totti spalletti

CALCIO DOTTO - ‘’DOMENICA TORNA A ROMA SPALLETTI E LA VACCA PIGRA, VIGLIACCA E DECEREBRATA CHE È LA FOLLA AI TEMPI DEI SOCIAL È PRONTA A INSULTARE CHI HA INCHIODATO ALLA PANCHINA TOTTI - MA LUCIO È SCAPPATO COME SONO SCAPPATI QUASI TUTTI GLI ALLENATORI DELLA ROMA DAL DUEMILA IN POI. DA CAPELLO A RANIERI, DA LUIS ENRIQUE A RUDI GARCIA''

Giancarlo Dotto (Rabdoman) per Dagospia

GIANCARLO DOTTOGIANCARLO DOTTO

 

“Non escludo che ritorno” aveva detto in punta di Califano nel suo addio romanista. La mano perfida del Caso ha fatto il resto. Nemmeno il tempo di smaltire gli ultimi ricordi e Lucio ritorna già all’Olimpico, ma con la maglia dell’Inter e un Icardi in canna a far male. Saranno fischi? Probabile. Quasi certo. La gente romanista lo fischierà senza un vero perché. Senza sapere bene perché. “Spalletti è scappato dalla Roma”. “Spalletti ha fatto la guerra a Totti”. Bugie. Peggio che bugie. Sono le comode “verità” di quella vacca pigra, vigliacca e decerebrata che è la folla ai tempi dei social.

 

TOTTI SPALLETTITOTTI SPALLETTI

Lucio è scappato come sono scappati quasi tutti gli allenatori della Roma dal duemila in poi. Da Capello in poi, passando per l’indigeno Ranieri e l’alieno Luis Enrique. Quando fu sfiduciato da James Pallotta, Rudi Garcia era già uno stremato piccione per la caccia sadica che a Roma è uno sport di massa. E qualche volta ti pagano pure.

 

Non scappò ma scoppiò Zeman, che ha una tutta sua totemica e bronzea indifferenza ai confini del (non sempre sano) disprezzo per il mondo di fuori. Scapparono a gambe levate lo spaventato Voeller e il terrorizzato Delneri. Scappò di notte persino il cinico Don Fabio. Il comodo alibi dell’offerta Juve. Ma non ne poteva più. Scappò il primo Spalletti e poi anche il secondo.

 

TOTTI SPALLETTITOTTI SPALLETTI

Luciano Spalletti è, nella mappa dei tipi umani, all’opposto di Zeman. Più cristallo lui del boemo. Zeman non sa cosa siano i fantasmi. Spalletti li alleva morbosamente. Certaldo uguale Bertoldo. Scarpe grosse e cervello molto fino. Scarpe e cervello lo fanno volare, l’emotività lo butta fuori strada. Specie quando il quadro si complica e diventa incomprensibile. Per uno come lui, Roma è il peggio che peggio non si può.

 

TOTTI SPALLETTITOTTI SPALLETTI

Roma trasforma le anime semplici in pozze di tormento. Le costringe a battersi con un nemico che non riconosce e dunque a confondersi. Fosse per Lucio la vita non sarebbe un rebus. Fosse per lui avvolgerebbe tutto e tutti con l’abbraccio soprattutto fisico della sua smisurata energia. Uomo di rara generosità. Nel senso che, forse risparmia, ma non si risparmia. Ha una concezione titanica e monocorde della vita. Il suo motto è: fidatevi della mia passione e lasciatevi travolgere. Ama, ricambiato, i giocatori che riconoscono la sua generosità, di uno che, se non dà tutto, non dà niente.

 

giancarlo dotto francesca brienza rudi garciagiancarlo dotto francesca brienza rudi garcia

La vicenda di Totti ne ha spolpato il sistema nervoso. Quadro selvaggiamente incomprensibile per uno come lui. Lui, anima semplice, la fa semplice. Dice: “Io voglio il bene della Roma, la Roma viene prima di tutto anche di Totti”. Si ritrova al centro di una tempesta perfetta. Sbatacchiato e senza nemmeno un guscio in cui rifugiarsi. Ha fatto tilt. Si è fatta notte. Ecco i fantasmi.

 

Brutta storia per un uomo tutto terra e radici, che fa il vino, protegge la famiglia, investe in mattoni, distingue il bene dal male, l’uomo che la vita è sudore (nel suo caso baciato da colpi di rara perspicacia), del lavoro che paga, del morte ai fannulloni, del si mangia quando si ha fame e si dorme quando proprio non se ne può proprio fare a meno. Uno che quasi si spappola il cranio sul tavolo per manifestare qualcosa che non gli dà pace.

 

RANIERI TOTTIRANIERI TOTTI

Uno così si ritrova a dover risolvere il più incomprensibile dei rebus, un’anomalia planetaria, l’impossibilità di conciliare il nome della Roma con il nome di Totti. E tutta un’orda dietro che lo insulta a colazione e a merenda. Non scappa da loro, Lucio, “scappa” da qualcosa di tossico che lo assedia, non comprende e gli fa male. Certo, il grano gli piace, come a tutti, si scappa meglio se di là c’è qualcuno che ti sventola un assegno pieno di zeri, ma lui a Roma era tornato deciso a completare l’opera, gonfio di un entusiasmo psichico e muscolare. Si è ritrovato, un anno e mezzo dopo, con il record dei punti e le gomme a terra. “Così non vivo”, si è detto chissà quante notti, fino a convincersi.

totti di francescototti di francesco

 

ZEMAN TOTTI AL FORO ITALICOZEMAN TOTTI AL FORO ITALICO

Nel frattempo, la Roma è passata da Luciano Spalletti a Eusebio Di Francesco, che è come passare, con tutto il rispetto, da Yul Brinner a Rocco Papaleo, da Bruce Springsteen a Biagio Antonacci. Da uno che, lo puoi amare o detestare, effonde secchiate magnetiche dal volto e dalla parola, a un ragazzo onesto, dalla faccia qualunque, che parte da Sassuolo dove si era guadagnato una fama e arriva a Roma e quasi chiede scusa di esistere.

IL RITIRO DI FRANCESCO TOTTI  IL RITIRO DI FRANCESCO TOTTI

 

Risulta incredibile come, a certi livelli, il livello della Roma, non sia chiaro il concetto che il tratto carismatico di un conducator, la trasmissione della parola (che vuol dire fecondare il prossimo, incitarlo con i suoni della tua voce) è tutto, prima ancora d’essere altro.

ZEMAN TOTTI VENDITTIZEMAN TOTTI VENDITTI

 

Detto questo, sabato all’Olimpico può succedere di tutto. Match indecifrabile per il suo carico emotivo, di qua e di là. Vincerà chi saprà gestirlo meglio. Di sicuro, tipi come De Rossi, Nainggo, Strootman e Dzeko si moltiplicheranno pur di dare un dispiacere al loro vecchio, caro ossesso.

 

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