ancelotti guardiola

DIETRO LO SHOW DI REAL-CITY, L’ENNESIMA LEZIONE DI ANCELOTTI E GUARDIOLA: PUR CON IDEE DIVERSE, I DUE ALLENATORI NON SMETTONO DI EVOLVERSI E CONTINUANO A CAMBIARE IL CALCIO – PEP NON E’ PIU’ L’UOMO DEL TIKI-TAKA E CARLETTO SI E’ INVENTATO BELLINGHAM A TUTTO CAMPO E VALVERDE CALCIATORE TOTALE. A LUI DUE ANNI FA DISSE CHIARO E TONDO “QUEST’ANNO O SEGNI DIECI GOL, O SMETTO DI ALLENARE”. L’URUGUAGIO NE HA SEGNATI 12 TRA LIGA, CHAMPIONS E MONDIALE PER CLUB – IL VIDEO DEL GOL DI VALVERDE

 

Marco Gaetani per il Foglio Sportivo

 

carlo ancelotti

Neanche alle prese con uno spettacolo d’arte varia come Real Madrid-Manchester City si è arrivati a una valutazione unanime: il calcio è per sua natura divisivo e per questo c’è chi è uscito con gli occhi pieni dalla notte del Bernabeu e chi invece non ha fatto altro che rimarcare le pecche, gli errori difensivi, le distrazioni. 

 

8...)

Eppure, in quei 90 e passa minuti giocati a mille all’ora martedì sera, abbiamo visto di tutto: tre esecuzioni balistiche impeccabili (Foden, Gvardiol, Valverde), un’accelerazione di Rodrygo che ha ricordato il miglior Verstappen, la soluzione luciferina di Bernardo Silva che sfrutta l’indecisione di Lunin.

 

Paradossalmente, a risultare fuori posto sono stati i due più attesi: un nervoso Bellingham e un impacciato Haaland. Per il terzo anno consecutivo, Carlo Ancelotti e Pep Guardiola hanno incrociato le armi in anticipo rispetto alla finale: anche stavolta, la sfida è stata all’altezza delle gigantesche aspettative.

 

PEP GUARDIOLA

(...) E a prescindere da come la si pensi, se ci si senta più vicini ad Ancelotti o a Guardiola, è innegabile il peso che entrambi hanno avuto sullo sviluppo di singoli che adesso sono capaci di brillare di luce propria: dal suddetto Foden, sui nostri schermi ormai da tempo immemore eppure solamente 23enne, prodotto dell’Academy, quest’anno alle prese con la migliore stagione della sua giovane vita, a Rodrygo, strapagato da adolescente nel 2018, arrivato a Madrid soltanto un anno dopo per via dei regolamenti, quindi atteso con pazienza mentre il proscenio spettava ad altri.

 

Poi, ovviamente, ci sono i vecchi saggi: Toni Kroos sembra pilotare le partite dall’alto, come se avesse in mano un controller capace di gestire non solo i suoi compagni ma anche gli avversari, un puparo velenoso e raffinato. La staffetta con Modric è romantica e malinconica, perché a breve non vedremo più il croato dispensare perle di calcio condensate: c’è anche il suo zampino nel gol che ha chiuso un fantascientifico 3-3, tecnica e saggezza che quasi stonano con l’epilogo brutale dell’azione, una sberla al volo di Valverde che trasuda violenza calcistica.

carlo ancelotti

 

Ma anche in quella conclusione animalesca, non c’è nulla che non sia ponderato: i replay della caviglia rigida del Pajarito andrebbero mostrati nelle scuole calcio, così come la sua crescita, da promessa del Peñarol a giocatore totale agli ordini di Ancelotti, che due anni fa gli disse chiaro e tondo “quest’anno o segni dieci gol, o smetto di allenare”.

 

Se Carletto è ancora sulla panchina del Bernabeu, è anche perché Valverde ne ha segnati dodici tra Liga, Champions League e Mondiale per club. Con un’intelligenza fuori dal comune, Ancelotti continua a evolversi, rimanendo sulla cresta dell’onda come un novello Ferguson: quasi trent’anni fa aveva iniziato il suo cammino provando a ricalcare le orme tracciate da Sacchi, l’ultimo maestro incontrato sulla strada.

