BASTA COL MOMA PAK! - NEW YORK SI RIBELLA AL MUSEO DI ARTE CONTEMPORANEA TRASFORMATO IN DISNEY WORLD - UN PARCO-GIOCHI CON QUADRI ALLE PARETI CHE ORA MIRA A DISTRUGGERE IL MUSEO DEL FOLKLORE PER ALLARGARE I SUOI SPAZI - CHE SON BEN PIU'SERI COMUNQUE DEI MAXXI-PARK ALLA MELANDRI CON YOGA, RICAMI E BABY SITTING


Alberto Flores D'Arcais per ‘La Repubblica'


Nei suoi venti anni alla direzione del MoMa (Museum of Modern Art) di New York, Glenn D. Lowry è stato criticato diverse volte: per la scelta e l'allestimento di mostre o installazioni, per aver comprato opere di artisti discussi, per il modo - a volte spregiudicato - con cui ha guidato quello che è considerato il principale museo d'arte moderna al mondo.
Ci sono critici che ancora non gli hanno perdonato la grande trasformazione del 2002-2004, quando il palazzo del Mo-Ma sulla 53esima strada (chiusi i battenti e trasferita temporaneamente parte della collezione al PS1 di Queens) venne profondamente rinnovato dal progetto dell'architetto giapponese Yoshio Taniguchi, moltiplicando gli spazi e la vendita di biglietti, tanto da diventare il terzo museo al mondo (dopo Louvre e Metropolitan) per incassi.

In questi giorni Lowry è finito di nuovo nel mirino. Ad attaccarlo non sono però solo critici (o avversari gelosi) ma un'intera comunità di New York, quella della Midtown Manhattan (l'area dove ha sede il MoMa). Il motivo? Quella che viene considerata l'ennesima "prepotenza" del MoMa e di Lowry, che dopo aver acquistato (nel 2012) l'edificio dell'American Folk Art Museum (che si trova proprio accanto al MoMa sulla 53esima strada) ha deciso di raderlo al suolo per procedere a un nuovo grande allargamento del MoMa stesso.

A dare fiato alle critiche ci ha pensato un'altra istituzione newyorchese (il New York Times) in un lungo articolo pubblicato in prima pagina in cui diverse voci - fra cui anche alcuni (anonimi e non) membri del "board" del MoMa - accusano Lowry di voler trasformare il famoso museo in un luogo dove andare per socializzare e divertirsi piuttosto che per ammirare opere d'arte: «Una parte del board è preoccupata del fatto che il Museum of Modern Art possa trasformarsi in un posto attrezzato più per l'interazione sociale che per la contemplazione attenta. Non vogliono che il museo diventi un luogo di intrattenimento».

Perché questi timori? Il nuovo piano di espansione, che inizierà con la demolizione dell'American Folk Art Museum, prevede la costruzione di una nuova ala del museo (chiamata nel progetto "Art Bay", baia dell'arte) che collegherà il MoMa con un nuovo edificio in costruzione sulla 54esima strada. Un ulteriore allargamento che ha provocato critiche anche tra i generosi benefattori del MoMa, secondo cui il museo sta crescendo troppo in fretta e rischia di perdere (per alcuni lo ha già perduto) il suo spirito "artistico" che era alla base della sua nascita, voluta fermamente da Abby Rockefeller (moglie del magnate John D. Rockefeller Jr.) e da due sue care amiche, chiamate "The Daring Ladies", le ardite signore. Era il 7 novembre 1929, erano passati solo nove giorni dal famoso "crollo" di Wall Street, fu una scommessa in nome «dell'arte moderna e dell'avanguardia».

Scommessa vinta e che nel corso di decenni ha portato il MoMa a diventare quello che è oggi: uno dei musei più famosi del mondo, uno dei più ricchi, un'icona riconosciuta di New York. Merito che va diviso tra i vari direttori che si sono succeduti e che - soprattutto per la parte economica - Lowry giustamente rivendica: dopo il grande rinnovamento del 2004 il numero dei visitatori è salito da un milione e mezzo l'anno a due milioni e mezzo e da quando Lowry si è insediato nel 1995 il costo del biglietto (il venerdì pomeriggio l'ingresso è gratuito) è passato da 8 a 25 dollari.

L'attuale direttore respinge con fermezza le accuse di "massificazione" del MoMa. Come quella di Agnes Gund la potente filantropa americana che fa parte del board dal 1976 e che del MoMa è stata presidente dal 1991 al 2002 («ci sono diverse persone tra noi che non vogliono che il museo diventi un semplice centro d'intrattenimento ») o quella di Jerry Saltz che sul magazine New York ha scritto che il nuovo progetto di espansione «condanna irrimediabilmente il MoMa ad essere un "carnevale" guidato dal business».

No, risponde Lowry, è un rischio che vale la pena di essere corso perché l'arte sta diventando sempre più interattiva e permeata di cultura pop: «Sotto la mia gestione il museo non solo si è tuffato sempre di più nell'arte contemporanea, ma ha anche allargato i suoi orizzonti includendo aree geografiche come l'America Latina, presentando sempre di più artiste donne, dando spazio sempre di più a quell'arte che non risponde solo a canoni occidentali».

 

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