1. È FINITA CON DISTACCHI DA TAPPA DI MONTAGNA, PIUTTOSTO CHE DA FORMULA 1. UN MINUTO E VENTISETTE SECONDI DIETRO LA MERCEDES. TRENTA SECONDI DIETRO LA RED BULL. OTTO SECONDI E MEZZO DIETRO LE WILLIAMS. RAIKKONEN DOPPIATO SIA DA HAMILTON SIA DA ROSBERG. ALONSO SESTO DIETRO BOTTAS. UNA CAPORETTO PER MONTEZEMOLO 2. IL PROBLEMA VERO, LA GRANDE PAURA DELLA FERRARI (E DI MARCHIONNE), È CHE SCENE COME QUESTA, CON IL CAVALLINO DOPPIATO DALLA MERCEDES, POSSANO RIPETERSI TUTTE LE DOMENICHE DI GARA DI QUI ALLA FINE DELLA STAGIONE, DAVANTI AI MERCATI PIÙ RILEVANTI DEL MONDO, USA, EMIRATI, RUSSIA. E CHE IL CAMPIONATO DI FORMULA 1 SI POSSA TRASFORMARE NEL PIÙ GRANDE SPOT MAI REALIZZATO DA UNA CASA AUTOMOBILISTICA (MERCEDES) SULLA PELLE DEL CAVALLINO UNA VOLTA RAMPANTE

Marco Mensurati per "La Repubblica"

È finita con distacchi da tappa di montagna, piuttosto che da Formula 1. Un minuto e ventisette secondi dietro la Mercedes. Trenta secondi dietro la Red Bull. Otto secondi e mezzo dietro le Williams. Raikkonen doppiato sia da Hamilton sia da Rosberg. Alonso sesto dietro Bottas. Una Caporetto.

Il Gran Premio di Spagna, sul circuito da sempre usato da sempre come riferimento per capire il reale valore delle monoposto, ha emesso il suo verdetto: la F14T è un fallimento totale, e la stagione 2014 rischia di essere la peggiore degli ultimi venti anni per la Ferrari. Dal 1994 (Berger ad Hockenheim) ad oggi, non era mai successo che la Rossa non vincesse almeno una gara.

Circostanza che, vista da questo mesto pomeriggio spagnolo, sembra destinata a verificarsi: davvero non si vede come distacchi del genere possano essere recuperati dagli uomini di Maranello, che - Marco Mattiacci escluso - sono gli stessi che hanno prodotto questo disastro.

Ma il record negativo rischia di essere un problema secondario per la Ferrari. Il vero dramma è di immagine. Perché la Formula 1 rappresenta il primo veicolo promozionale per l'azienda italiana.

"Un settore strategico che per noi è fondamentale", spiega sempre Montezemolo. E con il mondiale finito già alla quinta gara - ancora sabato Alonso spiegava che lo vincerà chi tra Hamilton e Rosberg avrà accumulato meno ritiri - il resto della stagione si sta trasformando in una via crucis.

Accadde già lo scorso anno, quando, a metà dell'annata, la Scuderia decise di interrompere lo sviluppo della macchina per preparare il riscatto del 2014. Venne così una serie drammatica di gare mortificanti, per altro ospitate da paesi considerati strategici per i mercati del lusso e delle automobili.

Quest'anno ci risiamo. Il riscatto non c'è stato. Anzi, se possibile il divario tecnico dalla vetta è diventato ancora più incolmabile, con l'aggravante che davanti non ci sono i "bibitari" della Red Bull, con le loro ali e la loro inafferrabile taurina, ma i competitors della Mercedes.

Bastava fare due passi ieri pomeriggio nel paddock, dove, una mano beffarda aveva piazzato i motorhome dei due team uno vicino all'altro, per farsi un'idea di quello che sta accadendo. In Ferrari, l'aria era cupissima. E a parte i piloti, costretti dalla Federazione Internazionale, non si trovava un solo responsabile disposto a mostrare la faccia, a rispondere a una domanda, a spiegare cosa stia succedendo.

Montezemolo, sparito. Mattiacci, chi l'ha visto? Pat Fry, a bere il tè da qualche parte. James Allison forse a Maranello a studiare la macchina del 2015. Dicono che non sia un team allo sbando, di certo se c'è una leadership, in questo momento, è ben nascosta. Pochi metri più in là, invece, era il festival dell'intervista.

Toto Wolff, il team principal, spiegava a Bbc e Sky la solita storia - ben congegnata da quelli marketing - che il segreto del successo è nascosto nella fabbrica di Brixworth e nella sinergia con la casa madre di Stoccarda, alludendo al fatto che gli splendori tecnologici del motore 1.6 turbo montato sulla macchina di Hamilton e Rosberg sono sostanzialmente gli stessi che presto finiranno sotto i cofani delle vetture da strada, disponibili nelle concessionarie.

Il problema vero, la grande paura della Ferrari, è che scene come questa, con il cavallino doppiato dalla Mercedes, possano ripetersi tutte le domeniche di gara di qui alla fine della stagione, davanti ai mercati più rilevanti del mondo, Usa, Emirati, Russia. E che, insomma, il campionato di Formula 1 si possa trasformare nel più grande spot mai realizzato da una casa automobilistica.

 

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