo nelle urine è la vera sfida per chi si occupa di antidoping». Nei flaconi conservati senza rispettare alla lettera la catena del freddo, otto atleti-cavia dopati su 12 sono risultati completamente puliti ai test effettuati nel laboratorio del professor Miller.
Oltre all’aspetto giuridico (è campione esaminabile solo quello che viene sigillato, trasportato e conservato secondo le regole Wada), la tesi con cui la difesa di Schwazer giustifica la sua azione in difesa degli interessi collettivi (i regolamenti dovrebbero prevedere un terzo campione di urina da consegnare all’atleta per garantirsi contro eventuali complotti) è irrealizzabile dal punto di vista tecnico. La sola Wada raccoglie ogni anno 300 mila campioni di urine, lo stoccaggio in frigo speciali è un enorme problema gestionale, l’idea di darne una «copia» all’atleta o a chi per lui è irrealizzabile.
A questo punto la vicenda pare avere esito scontato. Il termine per richiedere le controanalisi scade venerdì, se Schwazer non presenterà richiesta la non negatività verrà tramutata in positività, l’atleta mandato a processo sportivo (Alex non è più un atleta di alto livello e non verrà giudicato dall’Athletics Integrity Unit ma dal tribunale sportivo tedesco) e punito severamente.