 

pep guardiola

Nel nome del dogma sacchiano si era scontrato con Zola e aveva rinunciato a Baggio: a pensarci oggi, sembra un’eresia. Ancelotti si adatta ai suoi giocatori, parte dal materiale umano per costruire le sue squadre, è capace di invenzioni folgoranti – la posizione ibrida di Bellingham è solo l’ultima della sua carriera – e di farsi volere bene da giocatori che potrebbero essere suoi nipoti in termini anagrafici. Ma anche Guardiola, che a queste latitudini continua a essere erroneamente indicato, in maniera sciatta e semplicistica, come l’uomo del tiki-taka, è alla sua seconda o terza incarnazione da allenatore. I detrattori obiettano che con i campioni è tutto più facile, che i milioni spesi sul mercato fanno la felicità, ma la sua continuità ad alti livelli ha dell’impressionante.

carlo ancelotti riceve la laurea ad honorem dall universita di parma 4

 

Proprio per la tendenza a volere sempre il meglio da lui, adesso c’è chi gli imputa la crisi realizzativa di Haaland, soltanto tre gol tra marzo e l’inizio di aprile. Il City si è presentato a Madrid perdendo all’ultimo istante De Bruyne, eppure non ha fatto una piega: è partito in maniera ruggente, ha mandato giù a malincuore il boccone amaro di due gol figli di sfortunate deviazioni (e, a onor del vero, di una lettura difensiva errata che ha consentito la fuga in campo aperto di Rodrygo), quindi ha proseguito come se nulla fosse, seguendo il piano partita, senza affannarsi in cambi forzati di uomini o di sistema.

 

A rassicurare i campioni d’Europa c’è poi l’assenza dell’ormai lungodegente Courtois, che negli ultimi scontri tra City e Real era stato protagonista di prestazioni ai limiti del paranormale: decisamente più umano, invece, Lunin. Ancelotti e Guardiola non si sono negati un pizzico di polemica: chi se l’è presa timidamente con l’arbitro, chi meno timidamente ha invece accusato il terreno di gioco del Bernabeu, così poco all’altezza della fama e del blasone madridista da far pensare che fosse uno stratagemma. Il 3-3 finale ci regalerà altri 90 minuti (o 120) di tensione spasmodica, grandi giocate, intuizioni folgoranti. E se c’è qualcuno che al triplice fischio non ha sussurrato “peccato che sia già finita”, non siamo sicuri di volerlo conoscere

 

 

 

real cityreal madrid manchester cityreal madrid manchester cityreal city 7real city 6real city 4carlo ancelotti

Ultimi Dagoreport

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…

theodore kyriakou la repubblica mario orfeo gedi

FLASH! – PROCEDE A PASSO SPEDITO L’OPERA DEI DUE EMISSARI DEL GRUPPO ANTENNA SPEDITI IN ITALIA A SPULCIARE I BILANCI DEI GIORNALI E RADIO DEL GRUPPO GEDI (IL CLOSING È PREVISTO PER FINE GENNAIO 2026) - INTANTO, CON UN PO’ DI RITARDO, IL MAGNATE GRECO KYRIAKOU HA COMMISSIONATO A UN ISTITUTO DEMOSCOPICO DI CONDURRE UN’INDAGINE SUL BUSINESS DELLA PUBBLICITÀ TRICOLORE E SULLO SPAZIO POLITICO LASCIATO ANCORA PRIVO DI COPERTURA DAI MEDIA ITALIANI – SONO ALTE LE PREVISIONI CHE DANNO, COME SEGNO DI CONTINUITÀ EDITORIALE, MARIO ORFEO SALDO SUL POSTO DI COMANDO DI ‘’REPUBBLICA’’. DEL RESTO, ALTRA VIA NON C’È PER CONTENERE IL MONTANTE ‘’NERVOSISMO’’ DEI GIORNALISTI…