COME HA FATTO LA NORVEGIA A DIVENTARE UNA SUPERPOTENZA SPORTIVA? UN PAESE DI POCO MENO DI 6 MILIONI DI ABITANTI (MA CHE E’ IL PRINCIPALE PRODUTTORE DI PETROLIO DELL'EUROPA OCCIDENTALE), E’ RIUSCITO A CANNIBALIZZARE LE OLIMPIADI INVERNALI TRASCINATA DAL MOSTRUOSO KLAEBO (L’ATLETA PIÙ VINCENTE DEI GIOCHI DI INVERNO, CON DIECI ORI A REFERTO), HA MESSO SOTTO L'ITALIA NEL CALCIO E VANTA ECCELLENZE IN TUTTE LE DISCIPLINE. L’EXPLOIT NON E’ CASUALE MA E’ FRUTTO DELLA FILOSOFIA DELLA "VITA ALL’ARIA APERTA" E DI UNA SERIE DI INTERVENTI STRUTTURALI– UNO DEI SEGRETI E’ LA “CARTA DEI DIRITTI DEI BAMBINI NELLO SPORT”: FINO AI 13 ANNI È VIETATO PUBBLICARE QUALSIASI TIPO DI RANKING O CLASSIFICA LEGATA AI RISULTATI. LO SPORT E’ SOLO DIVERTIMENTO - LO SCI DI FONDO A SCUOLA NELLE ORE DI EDUCAZIONE FISICA E…
Francesco Pietrella per gazzetta.it - Estratti
A Oslo c’è una tomba che dovrebbe avere più o meno sei milioni di fiori. Dietro la Norvegia pigliatutto in ogni sport – 36 medaglie olimpiche a Milano-Cortina, prima all time nel medagliere davanti agli Stati Uniti – c’è una filosofia capace di tracciarne il percorso. Si chiama “friluftsliv”. Significa “vita all’aria aperta”. Il primo a parlarne fu Henrik Ibsen, il poeta più importante del Paese sepolto al cimitero di Var Frelsers, come Edvard Munch.
Se la Norvegia dice la sua in quasi tutti gli sport il merito è anche di questa parolina magica. Di un modo di vivere che si ricollega alla natura e ai suoi benefici: rilassarsi, aprire la mente, connettersi e ricaricarsi. Anche grazie allo sport. I successi moderni di Klaebo – l’atleta più vincente delle olimpiadi invernali, dieci ori a referto -, Ingebrigtsen, Ruud, Haaland, Blummenfelt, Warholm e non solo si incastonano in questo tipo di approccio.
In Norvegia un appunto scontato è diventato legge: l’importante è divertirsi. Soprattutto quando si è bambini. Quante volte lo sentiamo? Nel calcio, nel nuoto, nell’atletica, ovunque. A Oslo l’hanno messo nero su bianco: nel 1987 è stata varata la “Carta dei Diritti dei Bambini nello Sport”. Un documento dove vengono delineate le esigenze del bambino “senza tener conto del sesso, dell’origine etnica, della fede, dell’orientamento sessuale, dello sviluppo fisico e delle disabilità del bambino e dei suoi genitori”. Questo il testo.
Uno dei punti più interessanti riguarda la competizione. Fino ai 13 anni, infatti, è vietato pubblicare qualsiasi tipo di ranking o classifica legata alle prestazioni e ai risultati. Il divertimento, la spensieratezza e la voglia di stare insieme vengono messi al primo posto. Inoltre, il 93% dei bambini di tutta la Norvegia pratica attività sportiva organizzata.
Ai genitori viene distribuito una sorta di “manuale” dove vengono delineati gli aspetti di cui tenere conto. Una sorta di bussola con cui orientarsi quando i figli praticano sport. Il caso di Jakob Ingebrigtsen, recordman mondiale dei 2000 e dei 3000 metri, campione olimpico dei 1500 metri a Tokyo e dei 5000 a Parigi, è quasi un’eccezione, in quanto lui e i suoi fratelli sono stati tutti plasmati dal padre.
