ULTIMO STADIO - BEHA: “A MAGLIANO ROMANO LE SPRANGATE DEI CAMERATI, A MILANO I PETARDI DEI TEPPISTONI CROATI: LE PARTITE SONO UN PRETESTO PER ESIBIZIONI NEOFASCISTE O PER UNO SPETTACOLO PIROTECNICO - PER LA CRONACA: LA NAZIONALE È DA POMODORI PIÙ CHE DA FUMOGENI”

Oliviero Beha per “il Fatto Quotidiano

 

italia croazia 16 novembre 2014 9italia croazia 16 novembre 2014 9

   Lo so, a rigore dovrei cominciare dai petardi del Meazza, e dallo spettacolo complessivo dell’indecenza da stadio, e (per gli Azzurri) magari anche da terreno di gioco. Ma c’è stato qualcuno che sul solito sentiero dell’impresentabilità pallonara travestita da teppismo aveva già fatto il suo domenica mattina, portandosi avanti con il lavoro. Un gruppo di neofascisti che hanno pensato bene di aggredire a sprangate i tifosi della squadra del quartiere capitolino di San Paolo, ospite nel paese di Magliano Romano, a un soffio dall’urbe del geniale Marino: trattavasi di terza categoria, ovverosia la prima dal basso per chi voglia disputare un campionato federale purchessia, della Lega Nazionale Dilettanti.

 

italia croazia 16 novembre 2014 7italia croazia 16 novembre 2014 7

Più in basso di questa non ce ne sono altre. Tu ti organizzi, paghi l’iscrizione, tesseri un gruppo d’amici e se ci riesci ti iscrivi e partecipi a un girone della Terza categoria. Stop. E ti ritrovi, se hai una tifoseria con la nomea di sinistra (affascinante solecismo per la politica del governo…), a subire un’aggressione a colpi di mazze e bastoni da una decina di teppisti anche incappucciati connotati dal fascio (qui invece non c’è nulla di solecistico neppure nella classe politica nazionale e in un costume italiota che sembra non farcela proprio a rinunciare a stereotipi del passato che forse non è passato).

 

   Poi ci trasferiamo nella stessa domenica al polo opposto della Terza categoria, dall’infimo al sublime, nel settore “Azzurri d’Italia”. È o non è la nostra Nazionale la massima espressione del pallone italiota e del conseguente patriottismo in mutande, dal primo cittadino all’ultimo escluso qualche rispettabile distratto? E che succede nel maestoso e zuppo stadio ex San Siro, nella una volta capitale morale del Paese (segno diacritico: pernacchie!), dove si giocano la qualificazione alle finali degli Europei Italia e Croazia? Molto di diverso da Magliano Romano, tra le consolari Cassia e Flaminia?

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Non direi. Qui in una diretta tv seguitissima c’è un primo e un secondo tempo anche sugli spalti. I tifosi croati – gente che secondo la vulgata giornalistica “non ha nulla a che vedere con lo sport” – sono almeno nella ciurmaglia un bel manipolo di teppistoni, riusciti nell’impresa evidentemente non del tutto eroica di far entrare nello stadio nascosti nella mutande petardi e fumogeni vari. Fossero scoppiati prima, ci sarebbero stati degli apparati riproduttivi in fumo, non necessariamente una gran disgrazia.

 

   Invece i delinquenti ci sanno fare, e interrompono il gioco molto presto mentre le squadre pascolano sul pareggio per merito di Candreva (uno che corre come un cavallino sui garretti, ma sa tirare in porta) e per demerito del “vecio” Buffon a panza all’aria. E questa è la prima fase. Nella ripresa, dopo che per una ventina di minuti una squadra a scacchi bianchi e rossi che non è l’Italia ha nascosto il pallone alla medesima neanche fosse il Brasile buon’anima di Pelé, ecco che si arriva al secondo nutritissimo lancio.

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Di nuovo quel selezionato gruppo di bibliotecari croati rovescia in campo di tutto, svuotandosi i proverbiali mutandoni: a quel punto, mentre l’arbitro sospende la partita, i padroni di casa tornano al coperto e gli ospiti curiosano a bordo campo, la polizia “in tenuta antisommossa” carica la colonia di neovandali e fa almeno in parte pulizia in quel settore di stadio. E la partita finisce melanconicamente con un pari strettissimo per i croati, ulteriori incidenti e arresti fuori dallo stadio, una sensazione formidabile di impotenza di fronte ai lanciatori di petardi e ultima ma non ultima la consapevolezza che abbiamo una Nazionale più che da fumogeni, da pomodori. Il tutto suggerisce, da Magliano a San Siro, alcune considerazioni.

 

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   È vero che una partita è solo il pretesto per esibizioni neofasciste di sedicesimo ordine oppure per uno spettacolo di fuochi d’artificio: ma la frequenza e la pericolosità di tutto ciò misura benissimo la decadenza del calcio, ormai appunto solo un pretesto. Il pallone e il suo ambiente, come si vede a tutti i livelli, è stato svuotato della sua sostanza che sarebbe sportiva e sociale per fungere esclusivamente da business o da alibi per altro. E le lenti con cui viene osservato sono lenti sfocate, che non paiono servire a mettere a fuoco quello di cui stiamo parlando. La casistica è troppo ricca e troppo recente per ritirarla fuori. Di sicuro ormai non si può più garantire nessun calcio a nessuno a nessun livello.

 

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   E questa è una sconfitta generale, che va ben oltre il singolo episodio o la qualità non eccelsa della politica sportiva casereccia , esattamente a misura dello spettacolo offerto da una Nazionale pesce in barile, senza sangue né intelligenza, inventata per caso da un eccellente allenatore di club che è stato messo ad assemblare solo per tappare il più in fretta possibile un buco. È stato un’estiva toppa a colori, ha distratto l’attenzione dall’insieme, adesso la realtà (della Nazionale) gli e ci si rivela com’è, in tutta la sua nudità. Naturalmente in magnifica armonia con il resto...

 

   www.olivierobeha.it   

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