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L’ARTE È PUTTANA! – ALLA BUNDESKUNSTHALLE DI BONN AD APRILE ARRIVA UNA MOSTRA SULLA STORIA DELLA PROSTITUZIONE, DALL’ANTICHITÀ AI NOSTRI GIORNI – ANTONIO RIELLO: “LA PARTE DECISIVA DEL PROGETTO GRAVITA SUL LEGAME TRA PRATICHE ARTISTICHE E MERCIMONIO SESSUALE. IL SACRO DELL'ARTE CONTRAPPOSTO AL PROFANO DEI CORPI IN VENDITA? IN REALTÀ, NELLA MODERNITÀ, C'È DAVVERO POCA CONTRAPPOSIZIONE: GLI ARTISTI (DI SESSO MASCHILE) SI ERANO AMBIENTATI PIUTTOSTO BENE NELLE CASE DI PIACERE…”

Antonio Riello per Dagospia

 

antonio riello maria antonietta supporter

La Bundeskunsthalle di Bonn (la vecchia capitale della Germania Federale) sta preparando per Aprile una mostra, curata da Johanna Adam, sulla Storia della Prostituzione, dall'Antichità ai nostri giorni.

 

Una parte del museo sarà trasformata in un bordello (ricreato per l'occasione e non funzionante!) per dare ai visitatori la possibilità di vedere - storicamente - da vicino come funzionavano 'ste faccende. Alcune operatrici dello specifico settore hanno prestato la loro testimonianza/consulenza per aiutare a preparare la mostra.

 

Anche le case di tolleranza hanno ovviamente i loro precisi codici estetici.  Questa di Bonn fa seguito ad un progetto espositivo simile tenuto a Berlino nel 2024 che aveva un titolo piuttosto ammiccante: "A Gambe Aperte".

 

Troppo a lungo (quasi tutti) i maschi hanno diviso le donne in due aree distinte. Le "certamente Sante" (dove primeggiavano madri, mogli, figlie e sorelle) e le "potenziali Puttane" (dove in pratica rientravano quasi tutte le altre creature femminili). La statistica da sola basterebbe a demolire questo improbabilissimo schema, comodo ed ingenuo allo stesso tempo.

 

bundeskunsthalle 01

Le opinioni classiche da talk show: inevitabile necessità maschile o scandaloso sfruttamento del corpo femminile? Dove inizia la schiavitù e dove finisce la libera scelta? Anche questioni pratiche: meglio la libera professione o l'inquadramento come "servizio sociale"?

 

C'è anche chi sostiene sia un modo - sui generis - per ridistribuire il reddito.

Al di là dei dibattiti, il problema fondamentale comunque rimane: quante donne hanno iniziato questo mestiere costrette da necessità di sopravvivenza (senza reali, possibili e decenti alternative)?

 

jean louis forain maison close

E - ancora peggio - quante altre sono state forzate a farlo, per essere sfruttate con la violenza da ignobili mercanti di sesso? Fin che esiste una richiesta indecente - purtroppo - ci sarà sempre qualcuna/o disposto a fare un'offerta dello stesso tenore. E, per finire, come mai si giudica con minore severità quando è il maschio che si vende ad una signora? Morale: la prostituzione è la più grande forma di violenza di genere attuata dal genere umano.

 

Nel mondo antico l'amore mercenario era visto come "normale" attività ricreativa o addirittura, in certi rari casi, come un rituale sacro. Poi arrivò la successiva colpevolizzazione nel Medio Evo (il corpo costante fonte di peccato).

 

csm sexwork

C'era comunque uno spazio di manovra per i pittori e gli scultori: la figura della Maddalena che, con prudente scelta di lessico veniva nominata come "la peccatrice", era l'unico personaggio riconducibile direttamente alla tematica.

 

Si passa quindi al riscatto colto del Rinascimento: la "Puttana" diviene la "Cortigiana". A Venezia nel '500 la più celebre fu forse Veronica Franco, poetessa di rango e raffinata intellettuale. Le città portuali diventano le capitali del sesso a pagamento: Venezia, Amsterdam e poi Amburgo.

 

bundeskunsthalle bonn 03

Nel frattempo le città europee danno vita alle strade e ai quartieri a "luci rosse". Lo sfogo sessuale maschile va gestito anche con l'urbanistica. Chi fa questo mestiere è una "diversa" che fa confinata e schedata, come si fa con le epidemie. Il moralismo usava spesso pretesti pseudo-igienici. Si diceva infatti - spudoratamente - che la rispettabilità della gente "per bene" va salvaguardata dalle "infezioni morali".