(...) Non è finita: a Tokyo 2020 la Norvegia ha centrato una storica medaglia d’oro nel beach volley con il tandem Christian Sorum-Anders Mol. Tra gli atleti migliori spicca anche il tennista Casper Ruud, ex numero 2 del ranking mondiale (oggi è tredicesimo). E ancora: Viktor Hovland, nato e cresciuto a Oslo, nel 2020 è diventato il primo golfista norvegese a vincere un torneo nel PGA Tour. Nel 2022 ha raggiunto il terzo posto nella classifica mondiale. Oltre al calcio, gli sport più popolari sono il biathlon, lo sci di fondo, alpino e così via. Ci sono più di 11.000 club sportivi locali basati sul volontariato.
L’accesso allo sport è quasi totalmente gratuito. Il langrenn, ad esempio, lo sci di fondo dove primeggia Klaebo, soprannominato il Phelps delle nevi, si pratica a scuola nelle ore di educazione fisica. Questione di clima, in quanto in Norvegia c’è la neve 5 mesi l’anno, ma anche di cultura. Capace di intaccare persino gli scacchi: Magnus Carlsen è stato campione del mondo dal 2013 al 2023. La Norvegia non aveva mai avuto uno così in questa disciplina.
Il punto chiave della crescita ha data e luogo: Lillehammer, 1994, olimpiadi invernali organizzate in casa. La seconda edizione dopo Oslo ’54, la città dell’Olympiatoppen. Costruito nel 1989 sotto l’ala del Comitato Olimpico - e due anni dopo la “Carta dei Diritti dei Bambini nello Sport” – è una struttura d’élite che incrocia competenze varie e le combina tra loro: ci sono allenatori, atleti, psicologi, nutrizionisti. Un misto tra un centro ad alte prestazioni, un’organizzazione dove comanda la ricerca, un’accademia di formazione e una sorta di “hub” strategico che collega tra le loro le varie federazioni (sci alpino, sci di fondo, pattinaggio, canottaggio, atletica leggera…).
L’Olympiatoppen si concentra anche sullo sviluppo degli allenatori e sul lavoro di squadra. L’approccio è olistico. La maggior parte degli atleti norvegesi si allena insieme in squadre o in club. Da queste parti la forza sta nella collettività, e di conseguenze nel singolo. L’Olimpiade di Lillehammer è stata l’occasione per rinnovare o costruire da zero strutture all’avanguardia. Su tutte il Lysgardsbakken, il trampolino per il salto e la combinata nordica.
In Norvegia ne sono fieri e lo dicono con orgoglio: “Haaland è diventato Haaland a casa nostra, poi se n’è andato per segnare ancora di più”. Le coordinate dicono Bryne, paesino a pochi chilometri da Stavanger, l’incrocio di casette e vie da dove Erling è partito alla volta del mondo e dove torna ogni volta che può. L’exploit della nazionale norvegese – capace di qualificarsi al Mondiale dopo 28 anni rifilando sette gol all’Italia tra andata e ritorno -, è figlio di una serie di cambiamenti strutturali nel sistema calcio. Prima di plasmare una squadra di talenti ha attraversato anni di fallimenti e mancate qualificazioni.
A un certo punto la federazione ha detto stop, via alle riforme. Una delle prime è stata trasformare i campi d’erba in vera in terreni artificiali. A oggi in prima divisione solo tre squadre su 16 usano un terreno naturale (Brann, Rosenborg e Lillestrom). In seconda ce ne sono quattro. Il Bodo ha costruito la sua scalata europea anche grazie a questo fattore.
partita Italia Norvegia
erling haaland italia norvegia
italia norvegia. foto lapresse
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bodo glimt inter 3
julian ryerson italia norvegia foto lapresse
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