BASTA ILLUSIONI: IL CALCIO ITALIANO NON CONTA PIÙ UN CAZZO (E PRIMA LO ACCETTIAMO, MEGLIO È) – QUESTO INIZIO DI CALCIOMERCATO ESTIVO STA DIMOSTRANDO CHE LA SERIE A NON ATTRAE PIÙ I GIOCATORI DALL’ESTERO, SIA I CAMPIONI AFFERMATI CHE GIOVANI EMERGENTI, CHE PREFERISCONO GIOCARE ALTROVE PER GUADAGNARE DI PIÙ E PER AVERE PIÙ VISIBILITÀ – PERSINO LA TURCHIA, FAMOSA PER ESSERE UN “CIMITERO DEGLI ELEFANTI”, INIZIA AD ESSERE PIÙ “SEDUCENTE” RISPETTO AL NOSTRO PAESE – È VERO CHE MANCANO I SOLDI (LA PREMIER LEAGUE GUADAGNA 3,4 MILIARDI ALL’ANNO DAI DIRITTI TV, LA SERIE A SOLO UN MILIARDO), MA IL CALCIO ITALIANO È POCO “TELEVISIVO” E CI SONO MOLTI PROCURATORI CHE PENSANO SOLO AI PROPRI AFFARI E NON ALLA CRESCITA DEI LORO ASSISTITI…
Estratto dell’articolo Silvia Scotti per "la Repubblica"
Prima e dopo i milioni degli altri. Prima degli arabi, della scintillante Premier League, della crescita della Turchia, dell'interesse della Cina, c'era il campionato più bello del mondo. In Italia. Una favola finita, dove c'è chi vive felice e contento, ma altrove.
In Inghilterra, dove il Chelsea paga all'Aston Villa 137 milioni per Morgan Rogers che forse neanche sarà titolare, o dove Elliot Anderson può passare dal Nottingham Forest al Manchester City per 135 milioni, Tonali per 107 va al Tottenham e dove arriva Palestra che rifiuta l'Inter per un ingaggio doppio. O in Turchia, dove va Greenwood che dice no alla Roma per i 10 milioni di stipendio che gli dà il Fenerbahçe. […]
O in Arabia, dove le offerte irresistibili di Al-Hilal, Al-Ittihad, Al-Nassr, tutte a doppia cifra, sono la tentazione per giocatori giovani sul viale di tramonto e nel pieno della carriera, campioni, allenatori, a volte perfino ct. […]
E la Serie A? Ormai fa un altro campionato, non è più competitiva, a volte non riesce a tesserare nemmeno giocatori svincolati, perché gli ingaggi degli altri sono più verdi. «Il declino è vicino», l'amara sintesi di Dario Canovi, primo procuratore italiano, che ha visto cambiare l'Italia, la Serie A, il calciomercato.
«Il nostro campionato è antico, noioso, poco competitivo. È antidiluviano. Ma chi vuole pagare i diritti per un prodotto così poco televisivo? Immagini uno Juventus-Milan 0-0 senza tiri in porta: può essere visto in Giappone o in America? Finché la nostra mentalità è questa, se il motto del nostro calcio non è "spettacolo", ma "primo: non prenderle" non saremo mai all'altezza. Perdono valore i diritti tv, ma non abbiamo fascino per i giocatori. Perché dovrebbero voler giocare in un campionato così poco interessante?».
E infatti, come dice Canovi, il divario tra serie A e Premier sui ricavi dai diritti tv è abnorme: secondo l'ultimo report Uefa, il campionato inglese è irraggiungibile per tutti (3,4 miliardi), mentre quello italiano incassa poco più di 1 miliardo. I nostri club crescono meno degli altri in Europa (+1%), i ricavi sono due volte e mezza inferiori rispetto a quelli dei club inglesi (3 miliardi contro 7,5), ma guarda dal basso anche Germania (3,9) e Spagna (3,88).
Ma non è tutto: «Abbiamo tanti problemi e limiti. Ma c'è da dire che i calciatori sono ingordi. Il denaro per molti è più importante di tutto: maglia, città, vita. Ma la responsabilità è anche di chi li assiste, che pensa solo alla commissione». Il procuratore è infatti una figura quasi arcaica: ci sono mediatori, intermediari, factotum, piattaforme di agenti. […]
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