‘DJOKO’, PARTITA, INCONTRO - NADAL NON E’ PIÙ IL RE DI ROMA: IL SERBO NOLE DJOKOVIC CONQUISTA GLI INTERNAZIONALI (TERZA VITTORIA PER LUI) - ERRANI KO: ‘SARITA’ SI FA MALE, CEDE ALLA WILLIAMS E FINISCE IN LACRIME

Francesco Persili per ‘Dagospia'

Tutti in piedi per Sarita. Anche se non hanno un lieto fine ci sono storie che non smettono di regalare emozioni. Il pubblico del Foro saluta con un uragano di applausi la sconfitta della Errani che, complice un infortunio muscolare, cede in due set a Serena Williams (6-3;-6-0).

Ma la standing ovation del Centrale e il bacio del presidente del Coni, Malagò, che definisce il suo torneo ‘eccezionale' non placano la rabbia della migliore tennista italiana che morde l'asciugamano e fatica a ricacciare indietro le lacrime. Maledetto quell'ottavo game del primo set quando la partita era ancora tutta da giocare.

Parte male Sarita. Una smorzata che finisce in rete e un doppio fallo consentono il primo break all'americana che si ritrova 4-1 quasi senza accorgersene. Dopo il ‘Lozano time', il cambio di scarpe e una sequenza di errori di Serenona, la Errani è di nuovo in partita. Punto a punto, come sempre. Come se davanti non ci fosse la più grande tennista contemporanea: 4-3 con il servizio a disposizione e la possibilità di agguantare il pari.

Ma nel momento decisivo della partita, Sarita si ferma. Un problema muscolare alla coscia sinistra manda in frantumi i suoi sogni. Si infila nel tunnel per le cure mediche e quando riappare in campo con una vistosa fasciatura fatica a muoversi. Perde il set. Stravolge il suo gioco, ora deve affrettare lo scambio. La Williams fa 14 punti consecutivi e chiude 6-0. «Mi dispiace, sono rimasta in campo solo per rispettare questo fantastico pubblico», piange la Errani ma non perde il suo spirito battagliero: «Tornerò l'anno prossimo e cercherò di fare meglio».

Anche Rafa Nadal è costretto a rimandare l'appuntamento con la storia. A negargli la sua ottava vittoria al Foro è il solito, infinito, Djokovic che batte (per la seconda volta a Roma in finale) il numero uno (4-6; 6-3; 6-3), centra il terzo successo agli Internazionali e disegna un cuore sulla terra battuta del Centrale con una dedica speciale alla Serbia martoriata dall'alluvione: «Il mio Paese sta soffrendo tanto in questo momento, il mio cuore è con loro»

Nole ha finito da campione ma aveva iniziato con qualche incertezza di troppo. Cinque errori consecutivi all'inizio del primo set avevano spianato la strada a Nadal che con un parziale di dieci punti a tre era riuscito ad issarsi sul 4-1.

Tra i due giganti la lotta è serrata, impossibile per uno sorprendere l'altro: in questi casi, chi sbaglia meno, vince. E nel primo set a sbagliare di più è Djokovic che dà l'impressione di aver lasciato la precisione al tavolo del Subbuteo, l'altra sua grande passione insieme allo sci. Nell'ottavo game Nadal recupera da 0-40 e piazza cinque punti consecutivi che lo portano sul 5-3.

Chissà se Boris Becker, oggi allenatore di Nole, nascosto in tribuna dietro discutibili occhialoni da giocatore di poker, ha ripensato alla sua sconfitta nella finale di 20 anni fa contro Sampras nel momento in cui il mancino delle Baleari porta a casa il primo set. Ma non è finita. Djokovic decide, finalmente, di entrare in partita. Strappa il servizio a Nadal con un passante che elettrizza il pubblico del Foro e non concede neanche un punto al rivale nei suoi turni di servizio. È il segnale della riscossa.

Nadal prova a tornare sotto (3-2) ma nel sesto game stecca col rovescio e con un doppio-fallo consegna, di fatto, a Djoker il set mentre Max Giusti se la ride di gusto in tribuna. Partita riaperta, si va al terzo. È l'epilogo migliore per i dominatori delle ultime dieci edizioni degli Internazionali. Quando il lungo-linea del serbo bacia la riga risulta chiaro a tutti che i problemi all'avambraccio patiti dal Djoker a Montecarlo sono un lontano ricordo. Rafa perde subito il servizio, Nole lo tiene senza concedere punti all'avversario. Il terzo game non finisce più. Nadal salva due palle break e si aggrappa alla partita con tutte le sue forze: tre pari. Tecnica, agonismo, nervi, muscoli, strategia. C'è tutto in questo istante perfetto in cui la sfida tra i titani del tennis accende il pomeriggio romano.

Dopo 2 ore di partita Rafa e Nole sono ancora lì a menare bordate sulle righe, a rincorrere palline impossibili, a battersi il pugno sul cuore, come fa Djokovic in fondo ad uno scambio che gli consente di strappare il servizio a Nadal. È l'allungo decisivo. Il serbo prende il sopravvento, alla fine saranno 46 i suoi colpi vincenti, e si conferma la bestia nera di Rafa sulla terra almeno in finale (lo spagnolo ne ha perse solo 7 e 4 volte per mano di Nole).

Nadal, che aveva iniziato maluccio il torneo, incassa la sconfitta con stile e riparte da Roma con qualche certezza in più: «Sono felice di aver ritrovato il mio gioco: una cosa positiva in vista di Parigi». Djokovic è al settimo cielo: «E' stata una partita molto dura, una sfida incredibile ma se gioco così, ho tante possibilità di tornare numero 1». Djoko, partita, incontro.

 

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