 

E si arriva quindi fino ai nostri giorni. Servizio asettico, a domicilio e su misura. Servizi escort (maschi e/o femmine) prenotati con lo smartphone su apposita App.

 

Oggi in Germania sono censite più di 32.000 "sex workers", tutte provviste di regolare licenza da parte della burocrazia teutonica. Per esercitare devono seguire corsi obbligatori di igiene e salute, nonché pagare le tasse. A queste va però aggiunto un importante numero di professioniste irregolari che spesso provengono dai paesi dell'Europa dell'Est (ci sono stime attendibili che parlano di quasi 400.000 persone).

 

Una raccolta di oggetti a tema. Gli strumenti di seduzione: abiti sexy, cosmetici, parrucche, profumi e artifizi vari. E quelli di protezione: per evitare il contagio delle malattie trasmissibili sessualmente (erano ovviamente anche strumenti di contraccezione). In mostra anche un ritratto (ritenuto perduto) di Frau Kitty Schmidt, la tenutaria del più famoso bordello di lusso di Berlino durante il nazismo: Salon Kitty. La Gestapo spiava sistematicamente gli altolocati clienti che lo frequentavano.

 

kirchner donne di strada

La parte decisiva del progetto espositivo gravita sul legame tra pratiche artistiche e mercimonio sessuale. Il Sacro dell'Arte contrapposto al Profano dei corpi in vendita? In realtà, soprattutto nella Modernità, c'è davvero poca contrapposizione: gli artisti (di sesso maschile) si erano ambientati piuttosto bene nelle case di piacere. Qualcuno, Henri de Toulouse-Lautrec, in una casa chiusa parigina ci ha pure felicemente vissuto (in rue des Moulins).

 

Le cronache dell'Arte della metà dell'800 raccontano appunto una storia dove le artiste donne erano molto poche, ma in compenso le "meretrici" non mancavano. Una mostra tenuta nel 2015 al Musée d'Orsay, "Splendeurs et miséres. Images  de la Prostitution 1850-1910" era dedicata proprio a questo lato oscuro della vita parigina quando fiorivano Impressionismo e Post-Impressionismo.

 

Il disegno "Prostitute" (1877) di Edgar Degas è una delle tante testimonianze, assieme alla celeberrima tela "Olympia" di Edouard Manet, di questo intreccio. Una epopea bohèmien intrisa di genio, ma anche di conclamato sessismo e massiccio sfruttamento.

 

maddalena penitente di donatello

Anche nella Mitteleuropa gli artisti sguazzavano tra le "donne perdute". E, a volte con empatia altre volte con morbosità, le hanno raffigurate. Sì, ci sono tanti frusti luoghi comuni in queste rappresentazioni. Ma una certa - legittima - affinità in fondo c'è.

 

L'artista spiantato e non riconosciuto si viene a trovare abbastanza vicino alla condizione della prostituta: uno scarto sociale in attesa di una futura (anche se improbabile) redenzione.

 

Otto Dix, con una strepitosa tela del 1914, ritrae Madame Anita Barber, sguardo infelice e vestito rosso. Paul Fuhrmann dipinge invece un gruppetto di peripatetiche. Eugenie Bandell fa, nel 1907, un ritratto di un'anonima signora che è diventata una delle icone della mostra di Bonn. L'Espressionismo tedesco si sentiva particolarmente attratto dalla "corrotta vita urbana": Ernst Ludwig Kirchner nel 1913 realizza le sue famose "Donne di Strada". Ancora più esplicito - e pieno di desolazione - è il quadro, "Femme Fatale" (1905), di un Fauve olandese, Kees van Dongen.

 

toulouse lautrec nel salotto

Per una visione artistica del fenomeno meno maschile e più inclusiva (e soprattutto meno scontata) bisognerà aspettare le fotografie notturne di Nan Goldin.

 

Sex Work - a Cultural History

BUNDESKUNSTHALLE di Bonn

dal 3 Aprile al 25 Ottobre

 

 

van dongen femme fatale 02kees van dongen femme fatale 01toulouse lautrec 05otto dix ritratto di anita barberritratto di ketty schmidtolympia by manet quartiere luci rosse amburgothe sofa toulouse lautrecprostitutes by edgar degasquartiere a luci rosse amsterdam

 

eugenie bandell toulouse lautrec 03ritratto di veronica franco

 

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