prandelli vergogna

BAVE, CESARE! - AL “CORRIERE” ORA SI SFOGANO GLI ANTI-PRANDELLI: DOPO I PEANA BY CAZZULLO, ARRIVANO LE BASTONATE DI ALDO GRASSO: “SE N’È ANDATO SENZA NEANCHE LA CORTESIA DI SPIEGARE. NEMMENO IL TEMPO DI ELABORARE IL LUTTO”

1 - EPPURE ERA CESARE, ORA MANCO PRANDELLI

Emiliano Liuzzi per "il Fatto quotidiano"

Aldo Grasso Aldo Grasso

 

Quando è in forma, per contenere la penna di Aldo Grasso non bastano tutti i catenacci del mondo. Nemmeno un Claudio Gentile in forma Mundial. Questa volta il critico tv del Corriere della sera se la prende col signor Cesare Prandelli, l’uomo che prima di salire sull’aereo di ritorno dal Brasile godeva di una stampa talmente sorridente che nemmeno Matteo Renzi.

 

Grasso, tra i pochi, si era astenuto nel disegnare quel Ct con capacità di salvare la Patria. Domenica ha finalmente dato libero sfogo a quello che pensa oggi e, probabilmente, pensava prima. “La nave stava ancora affondando”, scrive Grasso, “e il primo a scendere è stato il comandante. Cesare Prandelli ricorda qualcuno. L’ex ct della Nazionale se n’è andato, insalutato ospite, con un contratto plurimilionario con il Galatasaray. Nemmeno il tempo di elaborare il lutto”.

 

Ragionamento ineccepibile. Prandelli ce l’avrà messa anche tutta, ma è carente di buon gusto. Non avranno gradito quelli che nel giornale di Grasso hanno sempre esaltato Prandelli, a partire da altri Aldo – Cazzullo, per citarne uno – il primo a riporre nel Ct fiducia e rispetto in genere elargiti a un inquilino del Quirinale. O di palazzo Chigi, appunto.

 

2 - LA FUGA VERSO IL BOSFORO DELL’EX SALVATORE DELLA PATRIA

Aldo Grasso per il “Corriere della Sera

 

ALDO CAZZULLO FOTO ANDREA ARRIGA ALDO CAZZULLO FOTO ANDREA ARRIGA

La nave stava ancora affondando e il primo a scendere è stato il comandante. Cesare Prandelli ricorda qualcuno. La delusione più grande della deludente spedizione degli azzurri ai Mondiali brasiliani ha un nome e un cognome. L’ex ct della Nazionale se n’è andato, insalutato ospite, con un contratto plurimilionario con il Galatasaray.

 

Nemmeno il tempo di «elaborare il lutto», nemmeno la cortesia di spiegare perché le cose sono andate storte (la preparazione? la scelta degli azzurri? la formazione? la tattica?) che già Prandelli è in Turchia. Prenderà il posto di Roberto Mancini, casa a Istanbul con veduta sul Bosforo, tanti soldi, poche tasse. E chi s’è visto s’è visto.

 

A noi le rogne, le presunte colpe di Mario Balotelli, la figuraccia indegna, le liti nello spogliatoio, l’inutile convocazione di Antonio Cassano, i clan, le divisioni e tutto il resto.

D’un tratto, l’immagine dell’uomo che per mesi ci era stato descritto come una sorta di salvatore della patria, di interprete ideale dei sogni renziani, di baluardo contro il razzismo (con il premier aveva mangiato una banana per sfruttare l’onda mediatica del gesto di Dani Alves), crolla miseramente.

