obama beyonce'

IL POP FA BENE ALL'ARTE! BEYONCÉ E' MEGLIO DELLA GIOCONDA: IL LOUVRE AUMENTA I SUOI VISITATORI (CHE HANNO RAGGIUNTO I 10,2 MILIONI) ANCHE GRAZIE AL FATTO DI ESSERE STATO USATO COME LOCATION DEL VIDEOCLIP DEL BRANO “APESHIT” – LO “SMITHSONIAN” DI WASHINGTON HA OSPITATO I RITRATTI KITSCH DI OBAMA E DI SUA MOGLIE MICHELLE AUMENTANDO LE SUE PRESENZE DI CIRCA 2.3 MILIONI - IL BOOM DELLE ESPOSIZIONI DI MODA - VIDEO

Vincenzo Trione per il “Corriere della Sera”

 

louvre beyonce' jay-z

Dunque, Beyoncé, la moda e i media fanno bene all' arte?

Sembrerebbe di sì. È quel che emerge dalla recente classifica di The Art Newspaper . Per imporsi all' attenzione di un pubblico sempre più ampio e diffuso, mostre e musei oggi sembrano ormai avere bisogno di «altro» rispetto a quadri e a sculture. Per ottenere un' audience maggiore, cercano di non porsi più solo come depositi di capolavori né come luoghi con ricche collezioni permanenti, ma tendono a trasformarsi in teatri di eventi, di esperienze, di emozioni. Per compiere questa radicale e controversa mutazione, si lasciano contaminare dal sistema dei media, di cui acquisiscono tecniche, artifici. Sperimentano specifiche strategie discorsive: da kolossal hollywoodiani.

Percorrendo alcuni sentieri privilegiati.

 

louvre

Talvolta, utilizzano trucchi ampiamente adottati nel mondo della pubblicità. E si affidano a qualche celebrity, per rinnovare la propria identità nell' immaginario comune e diventare scenografie iperpop, non più solo giacimenti di bellezze antiche: come ha fatto lo Smithsonian di Washington, che ha ospitato i ritratti piuttosto kitsch di Obama e di sua moglie Michelle (eseguiti da Kehinde Wiley e Ay Sherald) aumentando le sue presenze di circa 2.3 milioni; e come ha fatto soprattutto il Louvre, che ha raggiunto circa 10.2 milioni di visitatori, anche grazie al fatto di essere stato usato come location del fortunato videoclip di una canzone di Beyoncé e Jay-Z ( Apeshit ).

 

beyonce' e jay z 8

In altri casi, i musei si aprono a mostre «ibride», molto spettacolari (e poco scientifiche), nelle quali opere del passato sono poste in dialogo con abiti o con riproduzioni high tech (esemplari il caso del Met di New York, sede di Heavenly Bodies, visitata da 1.7 milioni di persone, in cui sono stati raccolti pezzi religiosi della sacrestia della Cappella Sistina insieme con capi dell' haute couture; e di una retrospettiva su Michelangelo, dove sono stati presentati cento disegni e una replica digitale della Sistina). Ma, forse, il dato più interessante è il boom delle esposizioni di moda (organizzate dal V&A di Londra, dal MoMA, dalla Thyssen di Madrid) Inutile lanciare anatemi contro simili «degenerazioni». Ben venga il boom di visitatori che, grazie a qualche furbo stratagemma comunicativo, si recano al Louvre o al Met per la prima volta.

OBAMA “SMITHSONIAN” DI WASHINGTON

 

Ma occorre non confondere mai la cultura autentica con l' intrattenimento di massa. E la retorica dei grandi numeri con la qualità delle scelte critiche di un museo o di una mostra. Era un rischio che aveva già colto nei primi anni settanta l' erudito francese Georges-Henri Rivière: «Il successo di un museo non si valuta in base al numero dei visitatori che vi affluiscono, ma al numero dei visitatori ai quali ha insegnato qualcosa. () Questo è il museo. Se non possiede tali caratteristiche, è solo una sorta di "mattatoio culturale"».

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