L’UOMO IN PIÙ - DIETRO I SUCCESSI DELLA JUVENTUS C’È LA MANO DI BEPPE MAROTTA, IL MAGO DEL MERCATO CHE HA SCOPERTO POGBA, RIVITALIZZATO PIRLO, LANCIATO MAZZARRI, LASCIATO ESPLODERE CONTE E CONSACRATO ALLEGRI

Gabriele Romagnoli per “la Repubblica”

 

beppe marottabeppe marotta

Certo, l’anno di Allegri. Sicuro, un biennio nel segno di Tevez. Ma anche: il triennio che ha fatto grande Pogba. E un quadriennio con il marchio di Pirlo. Poi ci sarebbe l’uomo che li ha voluti tutti, quello che ha vinto con Conte e senza (sostituendolo in 24 ore). Che è stato accolto con diffidenza e ha convinto tutti. Se la Juve ha fatto poker è soprattutto perché le carte gliele ha date lui. And the winner is: Beppe Marotta.

ANDREA AGNELLI E BEPPE MAROTTAANDREA AGNELLI E BEPPE MAROTTA

 

È arrivato nella condizione che preferisce: mentre si flirtava con lo sfacelo. Ha raddrizzato la rotta, vincendo 4 scudetti in 5 anni. Ogni volta (tranne la prima) andando oltre non soltanto i programmi, ma le speranze. Migliorando il bilancio, arricchendo la rosa, non sbagliando quasi niente. Con un piccolo aiuto da parte degli amici: uno volontario (Fabio Paratici, il suo uomo mercato), gli altri involontari (il Milan, il Manchester United, il Real Madrid).

 

BEPPE MAROTTA E GIGI BUFFON ALLA MESSA AGNELLI BEPPE MAROTTA E GIGI BUFFON ALLA MESSA AGNELLI

Adesso è facile applaudire Marotta, anche per quelli che all’inizio gli spiegarono con sussiego che la Juve non era la Sampdoria (infatti le era finita dietro) e che l’estate scorsa gli si rivoltarono contro al grido «Allegri non sarà mai Conte » (no, ma può essere un grammo meglio). Eppure c’era da fidarsi di lui, bastava valutarne il percorso.

 

A otto anni pulisce le scarpe dei calciatori con Azeglio, magazziniere del Varese. A quindici studia al liceo classico, discutendo di calcio e politica con Bobo Maroni. Poi, a ciascuno il suo. Dirigente fin da piccolo, azzecca un filotto di giocatori e allenatori. I primi, con la consulenza di Paratici che lo segue ovunque.

 

Antonio Conte Antonio Conte

E saper scegliere i collaboratori è la prima qualità di un capo. La seconda è ascoltarli. La terza è sapere, quando occorre, seguire il loro istinto anziché il proprio. Al Ravenna porta Christian Vieri. Alla Sampdoria Cassano & Pazzini (quelli veri), dopo aver mancato per un soffio l’acquisto di un giovane inutilizzato a Madrid di nome Higuain.

 

Alla Juventus comincia recuperando Barzagli e fa il capolavoro portando via dal ripostiglio di Ferguson il giovane e sconosciuto Pogba. Tra gli allenatori trae il meglio da Novellino, lancia Mazzarri, recupera (e poi perde Delneri), lascia esplodere Conte e consacra Allegri. Record di punti all’Atalanta, due stagioni d’oro alla Samp, poker bianconero.

allegri durante juventus lazio  8allegri durante juventus lazio 8

 

Deve molto a queste squadre, ma altrettanto ad altre per cui non ha mai lavorato: Milan e Real. La prima gli regala Pirlo, perché non piaceva più ad Allegri. E poi Allegri, perché non piaceva più a Barbara Berlusconi. Ma il dono dei doni è Tevez: rossonero a febbraio 2013 se Pato fosse andato al Psg, viene bloccato alla frontiera da un capriccio familiare e l’estate successiva diventa bianconero con effetti devastanti (mentre il Milan prende Taarabt).

 

Quanto al Real, dovrebbe giocarci contro, perché quando li ha davanti li ipnotizza. Cassano (quello vero) gliel’hanno regalato, chiedendo solo 5 milioni se l’avessero mai rivenduto (e, indovina, se lo comprò il Milan). Morata gliel’hanno dato con un diritto di “recompra” che, mal che vada, farà guadagnare soldi.

POGBAPOGBA

 

Marotta conosce e pratica la libertà di pensiero e il diritto di parola, mai confondendola con il dovere di dar voce al padrone. Quando, in una Samp lanciata, Cassano litigò con Delneri, si schierò con l’allenatore e, senza neppure consultarsi con il presidente Garrone senior, che gli aveva dato carta bianca, vendette il ribelle alla Fiorentina. Aver stracciato quel contratto è stato il più grosso errore mai fatto dal patriarca.

 

Tenne l’uomo sbagliato: Cassano era più rimpiazzabile di Marotta, che l’avrebbe sì contraddetto, mai insultato. Era comunque tempo di dare l’esame di maturità. Se Maroni era ministro dell’Interno, Marotta avrebbe dovuto come minimo diventare amministratore delegato della Juventus. Appunto. È entrato nella parte, si è adeguato.

tevez capocannoniere davanti a meneztevez capocannoniere davanti a menez

 

Ha messo la giusta distanza, se così si può chiamare, tra sé e la stampa (quella che la stampa dovrebbe mettere tra sé e ciò di cui racconta). Si è barcamenato nelle questioni più spinose, finendo per sposare la teoria della casa sul numero di scudetti vinti. Ha parato polemiche, quando non imprevedibili come l’uscita a vuoto della proprietà sul presunto infortunio di Marchisio in nazionale.

 

Se esista ancora uno stile Juventus non è chiaro, ma esiste uno stile Marotta. Una sbavatura era stata l’accusa ai giornalisti di aver provocato l’assalto al pullman dei giocatori. La categoria ha molti demeriti, ma le pietre le tirano altri, gli stessi che, per dire, avevano insultato Pessotto durante una partita delle giovanili. Quelli sono i responsabili e quelli vanno accusati, soprattutto dai dirigenti di primo livello come Marotta. Che infatti ha telefonato al giornalista inopportunamente identificato come mandante per spiegarsi meglio. E anche questo è un punto in classifica.

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