 

Eppure il processo di beatificazione era stato imponente: Prandelli buono, gentile, persino pretesco. Prandelli da copertina, sempre accompagnato dalla bella fidanzata Novella Benini. Prandelli dialogante con i calciatori (così pareva). Prandelli sempre a disposizione dei giornalisti (specie di quelli portati all’agiografia), Prandelli tutore in Nazionale del codice etico (con interpretazioni molto disinvolte, secondo le opportunità).

prandelli beniniprandelli benini

 

Quello che va riconosciuto a Prandelli è di essere riuscito a personificare, nel contempo, sia l’astuzia di Odisseo che l’autostima di Telemaco, di aver messo in piedi una straordinaria operazione di marketing, di aver usato l’etica come carro di Tespi. Da allenatore, Prandelli non ha vinto nulla, il suo palmares è vuoto, come quello di tanti altri allenatori. Eppure sui media si strillava al «santo subito». Così, per non farsi sotterrare da una montagna di critiche (l’apologeta tradito non perdona), si è inventato la fuga alla turca, forse preparata in anticipo.  Prandelli d’Italia, l’Italia s’è desta?

 

3 - IL SALUTO DI PRANDELLI: “NON SCAPPO”

Benedetto Ferrara per “la Repubblica

 

prandelli no smokingprandelli no smoking

Atterra sulla pista dell’Ataturk su un jet privato e appena mette la testa fuori dall’aeroporto trova una barriera di giornalisti esaltati e un muro di fotografi adrenalinici. Prima di partire da Pisa, invece, aveva incrociato solo un microfono della Rai: «Non scappo via, la mia casa è qui. Mando un abbraccio a tutti, domani parlerò». In volo Cesare Prandelli ha anche avuto il tempo di scrivere una letterina alla Figc.

 

«È stato un onore lavorare con voi e ne sarò sempre orgoglioso». E quindi: «Mi auguro che la nostra esperienza sia un punto di partenza affinché il nostro calcio abbia quella dignità e quel rispetto che merita». Un gesto un po’ ritardato. Ma che ci stava tutto. Da Natal a qui molto (troppo) silenzio, mentre la sagoma cartonata di Prandelli andava avanti e indietro per la gioia dei patiti del tiro a segno da day after.

 

prandelli con la chitarraprandelli con la chitarra

Come se il buonista di campagna si fosse strappato la maschera per riapparire altrove col ghigno del vampiro avido e senza scrupoli. Lui, il tecnico che aveva salutato tutti dopo una eliminazione imbarazzante e poche settimane dopo aver firmato un rinnovo in nome di un calcio diverso e migliore.

 

Che però adesso pare essere stato delocalizzato in Turchia. Al Galatasaray, dove alla voce codice etico ci sono scritte solo due parole: ventesimo scudetto. Quello è l’obiettivo dichiarato alla società, per fare un passo nella storia e uno sgambetto al Fenerbahçe, rivale di sempre fermo anche lui a quota diciannove. E così oggi l’ex ct azzurro tornerà a parlare. E lo farà in due set: il primo con gli entusiasti turchi.

 

balo sul balconebalo sul balcone

Il secondo con gli italiani, in versione retrospettiva, una specie di ballata per cuori traditi. E allora ci saranno tante risposte. Anche per chi ha ipotizzato un contratto mega maxi milionario con villa di quattrocento stanze e poltrone di pelle umana sulla terrazza con vista Bosforo e servitù scritturata dal set di Via col vento. Beh, la villa ci sarà, e pure la vista sul Bosforo. Ma intanto pare che, alla fine, l’ex ct guadagnerà poco più di quello che prendeva dalla Federazione.

 

Circa 2 milioni netti all’anno per un contratto biennale. In più i premi, ovvio. E un altro milione per il suo staff. Ieri sera Prandelli ha visitato il centro sportivo dove si allenerà la sua nuova squadra. Quindi ha cenato col presidente Unal Aysal. Oggi molte parole, poi in campo. Non c’è tempo da perdere. Tra poco più di un mese c’è la finale di Supercoppa col Fenerbahçe. E qui il codice etico prevede solo un verbo: vincere.

antonio cassano in panchinaantonio cassano in panchina

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